Si possono prevenire i capelli bianchi? La tricologa Visintini Cividin spiega: “Stress e genetica non sono la causa”

I capelli bianchi sono spesso considerati un segno inevitabile e soprattutto spaventoso del tempo che passa. Se da una parte (e per fortuna) negli ultimi anni molte donne li portano con orgoglio, dando anzi il via a nuovi stili e acconciature : da Carolina di Monaco ad Andie MacDowell, fino a Jane Fonda e Jennifer Aniston. Dall'altra, molte donne si chiedono ancora se sia possibile evitarli e come fare per rallentare il naturale decorso. Per rispondere a queste richieste, la ricerca scientifica ha iniziato a studiare più a fondo i meccanismi che regolano il colore dei capelli e il modo in cui questo cambia con l’età. Dalla perdita di melanina al ciclo di vita del capello, fino al ruolo, spesso frainteso, dello stress, l’ingrigimento è il risultato di processi biologici complessi. Ne abbiamo parlato con Valentina Visintini Cividin, chirurga plastica ricostruttiva ed estetica, esperta in tricologia presso la Casa di Cura La Madonnina di Milano, che spiega cosa succede davvero quando i capelli perdono il loro pigmento e chiarisce alcuni dei dubbi più diffusi su uno dei cambiamenti più visibili legati all’invecchiamento.
Partiamo dalle basi. Da cosa è fatto un capello?
Un capello è costituito principalmente da proteine: basti pensare che addirittura il 95% della sua struttura è formato da una proteina chiamata cheratina. La cheratina del capello ha una struttura particolare, a spirale, come se fosse un’elica arrotolata su sé stessa. È la stessa proteina presente anche nelle unghie, ma lì è organizzata in modo diverso, a foglietti. Oltre alla cheratina troviamo lipidi, acqua e soprattutto il pigmento, cioè la melanina. Ed è proprio la melanina la sostanza che dà il colore ai capelli: quando questo pigmento si riduce o viene meno, il capello perde il suo colore naturale e diventa grigio o bianco.
L’ingrigimento è legato principalmente all’età?
Sì, è un fenomeno legato soprattutto all’invecchiamento del capello, infatti con il tempo la produzione di melanina diminuisce progressivamente. È un po’ lo stesso meccanismo che vediamo nella pelle: con l’età si produce meno collagene e la pelle diventa più sottile e rugosa. Nei capelli succede qualcosa di simile, ma riguarda la melanina. Quando la produzione di melanina cala, il capello cresce senza pigmento e quindi appare bianco.
Alcuni studi sostengono che lo stress possa far diventare bianchi i capelli. È davvero così?
Su questo punto io non sono del tutto d’accordo. Lo stress sicuramente ha un ruolo importante nella salute dei capelli, ma non nel farli diventare bianchi. Lo stress agisce soprattutto sulla caduta dei capelli. Esiste ad esempio una forma di perdita che si chiama telogen effluvium da stress. In una persona molto stressata aumenta la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress, e questo interferisce con il ciclo vitale del capello.
In che modo il cortisolo influisce sui capelli?
Il capello ha un ciclo di vita ben preciso. C’è una fase di crescita, chiamata fase anagen, che nelle donne può durare anche fino a quattro anni. Poi c’è una fase intermedia, la fase catagen, e infine la fase telogen, che è quella in cui il capello cade. Quando una persona è sottoposta a forte stress e produce molto cortisolo, il follicolo pilifero perde parte dell’energia che gli serve per sostenere la fase di crescita. È come se il capello non riuscisse più ad accedere alle sue riserve energetiche. A quel punto molti capelli entrano precocemente nella fase telogen e cadono. Per questo motivo lo stress non fa diventare bianchi i capelli, ma può farli cadere.
Alcuni studi parlano anche di nuove ricerche per rallentare l’invecchiamento del capello?
Sì, esistono ricerche molto interessanti in questo campo. Per esempio si sta studiando l’utilizzo degli esozoomi, cioè dei messaggeri cellulari che potrebbero inviare segnali al follicolo pilifero per farlo rimanere più a lungo nella fase di crescita. È un filone di ricerca promettente, ma siamo ancora in una fase molto iniziale, finché non ci saranno studi scientifici solidi e condivisi, bisogna essere prudenti. Il motivo è semplice: se si stimola troppo la capacità delle cellule di continuare a replicarsi, bisogna essere sicuri che questo non comporti rischi. In biologia, infatti, una cellula che non smette mai di replicarsi può diventare problematica. Quindi sono ricerche interessanti, ma che vanno valutate con molta attenzione.