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Il nudo di Robert Mapplethorpe dà forma al desiderio: “Porta alla luce i tabù della nostra epoca”

Denis Curti, curatore della mostra “Le forme del desiderio”, ha spiegato a Fanpage.it il linguaggio di Robert Mapplethorpe, il significato delle sue foto.
A cura di Giusy Dente
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Thomas, 1987 (Robert Mapplethorpe Foundation)
Thomas, 1987 (Robert Mapplethorpe Foundation)

La mostra che Palazzo Reale dedica a Robert Mapplethorpe, aperta dal 29 gennaio al 17 maggio 2026, ha un titolo che condensa il pensiero dell'artista e il suo approccio artistico. "Le forme del desiderio" indica proprio il modo di lavorare del fotografo statunitense, che nella sua carriera ha immortalato i corpi andando oltre il concetto estetico, oltre il bello, ma trasformandoli in architettura, cultura, misura ideale.

Sono fotografie evocative, che rivelano la sua aspirazione a un ideale di bellezza assoluta, ma al tempo stesso rigorosa e attraversata dall'energia sensuale. Negli anni Settanta e Ottanta il suo operato si è fuso perfettamente col clima sociale e politico dell'epoca, interpretando quella sottocultura nascente, quei nuovi linguaggi creativi che parlavano di libertà, identità, svelamento di ciò che fino ad allora si poteva solo sussurrare, mormorare a bassa voce senza farsi sentire.

Thomas and Dovanna, 1986 (Robert Mapplethorpe Foundation)
Thomas and Dovanna, 1986 (Robert Mapplethorpe Foundation)

Mapplethorpe trasforma in arte proprio quel materiale "scomodo": il feticismo, la pelle del corpo umano, la muscolatura maschile ritratta in pose statuarie o sessualmente esplicite che ne rivelano tutta la potenza. La mostra si compone di oltre 200 opere, dagli esperimenti degli esordi alla maturità stilistica: ci sono i ritratti (Andy Warhol, Yoko Ono, Isabella Rossellini), i nudi maschili e femminili, le fotografie dei fiori (che rappresentano allusioni all'Eros). Ha contribuito alla realizzazione del percorso espositivo anche la Fondazione Mapplethorpe di New York, creata dal fotografo stesso nel 1988 pochi mesi prima della sua morte, avvenuta per complicazioni legate all'AIDS. La Fondazione oggi oltre a tenere memoria del lavoro del fotografo è attivamente impegnata anche nel finanziare la ricerca contro il virus e la cura dell'HIV. Fanpage.it ha chiesto al curatore della mostra Denis Curti di spiegare nel dettaglio il linguaggio dell'artista, il suo uso della fotografia, il significato profondo dei soggetti immortalati.

Patti Smith, 1986 (Robert Mapplethorpe Foundation)
Patti Smith, 1986 (Robert Mapplethorpe Foundation)

Quali sono gli elementi intorno a cui ruota la ricerca estetica di Robert Mapplethorpe?

La ricerca di Mapplethorpe affonda le radici in una profonda cultura del classico. Grazie al sodalizio con Sam Wagstaff – mecenate e compagno – e allo studio di maestri come Von Gloeden e Herbert List, Robert guarda il corpo con l'occhio dell’artista e in particolare dello scultore. Il suo è un atto di svelamento: con la sua fotografia porta alla luce i tabù della nostra epoca usando il linguaggio della bellezza assoluta. In questa sua ossessione per il dettaglio, quasi maniacale, si nasconde la sua personale idea di imperfezione, un elemento umano che vibra sotto la superficie di una forma apparentemente impeccabile.

Self Portrait, 1980 (Rbert Mapplethorpe Foundation)
Self Portrait, 1980 (Rbert Mapplethorpe Foundation)

Che rapporto ha il fotografo con l'anatomia, la fisicità?

