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Che cos’è la regola del 3-6-9 per capire se la relazione ha un futuro

È un sentimento effimero e destinato a spegnersi o è vero amore pronto a sfidare il tempo? La risposta è nella regola dei 3-6-9 mesi.
A cura di Giusy Dente
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Perché affidarsi al "M'ama non m'ama" della margherita, se si può fare affidamento sui numeri? Esiste infatti una sorta di formula matematica, virale sui social, a cui dare l'ingrato compito di prevedere l'andamento di una relazione. È un sentimento effimero e destinato a spegnersi o è vero amore pronto a sfidare il tempo? La risposta è nella regola del 3-6-9.

Questi numeri fanno riferimento ai mesi di frequentazione e andrebbero a scandire tre differenti fasi della conoscenza tra due persone. Sono fasi diverse che ogni coppia si trova ad affrontare: il modo in cui si supera la precedente e si entra nella successiva è determinante per capire cosa sta succedendo, in che direzione ci si sta muovendo. A volte si è troppo presi dalla fretta per fermarsi a riflettere: l'amore non va d'accordo con la logica e la razionalità, eppure secondo questa formula ci sarebbero degli step obbligati da percorrere, per assicurarsi il successo di una storia d'amore sana.

Analizzare questi step potrebbe essere d'aiuto nel capire se la frequentazione in corso ha qualche possibilità di tramutarsi in qualcosa di più stabile e durevole. Ovviamente i più romantici, quelli si fanno trasportare dalle emozioni, saranno i più restii ad applicare questa regola e come loro anche chi tende a ingranare subito la quarta per arrivare all'altare. La regola 3-6-9 richiede un po' di logica, richiede di osservare bene la realtà e soprattutto i fatti, più che le belle parole. I fatti sarebbero, appunto, le tre fasi scandite da quei tre numeri.

I primi tre mesi di una relazione sono una sorta di luna di miele: tutto è perfetto, ci si fa trasportare dalla passione, si tende a non vedere i difetti dell'altro. È un momenti di incoscienza, di bellissima inconsapevolezza. Ma, per andare avanti in modo costruttivo e sano, deve necessariamente fare seguito la fase del ritorno coi piedi per terra in cui si inizia a vedere l'altro per ciò che è, pregi sì ma anche mancanze e carenze. Si aprono gli occhi, viene meno un po' di emotività a favore della razionalità. Infine c'è la definitiva prova del nove, il bilancio conclusivo in cui l'ago della bilancia deve necessariamente pendere da una parte, dal sì o dal no. Purtroppo, fin troppe relazioni invece proseguono in un limbo di scarsa convinzione, in cui non si riesce a voltare le spalle e chiudere il libro, ma neppure si procede verso la concretizzazione di qualcosa di stabile.

Seguire l'andamento della relazione nel corso di questi tre passaggi chiave permette di comprenderla meglio: si va oltre l'attrazione fisica, si acquisisce una visione realistica del rapporto con l'altro e di chi è l'altro, si valuta la compatibilità nel lungo termine. Insomma, sono numeri che possono dare un'idea più precisa dell'evoluzione della relazione, se effettivamente questa evoluzione c'è e non è una storia stagnante e inconcludente, che non porterà a nulla. La chimica non può essere una base solida a lungo termine: è questo ciò che ci dice, in sintesi, la regola 3-6-9. Ci suggerisce l'importanza di una gradualità in cui devono farsi avanti sentimenti nuovi col passare dei mesi. È normale che venga meno l'idea più romantica, a vantaggio però di qualcosa di più solido e ben calato nella quotidianità, nella realtà di due vite che vogliono completarsi l'un l'altra.

L'amore è complesso: serve un impegno che tra il sesto e nono mese dovrebbe palesarsi in modo chiaro. Non bastano le promesse dei primi tre mesi, dettate dall'attrazione e dall'entusiasmo: quella è una spinta potente, ma effimera, che deve trovare conferma nelle fasi successive, quando si è realmente conosciuto l'altro. E la conoscenza include anche le differenze e i difetti che emergono nella fase intermedia, tra terzo e sesto mese, del tutto tralasciati all'inizio. Ma è lì che si inizia a capire se c'è qualche speranza di futuro. I mesi dal sesto al nono sono decisivi, perché si va oltre l'idealizzazione dell'altro e il mito della perfezione. A quel punto bisogna solo capire se si è pronti ad accettare la verità e la persona che si ha davanti.

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