Cosa fare se il partner si vendica col silenzio punitivo, la psicologa: “È una forma di abuso”
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Nella dinamica di una relazione tossica, non c'è spazio per il confronto e il dialogo, intesi come momenti utili alla crescita della coppia: diventano pretesti litigiosi per affermare la superiorità dell'uno sull'altro, con dinamiche subdole di manipolazione. Il silenzio punitivo viene messo in atto proprio per evitare quel confronto, per sottomettere l'altro, in una sorta di ricatto emotivo. La dottoressa Serena Borroni spiegando a Fanpage.it cosa succede in questi casi, è stata molto chiara: "La letteratura scientifica lo considera una vera e propria forma di violenza psicologica. Rappresenta una tattica di manipolazione, una vera e propria forma di abuso".
I soggetti che agiscono in questo modo, infatti, lo fanno con consapevolezza: "Il silenzio punitivo viene utilizzato per punire o attaccare il partner. Questo tipo di situazione si crea quando nella relazione vi è un soggetto che si sente in una posizione di superiorità In qualche modo chi lo usa vuole creare un danno all’altro: è consapevole che questo comportamento causa disagio emotivo, ma non modifica questa situazione prendendo in considerazione i bisogni altrui. Anzi: manifesta una mancata considerazione dei bisogni dell'altro. Raggiungere i propri scopi adottando lo stratagemma del silenzio può diventare anche uno schema fisso nelle relazioni".
Chi lo riceve, comprensibilmente si ritrova spaesato, spesso si addossa responsabilità che non ha. Ed è proprio su questo senso di colpa che fa leva il partner, certo di poter in questo modo mettere in atto un meccanismo di controllo, di potere, di manipolazione nel rapporto. L'esperta ha spiegato: "Nella persona che lo riceve causa una sensazione di malessere, ansia, isolamento, smarrimento; non si riesce a dare un senso a quello che sta accadendo. La persona che subisce questo comportamento potrebbe anche avere paura delle possibili reazioni del partner, iniziando ad assumere comportamenti finalizzati a cercare di non irritarlo e infastidirlo".
Il dialogo può rivelarsi una soluzione: "La persona che lo subisce dovrebbe in qualche modo provare a stabilire dei confini precisi su quale sia il comportamento accettabile, comunicare come ci si aspetta di essere trattati. Potrebbe essere utile farsi avanti e parlare, esprimere il disagio legato all'essere ignorati. Vale la pena ricordare al partner che non ha fatto nulla di male e che merita di essere trattato con rispetto".
Ma chiaramente l'esito dipende da chi si ha di fronte, perché non ci si salva da soli e a volte è necessario chiedere aiuto: "Una volta che ci si è fatti avanti bisogna poi capire la reazione, se c’è la volontà di cambiare da parte del partner. Se dall’altra parte abbiamo una persona con spiccati aspetti di personalità antagonistici improntati alla manipolazione e alla dominazione dell'altro, potrebbe essere utile rivolgersi ad amici e familiari, quindi alla propria rete di supporto per ottenere sostegno e cercare di uscire dal circolo vizioso. Quando si è all'interno di una relazione abusante è normale essere smarriti e sentirsi disorientati".