Perché Dargen d’Amico per il debutto a Sanremo aveva il parquet stampato sul vestito

In una serata che ha visto assoluta protagonista la musica, non si può non parlare anche di look: Sanremo è immagine, è abiti, è visione estetica. Gli outfit sono parte integrante del progetto, l'artista quando sale sul palco porta un progetto frutto del lavoro combinato con designer, stilisti e stylist che cercano di dare un senso anche visivo all'esibizione, che non è solo una performance canora nel contesto di una gara. C'è chi resta fedele a uno stile più classico, chi osa di più. In una prima serata dominata dal nero, Dargen d'Amico si è distinto per originalità. E non poteva essere altrimenti, visti i precedenti sanremesi. Già ci aveva abituati ad outfit in colori sgargianti, nel 2022 e dai significati simbolici nel 2024. Come ale due passate edizioni, anche stavolta non ha rinunciato agli occhiali, il suo personalissimo must have da cui non si separa mai.
Il significato del look di Dargen d'Amico
Dargen d'Amico vince sicuramente il titolo di cantante più sopra le righe di questa edizione di Sanremo. Nelle prossime serate ne vedremo di certo ancora delle belle. Per il debutto, martedì 24 febbraio, il cantante ha fatto il giro del web col suo look, che è diventato virale ispirando molti meme. Tanti hanno bonariamente preso in giro l'artista per quel look davvero particolare, caratterizzato da una stampa insolita: era una vera e propria stampa parquet! Ma non un parquet qualunque: la trama riproduce il motivo del pavimento della casa del designer che ha creato l'abito.

Il look è firmato Mordecai, con occhiali da sole Swarovski e scarpe Vibram custom made. Dietro c'è la stylist Rebecca Baglini, la stessa che cura l’intera direzione creativa anche di Malika Ayane e Arisa. Per Dargen d'Amico ha unito la sua visione a quella di Ludovico Bruno, il Direttore creativo del brand. Insieme hanno dato vita a un progetto che serata dopo serata porterà sul palco diversi linguaggi, ma fusi insieme: è una narrazione coerente che culminerà sabato e che attraversa moda, cinema, arte contemporanea e pensiero critico. Ogni elemento stilistico singolo, per essere compreso va inserito in un più ampio quadro generale, in un racconto organico. L'abito si fonde con la canzone e con la scenografia, trasformando il palco in uno spazio di riflessione visiva e culturale.

Per la prima serata, nello specifico, fondamentale è stato il contributo di Massimo Cantini Parrini, noto costumista italiano vincitore di sei David di Donatello e quattro Nastri d'argento. Suoi sono anche i costumi del film "Pinocchio" di Matteo Garrone. Parrini ha dato la possibilità di lavorare sul costume originario del suo Pinocchio, dando un tocco fiabesco e cinematografico al look di scena del cantante. Si è unito al team Milovan Farronato, per dare al percorso una lettura curatoriale capace di tenere insieme tutti i linguaggi differenti dandogli senso.

Il senso del vestito-parquet, per esempio, è un collegamento tra Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi e l'Intelligenza Artificiale: è un ponte tra passato e presente, tra storia e futuro. Il progetto, intitolato "C’era una volta Sanremo", rilegge la favola come metafora della società contemporanea, affrontando anche temi molto attuali come sfruttamento, potere, coscienza, identità, omologazione. Nella favola accade l'opposto di ciò che vediamo oggi: se oggi ci sforziamo di diventare dei robot performanti, Pinocchio è il simbolo dell'amore che trasforma un oggetto inanimato e privo di vita in essere umano. Nelle prossime serate il discorso andrà avanti come una metamorfosi progressiva ispirata alla struttura archetipica di Pinocchio, ma riletta in chiave contemporanea per riflettere su chi siamo e chi diventeremo.