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Microplastiche, biologa spiega l’effetto sul corpo e cosa evitare: “A rischio molluschi, crostacei e i filtratori”

Una biologa nutrizionista del San Raffaele spiega a Fanpage.it cosa sono le microplastiche, quando diventano un rischio per la nostra salute e quali soluzioni adottare.
Intervista a Dott.ssa Jessica Falcone
Biologa nutrizionista dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e Punti Raf
A cura di Elisa Capitani
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Le microplastiche sono diventate ormai onnipresenti nell’ambiente, entrando silenziosamente nella catena alimentare, fino ad arrivare nei nostri corpi. Piccoli frammenti di plastica, invisibili a occhio nudo, possono infatti derivare da imballaggi, bottiglie, stoviglie e persino dall’aria che respiriamo. La loro diffusione solleva interrogativi sulla salute umana e sull’ecosistema, spingendo esperti e cittadini a riflettere su strategie di prevenzione e stili di vita più sostenibili. Per approfondire l’argomento, abbiamo intervistato Jessica Falcone, biologa nutrizionista dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e Punti Raf, che ci ha guidato attraverso rischi, fonti di esposizione e comportamenti quotidiani per ridurre l’impatto delle microplastiche sul nostro organismo.

Cosa si intende esattamente per microplastiche e come entrano nel nostro organismo?

Le microplastiche sono piccoli frammenti di plastica spesso non visibili a occhio nudo, ma presenti ovunque. L’esposizione avviene principalmente tramite alimentazione, inalazione o contatto cutaneo. La loro ubiquità fa sì che sensibilizzare sulla riduzione della plastica non riguardi solo l’ambiente, ma anche e soprattutto la nostra salute. Dal punto di vista nutrizionale, l’effetto dipende dalle dimensioni dei frammenti: alcune microplastiche possono superare la barriera gastrointestinale, provocando effetti negativi, mentre altre vengono eliminate con le feci.

Quali sono le principali fonti di esposizione a livello nutrizionale?

Tutto ciò che è confezionato industrialmente, in particolare gli imballaggi di plastica, aumenta il rischio di ingestione di microplastiche e sostanze chimiche come bisfenolo A o idrocarburi policiclici aromatici. È meglio quindi preferire frutta e verdura per la nostra alimentazione. Oltre a essere meno contaminate, questi alimenti contengono antiossidanti e sostanze funzionali come carotenoidi e polifenoli, che contrastano lo stress ossidativo e l’infiammazione causata da microplastiche. Alcune microplastiche possono agire come interferenti endocrini, alterando il sistema ormonale, e gli antiossidanti aiutano a ridurre i potenziali danni cellulari.

Anche la cottura in padelle non di qualità può incrementare l’esposizione?

Sì, soprattutto se si comprano padelle antiaderenti di scarsa qualità. Infatti, durante la cottura queste possono rilasciare sostanze chimiche nel cibo e il rischio di contaminazione diventa allora decisamente più elevato. Anche stoviglie, tupperware e contenitori monouso in plastica vanno usati con attenzione: preferire acciaio o vetro riduce il rischio di contaminazione e limita l’impatto ambientale.

Esistono dati certi sugli effetti delle microplastiche sulla salute umana?

In realtà, i dati sulla tossicità sono ancora limitati. L’EFSA, l'autorità europea che si occupa di sicurezza alimentare, stabilisce livelli di sicurezza basati sulle evidenze disponibili, ma servono ulteriori studi per determinare con precisione i rischi a lungo termine.

Tra i dati osservati, ci sono correlazioni tra esposizione a microplastiche e malattie croniche?

Alcune correlazioni sono state osservate, soprattutto per effetti sul sistema immunitario, sul microbiota intestinale e sul metabolismo ormonale, ma la solidità scientifica delle prove è ancora insufficiente. Gli effetti maggiori si manifestano con esposizioni prolungate nel tempo.

Quali comportamenti quotidiani possono ridurre l’esposizione?

Limitare il consumo di acqua in bottiglia e di contenitori monouso, usare stoviglie e pentole sicure, preferire alimenti meno confezionati e freschi. Questi accorgimenti aiutano a ridurre l’ingestione di microplastiche senza creare allarmismi eccessivi.

Ci sono errori comuni nella gestione della plastica domestica?

Riutilizzare troppe volte bottiglie di plastica, usare pentole o stoviglie di scarsa qualità, eccessivo ricorso a contenitori monouso: sono tutti comportamenti da rivedere. Anche gli indumenti e l’aria interna contribuiscono all’esposizione, quindi la consapevolezza è fondamentale.

Quali strategie possiamo adottare per ridurre l’esposizione quotidiana?

Gli studi mostrano che gli alimenti più a rischio sono molluschi, crostacei e altri animali filtratori, che concentrano microplastiche presenti nel mare, spesso chiamato “brodo di plastica”. Limitare il consumo di questi alimenti e seguire una dieta più vegetale, ricca di frutta e verdura, può ridurre l’esposizione.

Mangiare biologico significa ingerire sicuramente meno microplastiche?

Non c’è una differenza significativa tra alimenti biologici e non biologici in termini di microplastiche presenti nell’alimento. La scelta del packaging, quindi gli imballaggi di plastica che circondano determinati alimenti, e degli utensili fa la differenza più della natura dell’alimento stesso.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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