La storia dell’affresco di Palazzo Barberini: è il più grande di Roma dopo la Cappella Sistina

Dopo aver sfilato per anni a Parigi durante le Fashion Week, la Maison Valentino è tornata a Roma, la sua città natale. A organizzare questo gran ritorno è stato il direttore creativo Alessandro Michele, che ha presentato la sua collezione Autunno/Inverno 2026-27 in una location d'eccezione: Palazzo Barberini. Considerato uno dei simboli della capitale, l'edificio è stato definito "luogo di una tensione irrisolta irrisolta tra un principio apollineo scandito da misura, chiarezza e gerarchia, e un impulso dionisiaco fatto di ebbrezza, slittamento e perdita dei confini". A farla da padrone al suo interno è soprattutto l'affresco sul soffitto del salone del piano nobile, il più grande della Capitale dopo la Cappella Sistina: ecco la sua storia e il suo significato.
L'affresco di Palazzo Barberini è grande 600 mq
Si chiama Il Trionfo della Divina Provvidenza ed è l'affresco realizzato da Pietro da Cortona tra il 1632 e il 1639 nella volta del salone del piano nobile di Palazzo Barberini. Nato su commissione del cardinale Maffeo Barberini (che divenne poi papa col nome di Urbano VIII), fu pensato per essere un'esaltazione della nota famiglia aristocratica che all'epoca regnava sul soglio pontificio.

Ad oggi viene definito il manifesto dello stile barocco in pittura e, al di là delle allegorie e dei temi classici-mitologici che raffigura, è famoso per la sua incredibile grandezza: con una superficie di circa 600 mq, è il secondo ciclo di affreschi più grande di Roma. L'unica opera a volta più grande di quella di Pietro da Cortona, infatti, è la cappella Sistina, all'interno dei Musei Vaticani. Nonostante l'affresco sia composto da più parti, viene percepito come un'unica massa di figure in continuo movimento.

Il significato simbolico de Il Trionfo della Divina Provvidenza
Grazie a Il Trionfo della Divina Provvidenza Pietro da Cortona riuscì a dare vita a un linguaggio figurativo innovativo, visto che, oltre a mescolare realtà e finzione, movimento e sfarzo, ha anche creato l'illusione ottica della volta proiettata verso il cielo. Per rendere omaggio all'alleanza tra la famiglia Barberni e il papato l'artista mescolò sacro e profano, ispirandosi al poema allegorico L'Elettione di Urbano Papa VIII composto da Francesco Bracciolini.

L'opera raffigura la Divina Provvidenza con uno scettro e un alone luminoso mentre ordina all'Immortalità (la musa Urania) di incoronare con delle stelle lo stemma dei Barberini (con tre api dorate). Intorno sono state raffigurate le virtù di Giustizia, Pietà, Potenza, Verità e Bellezza e le virtù teologali (Fede, Speranza e Carità), oltre che le scene del trionfo della religione, la caduta dei giganti e la caccia ai vizi. La chiesa e i Barberini sono stati trasformati in puri esecutori della volontà divina, diventando il simbolo di un mondo governato dall'amore e dalla saggezza di Dio.
