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Cos’è l’anuptafobia, la psicologa: “Quando la presenza di un partner diventa necessaria per il benessere”

Complici le aspettative sociali, per alcune persone può diventare un peso essere single e non avere una famiglia: si parla di anuptafobia.
Intervista a Dott.ssa Serena Borroni
psicologa dell’Unità di Psicologia Clinica e Psicoterapia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e associato di Psicologia Clinica all’Università Vita-Salute San Raffaele
A cura di Giusy Dente
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La società attuale, complici antichi retaggi culturali, ha molte aspettative nei confronti delle donne. Lo dimostrano domande come "Un figlio quando?" oppure "Perché non ti sposi?", che non vengono rivolte agli uomini con la stessa frequenza. Espressioni come queste non hanno per tutti lo stesso valore: c'è chi riesce a non dargli troppa importanza, chi ne soffre in silenzio. Molto dipende dal proprio equilibrio personale: sicuramente per le persone più fragili e più bisognose, la solitudine può trasformarsi in un peso insostenibile. Viceversa, c'è chi riesce a trovare un senso alla propria vita a prescindere dalla presenza o assenza di un partner. Essere single in alcuni casi può diventare una vera e propria fobia. Ne ha spiegato i risvolti a Fanpage.it la dottoressa Serena Borroni, psicologa dell’Unità di Psicologia Clinica e Psicoterapia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e associato di Psicologia Clinica all’Università Vita-Salute San Raffaele.

Che significa anuptafobia

Accettare lo status di single per alcune persone può diventare altamente problematico. Lo ha spiegato l'esperta, chiarendo: "Scarse sono le evidenze scientifiche su questa fobia, ma è un fenomeno presente". Il termine anuptafobia deriva dal latino "a-nupta", ovvero "senza moglie": indica la paura di essere o rimanere single, il timore di non riuscire a mettere sù famiglia, che è ciò che ci si aspetta socialmente da un individuo quando raggiunge una certa età. Come ha spiegato l'esperta: "Questo non aderire alle aspettative, non incarnare il modello, può creare disagio in particolare nelle persone che vivono la mancanza di un partner come un fallimento personale. La persona, quindi potrebbe non riuscire a sperimentare un senso di realizzazione personale se non ha una relazione sentimentale".

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Cosa succede quando si è single

Due sono le situazioni possibili, come ha spiegato l'esperta: "C'è chi accetta la propria condizione di single, pur riconoscendo che non è coerente con le proprie aspettative. Per individui con una personalità sana questa accettazione è più semplice: la persona riconosce che magari vorrebbe una relazione sana, stabile, una famiglia, ma riconosce anche che questa cosa non c'è e quindi in qualche modo si adatta. E si adatta in modo attivo, prendendo anche il buono che c'è nella sua situazione. Viceversa una persona con alcune fragilità può provare un enorme disagio nell'essere single".

L'identikit di questa seconda categoria è questo: "Sono per esempio quelle persone che hanno bisogno a tutti i costi di qualcuno su cui appoggiarsi, ritengono di non saper fare le cose da soli, hanno bisogno di costanti conferme da parte di figure significative. La paura di rimanere single può riguardare principalmente persone con bassa autostima, che sperimentano dipendenza affettiva e che riescono a percepire un senso di valore personale solo se hanno vicino un partner". 

Da queste insicurezze scaturiscono dipendenze affettive e meccanismi tossici: "Si percepisce la presenza di un partner come necessaria per il proprio benessere. Le relazioni possono diventare totalizzanti. Talvolta questo porta a tralasciare la realizzazione personale, le persone possono arrivare ad abbandonare il desiderio di raggiungere obiettivi individuali (come per esempio la gratificazione lavorativa). L'unico obiettivo di vita è quello di trovare una relazione".

Il problema è che non sarà mai una relazione sana, con questi presupposti, ma una relazione disfunzionale: "L’unica cosa che conta è avere una relazione che, purtroppo, nella maggior parte dei casi non sarà percepita come gratificante in quanto non basata tanto sulla reciprocità e condivisione quanto piuttosto sul bisogno di soddisfare i bisogni di dipendenza. Si attivano dei circoli viziosi, perché nel momento in cui la persona troverà il partner vivrà la relazione con la paura di perderlo e metterà in atto una serie di comportamenti tossici. Ovviamente la conseguenza è che l'altro si allontanerà e ricomincerà il circolo vizioso: torno nella situazione di bisogno e ripeto gli stessi errori in tutte le relazioni, che vanno a finire male".

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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