Italhockey fuori dalle Olimpiadi ma il sogno continua: “Ora ridate un palazzo e una squadra a Milano!”

Le Olimpiadi di Milano Cortina si stanno avviando verso l'ultima settimana di gare che vedono sempre l'Italia tra le principali protagoniste sia grazie alle strepitose vittorie, e un record di podi che cresce di giorno in giorno, sia per la qualità espressa anche laddove non si aveva alcuna speranza di poter primeggiare. Come ad esempio nei tornei maschili e femminili di hockey su ghiaccio, dove il livello generale è enorme, e che sta crescendo sempre più in vista delle gare sempre più decisive che arriveranno all'apoteosi della finale, per la quale è atteso a Milano anche il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Un richiamo mediatico enorme che la città non vuol far passare invano e che si deve sfruttare per ridare lustro ad un intero movimento che a Milano è stato da sempre trainato da uno sport in particolare, l'hockey su ghiaccio: l'Italia maschile e femminile ai Giochi si è comportata bene, ma ciò che più contava – ed è stato confermato – era la risposta dei milanesi, eccezionale sin dal primo giorno di Olimpiadi, anzi prima. "Proprio a fronte dei Giochi abbiamo voluto testare quanto ancora c'era di vivo nel sottofondo del tifo milanese per gli sport su ghiaccio", racconta Ivan Luraschi Organizzatore del Comitato Insieme per il Milano a Fanpage.it. "E la risposta è stata eccellente al Santa Giulia (dove lo scorso 10 gennaio, in occasione delle Final Four del campionato italiano, si sono presentati 3 mila tifosi del Milano Hockey, ndr). Siamo in contatto con le istituzioni, la Federazione, il Coni e la speranza è che non si perda l'eredità olimpica: la Milano del ghiaccio si merita una seconda opportunità"

Ivan, iniziamo dalla fine ovvero dalla cronaca, quanto è stato bello rivedere un hockey di altissimo livello a Milano grazie alle Olimpiadi?
Davvero bello e, Finlandia a parte, noi non abbiamo sfigurato, anzi. Ovviamente le premesse erano quelle che erano, perché non c'è un progetto giovanile, non hai una società, non hai un bacino cui attingere se non agli oriundi rimasti. Quindi, sì, è stato emozionante. Ma il tema forte è che adesso è arrivato il momento di programmare, ridare alla città di Milano il posto che merita negli sport su ghiaccio. Non solo hockey visto che abbiamo dimostrato di aver conquistato straordinarie medaglie e prestazioni top in altre discipline, dal pattinaggio allo short track. Ma il punto è che ad oggi Milano non ha una pista né un palazzetto.
Un discorso che va oltre, dunque, alla semplice richiesta di riavere una squadra di hockey a Milano?
Assolutamente sì, tutti dicono "Milano merita una squadra, merita una squadra", ma siamo oramai oltre, perché il problema grave non è avere una squadra ma il fatto che non abbiamo un palazzetto. E' questo l'unico tema che va evidenziato e del quale bisogna chiedere il conto alle istituzioni e alla Federazione. Hai voglia a raccontare di come sia cambiata in meglio la gestione dei progetti sportivi per tutelare l'agonismo e venire incontro alle esigenze degli atleti. Però se non creano delle strutture per poter sviluppare dei progetti giovanili, di che parliamo?

Appunto, Ivan di cosa parliamo? A che punto è questo discorso logistico e organizzativo?
Milano ha il bacino potenziale più grande d'Italia di atleti e Milano non ha una sede in cui allenarsi. Il Forum è l'unica sede rimasta, San Donato è una piccola struttura, non è idonea per fare hockey, a Sesto San Giovanni idem come sopra: come si può credere che questo effetto Olimpiadi possa essere davvero cavalcato per ricreare un movimento degli sport su ghiaccio a Milano se non ci sono i palazzetti?
In questo senso, che garanzie avete ricevuto o che sensazioni avete tratto in questi giorni di grande entusiasmo collettivo?
Che purtroppo, al momento tutto è stato rimandato alla fine dei Giochi anche se ci è stata garantita una attenzione costante sull'argomento anche nelle settimane successive. Bisogna cercare almeno una "soluzione ponte" per dare continuità ad esempio alla pista in Fiera e in attesa che un progetto Agorà venga dato in appalto e finalmente ricostruito, strutturato. Queste sono le soluzioni che abbiamo potuto intravvedere, per non bruciarsi tutto quello che è, diciamo, l'effetto olimpico e l'eredità che lascerà.
Con progetti che vanno oltre a soluzioni a breve termine, giusto?
In gioco c'è la volontà di tutti gli appassionati di ricreare le basi di un intero movimento, far ripartire la pratica sportiva dei giovani. Ma bisogna avere una sede dove farli allenare perché già tanti stanno tornando a domandare dove possano iniziare a praticare questi sport, dove ci siano piste di ghiaccio…

