Keith Haring, Ballario spiega i simboli iconici: “Il bambino è energia, può diventare tutto ciò che vuole”
Al Palazzo Braschi, in piazza di S. Pantaleo 20, Roma, ha debuttato una mostra dedicata a Keith Haring, uno degli artisti più riconoscibili del ‘900 che, con i suoi omini, con i suoi cani e con i suoi cuori, ha nobilitato la street art, portandola dalla strada ai musei più famosi al mondo. Sebbene i suoi disegni sembrino “infantili”, in realtà sono carichi di significato: parlano di politica, di discriminazione, di violenza, di droga, di degrado, e ancora oggi, nonostante gli anni che passano, vengono considerati universali. Abbiamo chiesto al critico d’arte Nicolas Ballario quali sono i simboli nascosti nei dipinti iconici: ecco per quale motivo dopo quasi 50 anni possono essere definiti ancora rivoluzionari e visionari.
Keith Haring è famoso per i suoi omini, per i suoi cani e per gli altri simboli ricorrenti: come deve essere interpretata questa arte all’apparenza infantile?
Innanzitutto c'è un aspetto da sottolineare su Haring: l'aspetto fondamentale delle sue opere è la linea, una linea continua, molto spessa, che sembra contenere il colore. È molto bella perché sembra infinita, sembra non voler mai morire. Non descrive semplicemente un corpo, lo attraversa ed esce, trasformandosi in qualcos'altro. Un bambino può diventare un cane, un cuore, un raggio: è sempre la stessa linea che non conosce gerarchie. Con lo stesso gesto Haring disegna un uomo, la paura, l'amore, il sesso, la morte, tutto appartiene allo stesso flusso. È come se non volesse mai staccare la mano dal foglio, vuole che le figure siano sempre in contatto. Ci sono, poi, tantissimi segni che ricorrono: il più comune è il Radiant Baby, un bambino con i raggi luminosi, che è anche l'immagine con cui ha iniziato. Può essere un simbolo di innocenza, di purezza, ma allo stesso tempo anche di energia, di possibilità perché attraverso i raggi è come se questo bambino avesse un superpotere che gli permette di diventare di tutto. C'è poi il cane che sembra abbaiare: questa è una figura più ambigua perché può essere autorità, abuso di potere, aggressività, soprattutto quando si impone su altre persone e altre figure. Ci sono le figure che ballano, che rappresentano la forza della collettività, l'energia, la libertà, il senso di comunità che Haring voleva trasmettere. Sono tutti dei segni fantastici perché sono molto semplici ma molto riconoscibili.
Keith Haring ha affrontato temi forti come la discriminazione, l’aids, la guerra: la sua arte può essere considerata politica?
Sì, lo è assolutamente. Anche se lui non è mai stato un artista esplicitamente politico, parlava dei grandi temi del mondo. Lui era del '58, quindi si è occupato di politica negli anni '80 avanzati, nell'America di Ronald Reagan, quando c'era la guerra delle droghe, il razzismo, l'omofobia, l'apartheid e i problemi legati all'ambiente. Haring ha osservato la sua contemporaneità con grandissima critica, ad esempio ha parlato della piaga del crack negli Stati Uniti con grandi dipinti come Crackdown o Crack His Walk, che erano veri e propri avvertimenti contro il pericolo di quelle droghe. Lui attaccava sia "l'epidemia" di crack e di eroina che caratterizzava quegli anni, sia l'incapacità dell'istituzione e dell'amministrazione Reagan di affrontarla. Un'altra sua opera molto famosa è Free South Africa, dove c'è un enorme uomo nero che ha una corda legata al collo di una piccola figura bianca: la sproporzione è intenzionale per ribaltare i ruoli. L'uomo nero diventa gigante e l'uomo bianco viene schiacciato: sono immagini, secondo me, molto forti.
Qual è l’opera che più rappresenta gli ideali di Keith Haring?
Un'opera che rappresenta gli ideali di Keith Hering secondo me è un grande muro che si trova in Italia, nei pressi della stazione di Pisa, è una delle ultime opere pubbliche che ha fatto. Lui era arrivato a Pisa perché un giovanissimo ragazzo che si chiama Pier Giorgio Castellani , che all'epoca aveva vent'anni, lo aveva conosciuto a New York e lo aveva invitato a Pisa. Lui ci era andato davvero, a dimostrazione del fatto che era veramente istintivo. Qui ha creato il dipinto che si chiama Tutto mondo, è un affresco coloratissimo e potentissimo, all'interno ci sono tutte le sue tematiche. C'è, per esempio, un uomo che tiene un delfino sulle spalle, che potrebbe essere un invito all'umanità a farsi carico delle istanze ambientali che rovinano i mari. C'è poi un uomo che al posto della testa ha una televisione: quando nessuno ancora ne parlava, lui lanciava un avvertimento sui rischi del controllo dei mass media. Ci sono delle grandi forbici a cuore che tagliano un serpente, che non sarebbe altro che il virus dell'HIV che lo stava consumando, che lo stava uccidendo. Lui diceva che l'amore forse poteva spezzare anche la morte.
Keith Haring ha portato l’arte fuori dai musei, i suoi omini hanno riempito le strade e le stazioni delle metropolitane, questa scelta ha contribuito a cambiare il concetto di arte contemporanea?
Lui ha fatto il contrario in realtà: ha iniziato per strada, la sua era street art, ma a un certo punto ha abbandonato la residenza fissa dei muri e ha cominciato a dire che quel tipo d'arte poteva entrare anche nei musei, nelle gallerie. Allo stesso tempo ha continuato a fare grandi opere pubbliche, quindi ha contribuito a entrambe le cose. Ha, dunque, dimostrato che l'arte di strada doveva avere la stessa dignità della grande arte da museo ma ha anche creato opere capaci di parlare con le persone. Ha usato immagini che ricordano i cartoni e i fumetti proprio per questo: voleva essere capito, voleva arrivare subito alla gente, voleva essere visto.
Perché oggi la sua arte piace ancora tanto? Riesce a parlare alle nuove generazioni?
La sua immediatezza ancora oggi è molto importante. Usava la stessa linea per tutto, quindi non conosceva gerarchie nei suoi personaggi: quando ci si trova di fronte a una sua opera, non ci si sente in soggezione, non ci si sente "indietro", non si sente di aver bisogno di codici particolari per capire quelle immagini. L'arte di Keith Haring non va capita, va semplicemente guardata, vissuta. Penso che ancora oggi sia forte proprio per questo: ci fa sentire tutti uguali perché tutti la comprendiamo in maniera semplice.
Spesso le opere di Keith Haring vengono utilizzate per scopi commerciali, per esempio sono su borse, t-shirt e oggetti di uso comune, questo ha svalutato la sua arte o l’ha resa ancora più popolare?
Non l'ha svalutata affatto, anzi, trovo molto bello che le persone abbiano voglia di indossare una maglietta con un'opera di Keith Hering. Ciò che è forte nella sua arte è il segno, la riconoscibilità, il fatto che sia riuscito a entrare nella memoria collettiva delle persone: è riuscito a diventare un mito nonostante sia morto molto giovane. Ha potuto lavorare pochissimo ed è bellissimo che la sua arte si sia diffusa in ogni mezzo.