Pattinaggio di figura, il significato degli abiti di Ilia Malinin

È caduto due volte, ha chiuso all’ottavo posto e poi, davanti ai microfoni, non è riuscito a trattenere le lacrime. La serata di ieri 13 febbraio per Ilia Malinin è stata la più difficile della sua giovane carriera olimpica. La pressione, lo stress, l’attesa di una medaglia che tutti davano per scontata si sono trasformati in un peso ingestibile. Eppure, nonostante l’errore e la delusione, il giovane re del pattinaggio, il Quad God, resta il protagonista indiscusso della scena del pattinaggio di figura, capace di ridefinire i limiti tecnici della disciplina con il suo quadruplo Axel. Con lui, sotto i riflettori, anche gli abiti che lo accompagnano in gara, creazioni scenografiche firmate dalla giapponese Ito Satomi. Si tratta di costumi ricamati e luminosi, impreziositi da strass dorati che evocano simbolicamente quella medaglia tanto ambita e, questa volta, sfuggita.

Il significato degli abiti di Ilia Malinin
Chi guarda Malinin pattinare sa che nulla, nel suo look, è lasciato al caso. I suoi costumi non sono semplici divise da gara, ma veri e propri strumenti narrativi. Linee affusolate, tessuti tecnici leggeri (mai oltre gli 80o grammi) che aderiscono al corpo senza limitarne il carattere esplosivo, giochi di trasparenze e ricami che seguono i movimenti come prolungamenti coreografici. Il colore oro ritorna spesso sotto forma di strass e dettagli luminosi che si accendono sotto le luci dell’arena, trasformando ogni salto in un vera esplosione visiva, capace di catturare lo sguardo degli spettatori.

Gli strass dorati non sono solo decorazione, ma richiamo esplicito all’obiettivo più alto, quella medaglia olimpica che rappresenta il punto di arrivo di anni di lavoro. I suoi abiti rimandano anche al soprannome Quad God, il Dio dei quadrupli, nato dalla sua capacità di eseguire salti quadrupli che per anni sono stati considerati impossibili. In particolare, il riferimento è al quadruplo Axel, il salto più complesso del pattinaggio artistico, che Malinin è riuscito a portare in gara con una naturalezza impeccabile. Le linee verticali e i motivi lineari che attraversano il busto nei costumi di Malinin sembrano evocare proprio l’idea dell’ascesa e della rotazione del difficile movimento; inoltre, nell’abito che indossava ieri sera, 13 febbraio, le sfumature scure sembrano muoversi verso dei "lampi" dorati come a suggerire un’energia che si concentra e poi esplode in aria.

Anche i contrasti cromatici, spesso giocati tra nero, blu e oro intenso, o, come nella serata del 10 febbraio con marrone, verde e beige, contribuiscono a costruire un’estetica quasi divina, coerente con quell’immagine di atleta fuori dalla norma, il Quad God appunto. L’effetto complessivo degli abiti di Ilia Malinin è quello di un’armatura scintillante, moderna, regale, in linea con l’immagine di atleta dominante che Malinin ha costruito negli ultimi anni grazie ai suoi salti quadrupli e alla sua precisione tecnica. L’abito diventa parte del racconto, amplifica l'ascesa verso l'oro ed è una narrazione estetica che accompagna quella sportiva.

Chi è Ito Satomi, la designer degli abiti di Ilia Malinin (e non solo)
Dietro questi costumi scenografici c’è la mano di Ito Satomi, una delle designer più influenti nel mondo del pattinaggio di figura. Giapponese, con formazione nel design e un percorso costruito tra atelier e ghiaccio, Satomi ha trasformato l’abito da gara in un elemento centrale della performance.

Satomi è conosciuta per la cura maniacale dei dettagli, basti pensate che a volte impiega anche tre mesi per creare un abito perfetto, oltre che per l’uso sofisticato delle pietre e la capacità di tradurre la musica e la personalità dell’atleta in tessuto. Oltre che per Malinin, Ito Satomi crea gli abiti anche per i connazionali Yuma Kagiyama e Shun Sato, arrivati rispettivamente secondo e terzo alla competizione, dietro al kazako Mikhail Shaidorov.

Nel corso della sua carriera ha vestito alcuni dei più grandi campioni del pattinaggio contemporaneo e non solo, anche per Aiko Sugihara e Sumire Kita, ginnaste artistiche e ritmiche alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Satomi ha contribuito a definire un’estetica che unisce eleganza orientale, teatralità e tecnica sartoriale. Ogni costume nasce da un dialogo con l’atleta, si studiano il programma, il ritmo, i punti chiave della coreografia, ma anche il carattere e l’immagine pubblica. Con Malinin il lavoro è stato quello di costruire un’identità visiva potente, giovane e ambiziosa, capace di sostenere la sua aura da campione. La scelta dell’oro, la disposizione strategica degli strass, le sfumature cromatiche che si accendono nei momenti cruciali del programma non sono casuali, ma parte di una visione precisa, che vede l’abito come estensione del gesto tecnico, oltre che parte integrante della competizione. Anche in una serata segnata da errori e lacrime, questa visione resta intatta; nel pattinaggio di figura l’estetica non è un dettaglio, ma linguaggio, e Malinin, con i suoi costumi scintillanti, continua a parlarlo da protagonista.