Tagliere in legno o in plastica? Il microbiologo spiega come lavarli e i rischi di un uso scorretto

I taglieri sono tra gli oggetti che più utilizziamo in cucina, essenziali per la preparazione dei pasti ma spesso trasformati anche in sottopentola o in semplici supporti per poggiare pane, salumi e verdure. La cosa che in pochi sanno, però, è che sono terreno fertile per la proliferazione dei batteri, soprattutto quando sulla loro superficie compaiono i normali segni di usura come graffi e tagli. Come vanno usati per limitare i rischi sulla salute e quali sono i modelli più igienici, quelli in legno o in plastica? Fanpage.it lo ha chiesto ad Alessandro Mustazzolu, microbiologo e virologo famoso sui social con l'account Microbiologo DigitAle: ecco i suoi consigli per usare i taglieri nel modo corretto.
Perché i taglieri possono mettere a rischio la salute
Per quale motivo i taglieri possono mettere a rischio la salute? Il microbiologo Alessandro Mustazzolu ha spiegato la questione in modo chiaro: "Essendo superfici di lavoro, i taglieri sono a rischio contaminazione crociata poiché possono accumulare facilmente batteri e germi. Questi, provenienti dagli alimenti manipolati, possono successivamente essere trasferiti alle mani o ad altri cibi preparati sulla stessa superficie". Per evitarlo è necessario lavarlo adeguatamente, disinfettarlo o sanificarlo, così da limitare al minimo la possibilità di cross-contaminazioni che potrebbero potenzialmente portare a problemi di salute.
I rischi dei taglieri in legno e di quelli in plastica
Tagliere in legno o tagliere in plastica? Per la questione materiale sembra non esistere una soluzione perfetta a livello funzionale. Alessandro Mustazzolu ha spiegato che i taglieri di legno sono solitamente preferiti per la loro "gentilezza" nei confronti delle lame e per la loro durabilità ma hanno anche un preciso limite: tendono ad assorbire i liquidi, rendendo la pulizia complicata e aumentando il rischio di accumulo di batteri. In questi casi sarebbe bene sanificare e disinfettare con cura l'accessorio da cucina, meglio se dopo ogni utilizzo. Al contrario, i taglieri in plastica (quelli attualmente più diffusi) sono più facili da pulire ma i solchi e i tagli che si creano sulle loro superfici trattengono cibo e microrganismi. La soluzione per evitare rischi? Sostituirli con una certa frequenza.
Il tagliere in legno è più sicuro?
Un altro problema solitamente associato ai taglieri in plastica è il rilascio di microplastiche. Sebbene sia assolutamente vero, bisogna guardare anche "l'altra faccia della medaglia". Come sottolineato dal microbiologo DigitAle, anche le varianti in legno rilasciano microparticelle e fibre naturali, soprattutto quando i solchi sono profondi e non adeguatamente disinfettati. I rischi clinici precisi nell’uomo, però, non sono stati ancora completamente definiti, dunque per evitare inconvenienti simili sarebbe bene optare per taglieri in materiali alternativi, dal bambù, resistente ai tagli, al vetro, facile da pulire, antigraffio e privo di residui, fino ad arrivare all'acciaio inox, robusto, igienico e praticamente indistruttibile.
Come va lavato il tagliere in legno
Come va lavato un tagliere di legno? Alessandro Mustazzolu consiglia di utilizzare acqua calda, detergente e disinfettanti a base di ipoclorito di sodio per ridurre il rischio di contaminazione (e la carica micobica). Il legno, rispetto a plastica o acciaio inox, ha una struttura porosa che può trattenere i batteri nelle fessure anche dopo il lavaggio, dunque è necessario optare per una pulizia molto accurata. Da evitare, invece, il lavaggio in lavastoviglie, visto che il legno ha la capacità di trattenere diverse sostanze, anche quelle di "scarto" provenienti da piatti, posate e pentole posizionate nello stesso elettrodomestico.