Dipendenza affettiva, la psicologa Lucia Montesi: “Dinamica disfunzionale alimentata da entrambi i partner”

Una relazione sana è quella in cui i partner mantengono una propria individualità, ben consapevoli di chi sono, coltivando passioni, hobby, amicizie, un'indipendenza economica. C0ndividere è bellissimo, significa far entrare l'altro nel proprio mondo, ma questo non esclude la possibilità di continuare a lavorare su se stessi individualmente, a dare valore ai propri progetti personali, dando sempre valore a se stessi. Quando ci si dedica esclusivamente al partner annullando tutto il resto, si viene a creare un disequilibrio pericoloso. Si mette la propria vita nelle mani di un altro, che potenzialmente potrebbe farne qualunque cosa. Sono legami che diventano il centro della propria esistenza: non si vive senza l'altra persona, spesso a sua volta con caratteristiche tossiche che alimentano ulteriormente la disfunzionalità della coppia. Per uscire da questo circolo vizioso di dipendenza affettiva, in cui perdere il partner equivale a morire, spesso serve un intervento psicoterapeutico volto a recuperare indipendenza e autonomia, come ha spiegato a Fanpage.it la psicologa e psicoterapeuta Lucia Montesi.
Da dove scaturisce una dipendenza affettiva, quali sono le cause?
Chi soffre di dipendenza affettiva ha una visione negativa di sé come di una persona che non vale nulla e che non è meritevole di un amore sano e reciproco. Questa percezione ha origine nell'infanzia e nella propria storia familiare: eventi traumatici, genitori trascuranti, genitori maltrattanti, genitori con difficoltà di cui il figlio si è dovuto prendere cura, con un'inversione dei ruoli, ma anche genitori iperprotettivi. In generale, nella storia delle persone con dipendenza affettiva c'è stato un mancato riconoscimento dei loro bisogni.
La dipendenza affettiva è solo nei confronti di un partner sentimentale?
No. Anche se l'ambito della coppia è quello in cui si manifesta con più frequenza, la dipendenza affettiva può essere anche nei confronti di un amico, di un familiare o di qualsiasi altra figura.
Un partner "sano" da solo può bastare a bilanciare la relazione, se dall'altra parte c'è invece una dipendenza affettiva?
Difficilmente, perché per quanto cerchi di porre dei limiti alle richieste, di stabilire confini e incoraggiare il partner all'autonomia, la dipendenza affettiva al pari delle altre dipendenze, come quelle da sostanze, comporta una seria compromissione della vita personale e della relazione. Ma soprattutto, il problema principale è che il partner dipendente tende a legarsi a partner a loro volta problematici che rinforzano la dipendenza. Può trattarsi di partner emotivamente distanti, evitanti e narcisisti che confermano ulteriormente alla persona dipendente di non essere meritevole di amore, oppure di partner codipendenti che hanno il bisogno complementare di prendersi cura ossessivamente del partner dipendente, aggravando così la sua dipendenza, o ancora di partner dominanti che tendono ad esercitare un forte controllo sulla relazione. Quindi si tratta quasi sempre di una relazione disfunzionale a cui contribuiscono entrambi i partner.
Come si palesa la dipendenza affettiva?
È una modalità di relazione disfunzionale in cui domina la convinzione di non poter vivere senza il partner e in cui la perdita della relazione deve essere scongiurata in ogni modo. Chi è dipendente fa ruotare tutta la propria vita intorno al partner, ai suoi bisogni, ai suoi interessi e alle sue decisioni, sentendosi incapace di agire autonomamente. Chi è dipendente non ha una vita propria, abbandona amici, interessi e progetti per dedicarsi esclusivamente al partner. Non esprime emozioni e pensieri propri e la sua autostima dipende dall'approvazione del partner. Prova ansia, gelosia e un intollerabile senso di vuoto in sua assenza. Vive nel costante terrore di perderlo, fino a tollerare anche maltrattamenti e abusi, pur di mantenere il legame.
Come si esce da una relazione fondata sulla dipendenza affettiva?
Dedicandosi in primo luogo a riscoprire e conoscere se stessi, perché la persona dipendente è così concentrata sull'altro da dimenticare se stessa, e meno è consapevole di sé più si sente bisognosa dell'altro, in un circolo vizioso. Riscoprire se stessi significa sintonizzarsi con emozioni e pensieri, con i propri valori, fare emergere un interesse o una passione, assecondare i propri gusti, investire sul proprio lavoro, imparare a passare del tempo da soli senza sentirsi incompleti. Conoscersi significa anche essere consapevoli delle proprie capacità e quindi avere fiducia in sé, senza dover ricorrere continuamente alla presenza dell'altro. Poi occorre allenarsi all'autonomia, partendo da piccoli passi, come prendere da soli delle piccole decisioni quotidiane. Essere autonomi significa anche mettersi in condizione di non dipendere dall'altro per la propria sopravvivenza, adoperandosi per avere un'indipendenza economica, un lavoro e un'abitazione. Per uscire dalla dipendenza occorre restituire a se stessi valore, un percorso complesso che richiede anche di rielaborare le dinamiche familiari alla base della dipendenza e che spesso necessita di un intervento psicoterapeutico.