Che cos’è la sindrome del cuore congelato, che si verifica dopo la fine di un amore

Dopo la fine di una relazione amorosa molte persone sperimentano un senso di vuoto, una strana freddezza e tratti apatia che intorpidisce corpo e mente. Sembra quasi che il nostro intero essere subisca un blocco interno, si attiva un meccanismo di sopravvivenza, protettitivo. Questa esperienza però, descritta come sindrome del cuore congelato, non è soltanto una metafora: psicologi e neuroscienziati riconoscono un insieme di reazioni psicologiche e fisiologiche forti che seguono una rottura e che possono far sentire come se il cuore si fosse messo in pausa.
Che cos'è la sindrome del cuore congelato
La sindrome del cuore congelato è un vero e proprio meccanismo biologico concreto che si verifica dopo una rottura. Diversi studi scientifici spiegano che il nostro sistema nervoso a volte opta per l'immobilità totale quando ci travolge uno shock emotivo, come può essere ad esempio la fine di una relazione importante. Il corpo si blocca e si crea una sorta di gelo interiore che ci protegge dal crollo totale. Tutto quello che facciamo sembra meccanico, non si provano più gioia o emozioni intense perché si è travolti da un grande freddo, come se fossimo in modalità stand by: usciamo con amici e sorridiamo solo perché siamo abituati a farlo, guardiamo un film comico e ridiamo perché sappiamo di doverlo fare o mangiamo il nostro piatto preferito senza gustarlo davvero.
Perché si verifica?
Le cause, analizzate da diversi studi di neuroscienze, sono da ricondursi a dei meccanismi che riguardano il nostro cervello. Quando ci lasciamo si verificano nel nostro cervello gli stessi processi chimici provati da chi è in astinenza. L'amore è davvero la droga più forte del mondo e no, non in modo sdolcinato. Quando siamo innamorati, i sistemi neurologici beneficiano dell’attivazione di neurotrasmettitori come dopamina, ossitocina e altri segnali di "ricompensa" che rafforzano il legame e ci fanno percepire la relazione come gratificante e rassicurante. Per questo, perdere un amore lascia un vuoto profondo paragonabile a quello della disintossicazione. Questa analogia, che può sembrare bizzarra ma non lo è, spiega perché pensieri ossessivi, nostalgia intensa, disturbi del sonno e difficoltà di concentrazione siano comuni dopo una separazione: il nostro cervello sta reagendo alla perdita di stimoli neurochimici. Se si viene lasciati poi, il dolore che si prova è uguale a una vera e propria sofferenza fisica, il cuore entra davvero in modalità di sopravvivenza. Il sistema nervoso attiva il suo ramo più ancestrale, il vago dorsale, affinché spenga tutto e non venga consumata più energia.
Come "scongelare" il cuore
Uscire dalla sindrome del cuore congelato non significa smettere di soffrire da un giorno all’altro, ma concedersi il tempo di attraversare quello che, a tutti gli effetti, è un lutto. Dopo una rottura è normale sentirsi svuotati, disorientati, meno vitali, e forzarsi di stare bene subito spesso peggiora le cose. È importante ricostruire lentamente una quotidianità fatta di piccoli gesti concreti: riprendere ritmi regolari, dormire meglio, muoversi, rivedere gli amici, riempire le giornate di attività che tengano la mente occupata e offrano nuove gratificazioni, con le quali sostituire quelle precedenti. Parlare di ciò che si prova, con persone fidate o con un professionista, aiuta a dare un senso alle emozioni e a non restare intrappolati nei pensieri ripetitivi. Con il tempo, il distacco diventa meno doloroso, il freddo si attenua e si riscopre gradualmente la capacità di provare interesse, piacere e apertura verso nuove relazioni e non solo. Non è una guarigione improvvisa, ma un processo fatto di passi piccoli costanti, che riporta il cuore, poco alla volta, a "scongelarsi".