Due modelle coi vestiti attaccati sfilano in passerella mano nella mano: il significato

È terminata la Paris Haute Couture Week dedicata alle collezioni Primavera/Estate 2026. Sul fronte italiano Valentino ha portato in passerella la prima sfilata dopo la morte dello stilista, avvenuta solo pochi giorni fa. Silvana Armani, invece, ha fatto il suo debutto alla guida del Privé: ha presentato la prima collezione disegnata senza lo zio Giorgio, scomparso a settembre. Tra i grandi nomi in calendario anche Chanel, Dior, Schiaparelli. Uno dei momenti più belli è stato quello proposto da Gaurav Gupta, andato in scena il 27 gennaio.
Lo stilista indiano cresciuto a Nuova Delhi ha fondato il brand nel 2005 assieme al fratello Saurabh Gupta. Ha disegnato abiti per tantissime celebrità: Cardi B, Lizzo, Kylie Minogue, Beyoncé, Priyanka Chopra, Shakira, Jenna Ortega e molti altri hanno indossato le creazioni del marchio, tra palcoscenico e red carpet. L'ultima collezione, la Primavera/Estate 2026 presentata alla Paris Haute Couture Week, ruota attorno al concetto di Divine Androgyne. La linea si chiama "The Theory of Everything" e si rifà direttamente alla filosofia spirituale indiana dell'Advait, tutta basata sulla dicotomia, l'indivisibilità, l'equilibrio tra i contrasti.

Secondo questa antica credenza in ogni essere coesistono umano e divino, maschile e femminile. Infatti Shiva e Shakti rappresentano proprio l'equilibrio degli opposti e la loro unione è fondamentale affinché il cosmo sia in ordine e funzioni. L'uno non può esistere senza l'altra, perché servono entrambi a completare l'universo. La divinità androgina che incarna questo principio di equilibrio cosmico è Ardhanarishvara, che è infatti metà uomo e metà donna.
La moda di Gaurav Gupta è andata oltre i 50 artigiani chiamati a realizzare i capi della collezione: sono servite 900 ore di lavoro per eseguire tutti i complicati richiami mostrati in passerella. Lo stilista ha fatto di più: ha reso la sfilata un rituale, lo ha trasformato in un momento spirituale di riflessione. Dietro ogni volume architettonico, ogni silhouette, ogni dettaglio metallico c'era una simbologia ben precisa: quella della dualità. Secondo l'Advait, infatti, c'è unità assoluta tra l'Atman (anima individuale) e il Brahman (realtà suprema).
Lo stilista ha raccontato l'evoluzione della vita e dell'esperienza umana attraverso i suoi look. Uno dei momenti più significativi è stato quello della "twin silhouette". Due modelle hanno attraversato la passerella mano nella mano, mentre i loro corpi erano attaccati, letteralmente intrecciati dalle fibre del tessuto dei rispettivi abiti, uno bianco e uno rosso. Questa potente immagine di unificazione dissolve il concetto di categoria, va oltre la separazione, oltre le opposizioni e i contrasti: ogni filo intrecciato è una connessione di energie. È una scelta simbolica che parla di coesione, comunione e unità, innanzitutto intima e spirituale ancor prima che fisica. È solo da questo equilibrio che può nascere la pace.