Composition III di Mondrian venduta a quasi 30 milioni, Ballario: “Linee e colori raccontano l’ordine segreto della natura”
Lo scorso 14 ottobre la sede londinese di Christie's ha dedicato delle aste serali all’arte del XX e XXI secolo, superando i 200 milioni di sterline con la vendita di alcune delle opere considerate il simbolo di quegli anni. La seconda più cara tra quelle battute è stata Composition III di Piet Mondrian, il cui prezzo finale è stato 29,827,770 di euro. Per quale motivo un'opera che raffigura solo linee e rettangoli colorati vale tanto? Lo abbiamo chiesto al critico d'arte Nicolas Ballario, che ci ha spiegato com'è nato il dipinto e cosa racconta dietro quelle composizioni apparentemente semplici e replicabili.
In Composition III di Mondrian vediamo solo linee, quadrati e colori, qual è il significato dell’opera?
Mondrian è sempre stato un pittore figurativo, poi a un certo punto si è convinto che dietro il caos del mondo esiste una sorta di armonia segreta, un'ordine invisibile che tiene insieme tutte le cose, e ha passato tutta la vita a cercarlo. Prima dipingeva alberi, mari, paesaggi, poi ha cominciato a togliere tutto ciò che riteneva superfluo, quindi le foglie, il figurativo, le onde, e ha continuato a realizzare questi paesaggi lasciando soltanto linee rette e pochi colori, quelli che riteneva essenziali. Voleva smettere di dipingere ciò che vedevano gli occhi e iniziare a dare spazio a ciò che intuiva l'anima. In qualche modo ha continuato a fare ciò che aveva sempre fatto, ovvero dipingere la natura, però ha iniziato a raffigurarla usando le leggi invisibili che la tengono in piedi. Quadrati e rettangoli sono forme essenziali, libere anche dalla irregolarità della natura, mentre le linee orizzontali e verticali sono due forze opposte che però, incontrandosi, trovano un equilibrio all'insegna del colore. Sceglie solo colori primari, il rosso, il giallo e il blu, perché è da lì che derivano tutti gli altri.

Perché Composition III è un’opera tanto importante per l’arte moderna?
Siamo negli anni delle avanguardie: da una parte c'era Picasso con il cubismo e Kandinsky che liberava la pittura dagli oggetti, dall'altro c'era Mondrian che con i suoi dipinti costruiva un mondo più armonioso ma allo stesso tempo pieno di tensioni, di connessioni, che rappresentasse il senso del tutto. Composition III è molto interessante perché è nato in un momento decisivo della vita di Mondrian. Lui era dei Paesi Bassi, nato in una famiglia che lo sempre spinto tantissimo verso il disegno e la musica (il padre gli aveva insegnato a disegnare). Si trasferì a Parigi ma a un certo punto tornò a casa perché il padre era malato, solo che scoppiò la Prima Guerra Mondiale e fu costretto a rimanere lì per anni. Quando tornò a Parigi nel 1919, aveva maturato una rivoluzione. Probabilmente, dopo essere stato tanto tempo nei Paesi Bassi, desiderò eliminare tutto quello che vedeva lì, quindi gli alberi, i paesaggi, le figure, qualsiasi riferimento riconoscibile alla realtà. Cominciò a raffigurare l'essenza delle cose, forse anche a causa di ciò che il mondo stava attraversando il quel periodo storico. Composition III è una delle opere della liberazione di Mondrian, la testimonianza del suo passaggio, di un momento topico della sua ricerca.
Quali fattori hanno determinato un prezzo di vendita così elevato? Cosa ha reso l’opera tanto desiderabile?
Composition III è la rappresentazione del cambiamento di Mondrian. Per tanti anni è stato "invisibile", è stato in collezioni importanti perché era di proprietà di un architetto che aveva conosciuto personalmente l'artista (e nella valutazione di opere simili la storia e i passaggi contano molto), ma da 20-30 non lo si vedeva pubblicamente. Tutte queste cose insieme hanno fatto sì che il prezzo aumentasse. È stato, inoltre, inserito in un'asta a Londra particolarmente attesa e famosa, che in un solo giorno ha fatto più di 200 milioni di euro, quindi nella valutazione bisogna inserire anche l'euforia legata al momento.
Guardando le opere di Mondrian, ognuno di noi si sente “capace” di replicare lo stesso dipinto: per quale motivo, però, il linguaggio pittorico di Mondrian viene considerato unico? Come ha fatto a trasformare linee e colori in una forma di comunicazione?
Quando si tratta di opere di questo tipo, sento sempre qualcuno dire "Potevo farlo anche io", soprattutto quando sembrano essere semplici nella composizione. Intanto mi verrebbe da chiedergli: "E perché non l'hai fatto?", poi bisogna dire che Mondrian è veramente un artista che ha saputo interpretare e seguire lo spirito del tempo. Inizialmente ha fatto alberi e paesaggi in modo "classico", poi ha cominciato a semplificare: le linee sono diventare morbide e curve, poi da curve sono diventate nette, con degli angoli molto nitidi e delle linee spesse. Gli anni a New York, poi, sono stati quelli della sua liberazione: ha cambiato ancora linguaggio, i colori sembrano pulsare, avere un ritmo che aveva a che fare con l'improvvisazione del jazz (che all'epoca era la sua ossessione). Sì, c'è gente che dice che sono quadri molto semplici, in realtà sono dei simboli che raccontano delle generazioni, sono un pezzo di storia europea, americana, un simbolo dell'evoluzione personale e artistica del pittore. Bisogna vedere queste opere dal vivo, fanno un altro effetto, hanno a che fare con un concetto spirituale dell'arte. Dal vivo si ha una diversa percezione del colore
Come fare per riconoscere il valore di un’opera astratta?
Bisogna innanzitutto confrontarsi con se stessi e con la propria coscienza. Non è detto che il valore riconosciuto dal mercato corrisponda al valore personale che diamo noi a un'opera. A me potrebbe non dire niente un'opera che vale 100 milioni e a qualcuno potrebbe dire tutto un'opera che si trova per strada e non è stata fatta da un'artista famoso. L'arte non va a capitare, l'arte va semplicemente affrontata con una consapevolezza ed è un modo lento per capire il mondo. L'arte funziona davvero quando ti lascia dubbi e domande, quindi l'unica cosa che si può fare è studiare, cercare di approfondire il linguaggio degli artisti, perché è solo attraverso la cultura e la coscienza che possiamo arrivare a capire non tanto l'opera ma il motivo per cui quell'opera è stata fatta in quel momento e in quel contesto. Una volta che abbiamo questi elementi, possiamo decidere noi stessi che cosa significa quell'opera.