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Andrea Petkovic ha conosciuto le sfumature di Sinner: “In lui c’è molto più di un robot”

L’ex tennista tedesca Andrea Petkovic ha spiegato che Jannik Sinner è tutt’altro che quel robot descritto da Joao Fonseca: “Io l’ho intervistato, c’è molto di più in lui”.
A cura di Paolo Fiorenza
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Sicuramente Joao Fonseca non immaginava che la sua definizione di Jannik Sinner come un "robot", contrapposto al più multiforme Carlos Alcaraz, avrebbe avuto così tanta risonanza. Le parole pronunciate a Miami dal giovane tennista brasiliano hanno trovato dopo qualche ora la replica di gran classe dello stesso Jannik ("ha ragione, descrizione perfetta") e ora ci pensa Andrea Petkovic, ex numero 9 al mondo e oggi analista di tennis, a spiegare che "c'è molto di più in lui", raccontando la sua esperienza diretta quando ha intervistato Sinner.

Andrea Petkovic spiega chi è davvero Jannik Sinner: tutt'altro che un robot

L'ex tennista tedesca di origini serbe ne ha parlato nel podcast ‘The big T', a margine del torneo 1000 di Miami: "Ho avuto il piacere di intervistare Jannik in tedesco, in realtà è bravissimo anche in inglese. Non si può credere come parla di tennis: in inglese è ottimo, ma credo che a volte sia un po' più cauto. È molto più divertente in tedesco o forse semplicemente più sciolto nella lingua con cui è cresciuto. Penso che le lingue facciano emergere lati diversi della personalità".

La Petkovic è rimasta molto colpita dalla profondità di discussione di Sinner, una ricchezza di sfumature che non potrebbe mai appartenere a qualcuno descritto come un robot: "Il modo in cui parla di tennis, soprattutto quando gli chiedi di tattiche specifiche, è impressionante. Mi ricordo un'intervista, dopo che aveva battuto Ben Shelton a Wimbledon in tre set, tutti incredibilmente combattuti, con Ben che aveva giocato davvero bene. Gli ho chiesto come aveva gestito la risposta al servizio e il livello di dettaglio in cui è entrato era straordinario".

Andrea Petkovic oggi lavora come commentatrice e analista di tennis
Andrea Petkovic oggi lavora come commentatrice e analista di tennis

"Nelle interviste a volte ci concedono minuti interi, ma spesso invece solo due domande. Così, soprattutto in tedesco – dove gli inglesi dietro di me non capiscono che sto facendo più domande – cerco di infilarne tre nella prima. A quel punto vedo Jannik che fa quella faccia del meme della donna con tutte le equazioni matematiche in testa, tipo ‘ok, da dove inizio?'. Ma preferisco che scelga lui, e puntualmente prende sempre la domanda tattica. Si addentra in profondità e nei dettagli. Capisco perché qualcuno possa trovarlo un po' robotico, ma secondo me c'è molto di più in lui, soprattutto nella profondità con cui analizza e racconta il suo tennis", ha concluso l'ex tennista.

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