I borghi abbandonati più affascinanti d’Italia per una gita fuori porta dall’atmosfera spettrale
Le temperature iniziano ad abbassarsi e l'autunno entra nel vivo. Non per forza il freddo deve costringerci in casa, infatti questo è il periodo perfetto per concedersi una gita fuori porta nei tanti piccoli borghi italiani, che in questa stagione assumono un volto unico. La fine di ottobre, però, è molto attesa anche da coloro che sono affascinati dall'atmosfera spettrale di Halloween. Se siete tra questi, perché dunque non unire le due cose? L'Italia è ricca di vecchi paesini abbandonati che è possibile visitare. Leggende risalenti al medioevo e fenomeni naturali hanno reso questi luoghi delle vere e proprie città fantasma, ma la loro bellezza e il valore storico delle loro architetture non se ne sono andati, anzi, hanno acquisito ancora più fascino.
Reneuzzi, il borgo fantasma del Piemonte
Reneuzzi è un piccolo paese arroccato sulle colline piemontesi che al suo massimo ha avuto circa 40 case e poco più di 200 abitanti. Anche quando era popolato, è sempre stato un borgo abbastanza isolato e con scarsi collegamenti con le città più grandi. Questo fattore fece sì che, con l'arrivo del boom economico nel secondo dopoguerra, molte famiglie si trasferirono a valle o nei centri abitati. Oggi è conosciuto come il paese fantasma del Piemonte. Questo nome si deve anche a un'oscura leggenda, secondo la quale, lungo il sentiero che porta al borgo, si aggira il fantasma di una ragazza che era stata uccisa dal suo fidanzato che non accettava la sua volontà di lasciare il paese.

Oggi il borgo attira molti appassionati di luoghi abbandonati. È raggiungibile solo a piedi tramite antiche mulattiere. Molti appassionati di luoghi abbandonati si recano a Reneuzi principalmente per ammirare come la natura si è ormai fusa a quello che rimane delle vecchie case. Oltre ai muri abbracciati dal bosco, si possono visitare anche il piccolo cimitero del paese e l'Oratorio di San Bernardo.
Il medioevo arriva fino a noi a San Severino di Centola
Le origini del borgo di San Severino risalgono tra il X e l'XI secolo. Dall'alto delle rocce, il paese medievale prendeva il nome dai Sanseverino dominava, illustre famiglia del principato di Salerno. La valle del Mingardo, nel Cilento, con la sua torre, edificata in un punto che permettesse di controllare l'accesso alla Gola del Diavolo, una forra naturale scavata dal fiume Mingardo. Sebbene le leggende locali narrino che il paese vecchio si sia svuotato misteriosamente nell'arco di una notte, il processo è stato molto più graduale. L'abbandono è avvenuto in maniera progressiva tra il XIX e il XX secolo, quando gli abitanti del borgo iniziarono a spostarsi più a valle, dove sorgono la parte più nuova del paese e l’attuale stazione ferroviaria di Centola.

Tra le architetture dell'antico borgo che oggi si possono visitare c'è proprio la pianta quadrata su cui sorgeva la torre longobarda, che conserva alcune volte a botte. C'è poi anche il Palazzo Padronale, costruito attorno al 1.400. Si tratta dell'edificio più grande di San Severino, in quanto attraversa tutta la parte antica del paese. È costituito da tre pini non comunicanti tra loro e, nel corso dei secoli, ha subito diversi ampliamenti, inglobando anche costruzioni adiacenti.
Campomaggiore Vecchio, l'utopia sfumata in pochi istanti
In provincia di Potenza, si trova ciò che resta del vecchio centro abitato di Campomaggiore. A differenza della vicina città abbandonata di Craco, che ha origini medievali, il paese fu costruito in una zona più pianeggiante nei primi anni del settecento. Doveva essere la concretizzazione del progetto di una città ideale, che nel 1741 iniziò a ospitare i suoi primi abitanti. La natura, però, aveva altri piani: poco più di un secolo dopo, nel 1885, una frana rase al suolo gran parte del borgo, che rimase per sempre una città fantasma.

Alcuni elementi della vecchia cittadina hanno resistito alla catastrofe e anche allo scorrere del tempo. Tra questi c'è l'imponente Palazzo Baronale, di fronte al quale si erge indisturbato il campanile di quella che un tempo era la Chiesa della Madonna del Carmelo. Oltre a questi, si possono anche ammirare i ruderi di Piazza dei devoti, che era stata dedicata alle prime famiglie che si erano insediate a Campomaggiore, ponendo fiducia nel sogno della città ideale.
Roghudi Vecchio e le sue leggende
Nella Vallata dell'Amendolea, alle pendici dell'Aspromonte, sorge quello che era il paese di Roghudi. Una storia che durava addirittura dall'anno 1050, e che si è conclusa bruscamente tra il 1971 e il 1973, quando il borgo fu colpito da violente alluvioni e fu dichiarato inagibile. I suoi abitanti vennero trasferiti nei paesi limitrofi, trasformando Roghudi in un grande monumento storico rimasto cristallizzato nel tempo. Arroccate sulla collina rimangono le vecchie case, che conservano anche il fascino dell'architettura popolare medievale.

Attorno a un paese abbandonato è inevitabile che si generino leggende metropolitane. La più nota tra gli abitanti della zona è quella della Naràda. Si tratterebbe di una donna spettrale dai piedi di mula, responsabile di stregare uomini e bambini, convincendoli a seguirla e facendoli sparire per sempre.