Il legame di Mapplethorpe con la fisicità è una forma di dipendenza totale, tanto intellettuale quanto fisica. Sebbene la sua aspirazione originaria fosse diventare uno scultore, egli trova nella luce lo scalpello perfetto e più veloce per modellare l'anatomia. Le sue opere sono come un vero e proprio herbarium di corpi: attraverso il close-up, seziona muscoli e pieghe della pelle trasformando la carne in geometria pura. Questa ossessione si spinge fino alla scelta dei supporti: le carte fotografiche non sono mai casuali, ma selezionate meticolosamente per fondersi con la cromia della pelle ritratta.

Derrick Cross, 1985 (Robert Mapplethorpe Foundation)
Derrick Cross, 1985 (Robert Mapplethorpe Foundation)

Cosa ha di diverso la sua visione, rispetto ai contemporanei che affrontano il tema del nudo?

Ciò che distingue Mapplethorpe dai suoi contemporanei è il coraggio di aver creato un nuovo alfabeto estetico, rigoroso e underground, classico e sensuale. Se Von Gloeden usava il nudo per evocare un'Arcadia perduta e sognante inserendo elementi classici come forma anche di copertura, Robert lo usa per sbatterci in faccia la realtà del desiderio moderno con una precisione chirurgica. Non cercava la provocazione fine a se stessa, ma una gloria immortale. Voleva raggiungere il successo attraverso la sua arte.

Thomas, 1986 (Robert Mapplethorpe Foundation)
Thomas, 1986 (Robert Mapplethorpe Foundation)

Cosa vedeva lui nel corpo, andando oltre il concetto estetico del bello? 

Mapplethorpe fotografa il desiderio. Per questo la mostra che apre a Palazzo Reale di Milano dal 29 di gennaio 2026 ha come titolo "Le forme del desiderio”. Per lui, il corpo è un contenitore di sentimenti assoluti: la gioia, il dolore, la paura. Nel percorso che non è cronologico vediamo come egli rifugga il cliché della pornografia per abbracciare l'ieraticità dell'icona. È interessante notare come il suo linguaggio non subisca una vera evoluzione temporale; egli raggiunge una maturità cristallina quasi subito. Per vent'anni, con un'ostinazione quasi religiosa, ha portato avanti
nudi, fiori, autoritratti e ritratti in parallelo, come se fossero frammenti di un unico, immenso altare dedicato alla forma pura.

Papavero, 1988 (Robert Mapplethorpe Foundation)
Papavero, 1988 (Robert Mapplethorpe Foundation)

Chi ha proseguito le sue orme nel mondo della fotografia, tra gli artisti contemporanei?

Andres Serrano, Nan Goldin, Cindy Sherman, ma anche lo stesso Newton. Mapplethorpe è, paradossalmente, l’anti-fotografo per eccellenza: nelle sue opere la cronaca non esiste. Mentre i suoi contemporanei usavano l'obiettivo per narrare biografie o decostruire stereotipi, Robert svuotava l'immagine da ogni storia per riempirla di presenza. Nella sua fotografia ogni persona, ogni cosa, dal fiore al corpo più martoriato del Portfolio XYZ, ha il diritto di essere elevata a icona. Ha aperto la strada a una fotografia libera dal'obbligo del racconto, dimostrando che il vero dialogo tra artista e soggetto non nasce dalla descrizione di un fatto, ma dalla costruzione di una geometria emotiva e visiva.

Ken, Lydia and Tyler, 1985 (Robert Mapplethorpe Foundation)
Ken, Lydia and Tyler, 1985 (Robert Mapplethorpe Foundation)

La pornografia è arte?

Devo essere molto chiaro: Mapplethorpe non ha mai fatto pornografia. La pornografia è movimento, calore, narrazione e sudore; la fotografia di Mapplethorpe è stasi, freddezza, geometria e silenzio. Ha preso l'atto sessuale e lo ha decontestualizzato, portandolo dentro lo studio per privarlo della sua componente effimera e trasformarlo in un monumento. Mostrare l’atto in modo così ieratico è l'esatto opposto del porno: è un’operazione di astrazione che trasforma il corpo in architettura.

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