La frase di Auro Bulbarelli durante la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi: evoca Petrecca

La telecronaca Rai della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Milano Cortina, trasmessa in diretta domenica sera sul canale ammiraglia della TV di stato, è stato tutto quello che avrebbe dovuto essere la vituperata, derisa, spernacchiata (anche all'estero) cronaca della cerimonia di apertura lo scorso 6 febbraio. Ovvero misurata, precisa e competente: in una parola, professionale. Non serviva poi tanto, bastava restituire il microfono a qualcuno che sapesse di cosa stava parlando e non apparisse il primo che passava di là, occasionalmente investito del prestigioso incarico. È esattamente questo lo scarto percepito tra Auro Bulbarelli, che ha fatto la telecronaca della chiusura, e l'ormai ex (dopo le dimissioni) direttore di Rai Sport Paolo Petrecca, che si era autonominato voce dell'apertura dei Giochi invernali.
Petrecca aveva deciso di piazzare sé stesso alla telecronaca della cerimonia inaugurale dopo che Bulbarelli, inizialmente designato, era stato escluso in seguito a una sua frase che aveva anticipato una "sorpresa" che il presidente Mattarella avrebbe fatto al Meazza (ovvero arrivare in tram guidato da Valentino Rossi, come poi si sarebbe visto). Il resto è storia nota: una sequenza di gaffe a ripetizione e sesquipedali omissioni da parte di Petrecca, apparso inadeguato per un ruolo che non può essere improvvisato.

Auro Bulbarelli ridà dignità alla Rai dopo lo scempio fatto dal suo ex direttore Paolo Petrecca
Bulbarelli ha alle spalle decenni di telecronache, lo si ricorda soprattutto sulla motocicletta al seguito del Giro d'Italia di ciclismo. Tutto quello che ha raccontato in questi anni ha costruito un vissuto professionale importante su cui appoggiare un compito gratificante e al contempo pieno di insidie come commentare una cerimonia olimpica in diretta televisiva. Tutte cose che sono state evidenti fin dall'inizio della telecronaca, dove – senza strafare – il 55enne Auro ha ridato dignità al servizio pubblico, non sbagliando praticamente niente, il che era quello che è richiesto in questi casi: accompagnare le immagini in punta di piedi senza commettere strafalcioni o voler ‘overperformare'.
Peraltro in un paio di occasioni Bulbarelli è parso ‘evocare' gli erroracci commessi da Petrecca, in particolare quando nelle fasi iniziali delle cerimonia sono entrati nell'Arena di Verona i quattro leggendari componenti della staffetta di sci di fondo medaglia d'oro a Lillehammer '94.
"Forse non tutti li riconosceranno – ha attaccato Bulbarelli, non si sa quanto volontariamente – ma questi quattro signori sono quattro eroi dello sport nazionale: Maurilio De Zolt, Marco Albarello, Silvio Fauner, Giorgio Vanzetta. Il 22 febbraio, come oggi, del 1994, questi signori andarono a battere nientemeno che la Norvegia, la regina degli sport invernali, a casa loro. Era a Lillehammer e ci fu una volata di Silvio Fauner con Bjorn Daehlie, che vide la vittoria dell'italiano, e quindi dell'Italia, a casa dei norvegesi".

Inevitabile pensare all'incapacità di Petrecca di riconoscere le giocatrici e i giocatori dell'Italia di pallavolo che hanno vinto tutto (da Simone Giannelli ad Anna Danesi) durante la cerimonia d'apertura a San Siro.
E ancora, Bulbarelli in un altro frangente: "Con l'accensione di questi cinque cerchi possiamo dire che stasera l'Arena di Verona è uno Stadio Olimpico". Anche qua è riecheggiata la gaffe di Petrecca all'inizio della sua telecronaca, quando aveva detto "benvenuti allo Stadio Olimpico" invece del Meazza, salvo correggersi subito.
Il toccante saluto finale di Bulbarelli al collega recentemente scomparso Alessandro Tiberti
Bulbarelli ha inoltre sanato la ‘dimenticanza' nel nominare Ghali durante la sua esibizione di due settimane fa, ricordandolo e ringraziandolo per la sua performance. Toccante infine il saluto di commiato del giornalista mantovano al momento di chiudere la telecronaca: il grazie a tutti i professionisti della Rai è stato seguito dal ricordo del collega Alessandro Tiberti, scomparso a inizio gennaio dopo una lunga malattia.
"C'è una persona, un collega, un amico, cui vogliamo dedicare tutto quanto il nostro lavoro di questi Giochi – ha detto Bulbarelli – un collega che un mese fa ha preso un'altra strada, ma che in 30 anni ci ha fatto da guida, insegnandoci i veri valori della vita e come affrontare i problemi, quelli veri. Questo collega si chiamava Alessandro Tiberti, è stato un grande giornalista, un amico, un uomo vero. Grazie Alessandro, questa Olimpiade RAI è tutta tua".