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Sfilate Autunno/Inverno 2026-2027

Gli slogan sulle T-shirt resistono in passerella: funzionano perché dicono qualcosa di noi

Le magliette con le scritte funzionano: danno voce a pensieri come un personale manifesto. Fammi vedere cosa indossi e ti dirò cosa pensi.
A cura di Giusy Dente
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Moschino Autunno/Inverno 2026–27
Moschino Autunno/Inverno 2026–27
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Una T-shirt come una tela bianca: diventa uno spazio libero dove è possibile disegnare qualunque cosa, ma anche scrivere. E non c'è bisogno di chissà quale poema, della citazione di un grande scrittore di successo o della battuta di un film cult: funziona tutto ciò che può risultare condivisibile, ciò in cui è facile riconoscersi. Ed è per questo che le T-shirt con gli slogan o con le frasi motivazionali resistono anche in passerella. Le Maison continuano a inserirle nelle loro collezioni, difatti sono una costante alle Settimane della Moda, carissime soprattutto ad alcuni brand e alcuni stilisti in particolare.

Permettono a chi è dall'altra parte, possibile acquirente, di osservare e dire: "Sì in quell'espressione mi ci ritrovo" oppure "Sì è quello che direi anche io" o ancora "È esattamente ciò che penso". Ecco perché poi sfoggiarle diventa significativo: è un modo per esprimersi senza parlare, dando voce a un capo di abbigliamento, che si fa messaggero di un significato più ampio. Chi legge sa già chi ha di fronte, lo capisce immediatamente al primo sguardo. Il successo delle T-shirt con le scritte sta proprio in questo gioco a specchio, di riconoscibilità, di connessione immediata.

Moschino Autunno/Inverno 2026–27
Moschino Autunno/Inverno 2026–27

Ciò che fa presa è la frase virale, oppure quella che affronta una questione legata all'attualità, tutto ciò che può creare un dibattito, una discussione insomma. Perché è un attimo che dal "Bella la tua maglietta" nasca una conversazione sulla politica internazionale o una riflessione sulla società odierna. Uno degli esempi più calzanti, in tal senso, è la T-shirt che ha sfilato sulla passerella Autunno/Inverno 2026-27 di Moschino, l'ottava collezione di Adrian Appiolaza per il marchio. C'è scritto: "Il problema con le menti chiuse è che hanno sempre la bocca aperta". Insomma, come dire: gli stupidi parlano decisamente troppo e danno sfogo ai loro pensieri anche quando sarebbe meglio tacere. È un'immagine piuttosto pertinente e corrispondente al mondo d'oggi, dove chiunque si sente in diritto di esprimersi senza avere alcun riguardo per il prossimo, senza che il suo sfogo abbia un senso, una valenza costruttiva, uno spirito critico.

Fendi Autunno/Inverno 2026–27
Fendi Autunno/Inverno 2026–27

Ma anche qualcosa di più sintetico e minimal può rivelarsi decisamente funzionale e d'effetto. Non ha bisogno di troppe spiegazioni il "Basta" che spicca sul capo che ha sfilato sulla passerella Autunno/Inverno 2026-27 di Moschino. E lo stesso vale per il "No" scritto a caratteri cubitali che ha proposto Maria Grazia Chiuri per Fendi. La stilista è una delle più affezionate agli slogan e nel tempo li ha sfruttati soprattutto per affrontare una questione a lei particolarmente cara: il femminismo. Come dimenticare lo slogan "We Should All Be Feminists" del 2016, oppure "Why Have There Been No Great Women Artists?" del 2018. Facendo un altro salto indietro nel tempo e cambiando Casa di Moda, una delle T-shirt più celebri resta quella "Protect the dolls" diventata virale quando l'hanno indossata alcune celebrity, tra cui Pedro Pascal. È una maglietta firmata da Conner Ives, lanciata a sostegno delle persone transgender.

modella passerella
Stella McCartney Autunno/Inverno 2026–27

Tornando invece all'Autunno/Inverno 2026-27, quindi alle collezioni appena viste alle Fashion Week, si può fare l'esempio di Stella McCartney, figlia dell'ex membro dei Beatles Paul McCartney e della sua prima moglie Linda. La stilista a Parigi ha portato una collezione ovviamente incentrata sulla sostenibilità ambientale, la politica che segue da sempre. Suo padre era in prima fila a godersi lo show, con tanto di dedica personale. Il capo più iconico della linea è proprio una canotta con la scritta "My dad is a rockstar". E non c'è bisogno di aver fatto parte dei Beatles: in fondo, ogni bambino ritiene il genitore un supereroe o un divo o una rockstar.

Kaburia Autunno/Inverno 2026–27
Kaburia Autunno/Inverno 2026–27

Keburia ha decorato una maglietta con il nome di una delle figure più chiacchierate del momento: Lauren Sánchez Bezos. Il suo nome spicca su una canotta di velluto a coste marrone con tanto di enorme punto interrogativo rosso. E qui, spazio alle libere interpretazioni, ma probabilmente era un gioco ironico e sottilmente polemico in riferimento alla presenza di celebrità e miliardari perennemente in prima fila alle Fashion Week. Ovviamente, mettere il nome di una persona famosa su un capo d'abbigliamento attira decisamente l'attenzione. Può essere un omaggio, una presa in giro: chi più ne ha più ne metta. Central Saint Martins ha piazzato il nome di Paul Pescal su un T-shirt dress, forse come riferimento pop a una figura giovane e di successo della cultura contemporanea

Jeanne Friot Autunno/Inverno 2026–27
Jeanne Friot Autunno/Inverno 2026–27

Non hanno bisogno di troppe parole le T-shirt della designer francese Jeanne Friot. Le sue magliette, nella sfilata di gennaio 2026, sono un vero e proprio manifesto politico, molto eloquente. Gli slogan recitavano: "Revolution" o "It’s Never Too Late to Fight Fascism". Esempi come questi dimostrano quanto la moda possa allinearsi alla contemporaneità in chiave ben più profonda della pura estetica, al di là del concetto del "bello" tradizionale. Può essere riflessione ed espressione di qualcosa di potente, un vero e proprio strumento conoscitivo e di comunicazione. Fammi vedere cosa indossi e ti dirò cosa pensi.

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