E la risposta?
Disarmante ad ora: Milano non ha palazzetti e piste a disposizione e c'è questo grosso rischio che non si lasci in eredità nessuna struttura per l'attività sportiva, il che sarebbe la più grande sconfitta visto che diverse cose si sanno già anche se si cerca di non parlarne…
Ad esempio?
E' previsto da tempo che tutto verrà smontato, salvo reindirizzare alcune strutture a servizi ed eventi diversi… Il Santa Giulia ritornerà alla proprietà che l'ha prestata alle Olimpiadi, perché sappiamo che è di TicketOne e che quindi sarà destinato a uso concerti. Stesso discorso per l'Oval, il circuito per la velocità che sarà ricostruito e destinato ad uso eventi, concerti e quant'altro. Per questo noi ci appelliamo al buon senso delle Federazioni e del CONI per pregarli di lasciare in eredità qualcosa ad una città che ha già dimostrato un profondo amore per questi sport.
Com'è successo nel caso del 10 gennaio, quando 3.000 tifosi del Milano Hockey si sono presentati al Santa Giulia in una manifestazione di sport e amore che ha avuto una risonanza non da poco…
Assolutamente, quello è stato il nostro grido di dolore fatto in modo civile, in modo costruttivo, perché volevamo essere anche di contributo alla visibilità olimpica e non certo essere controproducenti. Nessuna forma di protesta o contestazione: abbiamo voluto essere d'aiuto per proprio con la nostra presenza. L'hockey è ancora nel cuore dei tifosi, c'è tanta passione e ne abbiamo dato prova con questa forma pacifica di manifestazione per dire che Milano ha diritto ad uno spazio dove praticare l'hockey e avere una squadra all'altezza. Tornare a giocare in una Italian Hockey League o comunque nelle categorie dove troviamo anche Varese, Chiavenna, Como, le altre grandi storiche dell'hockey italiano. Non ha costi elevati, potrebbe veramente essere mantenuta da un supporto anche a livello di intervento popolare… Poi, una volta si trovassero gli sponsor, allora a quel punto si potrebbe alzare il livello.

Anche perché una squadra a Milano già c'è…
Sì, sono i Vikings Milano che hanno ereditato un po' gli esuli dell'hockey Milano Bears che si sono dovuti sciogliere, ovviamente, venendo a mancare il palazzetto. Molti dei ragazzi giocavano lì, si sono poi piano piano avvicinati a questa società che è economicamente sostenibile, dove i ragazzi, ovviamente, pagano per giocare, fino alla prima squadra addirittura, ma che è autosufficiente. Non ha debiti, non ha nessun tipo di problemi a livello economico e quindi potrebbe essere la soluzione che può ridare continuità alla storia del Milano.
E che storia ha Milano nel mondo dell'hockey nazionale?
Centenaria e prestigiosa. Milano nasce come prima squadra ad opera del conte Bonacossa, poi fondatore anche della Gazzetta dello Sport, che porta l'hockey a Milano insieme ad altri associati. Crea questa prima squadra nel 1924, nasce il primo campionato italiano l'anno successivo che vince proprio Milano. Negli anni 50 nasce anche il dualismo sportivo tra i diavoli rossoneri da un lato e l'Hockey Club Milano dall'altra, col tempo poi sostenuta rispettivamente da Inter e Milan. Poi c'è stato l'oblio per quasi 30 anni fino alla rifondazione del Saimex a fine anni '80 e poi la la crescita progressiva fino allo storico scudetto nel '91. Poi ancora un periodo di declino purtroppo, per mancanza di risorse economiche per sostenere i progetti sportivi e poi la grande ripresa con i Vipers a inizio 2000 che ha portato a cinque scudetti e ha reso competitiva nuovamente Milano a livelli anche europei fino al 2007. Poi si è arrivati al tempo recente dove si è faticato a trovare le risorse economiche per tenere vivo un progetto sportivo. Fino all'epilogo con i Bears costretti alla chiusura, con tutto il movimento che si è di nuovo arrestato.
Fino al ritorno della passione che bolliva sotto la cenere, grazie alle Olimpiadi: Milano ha reagito come ti aspettavi?
Dopo Santa Giulia che per noi è stato anche un censimento, perché a distanza di 4 anni senza una squadra volevamo capire quanti ancora erano disposti a testimoniare e disposti a sostenere un progetto, la risposta è stata ovviamente eccezionale. Quindi siamo contentissimi di quello che siamo riusciti a mettere in piedi per dare questo messaggio: che Milano merita una piazza e oggi anche un palazzo che possa accogliere un futuro. Anche oggi con la Svizzera eravamo tanti tifosi di Milano, sparsi nel palazzetto e ci siamo ritrovati.
Semplice nostalgia canaglia?
No, con un senso propositivo e la speranza per dirci che tutto tornerà, tornerà perché noi siamo i primi che ci vogliamo credere. Non riusciamo a immaginare con le Olimpiadi a Milano, con tutti gli investimenti che sono stati fatti, che non si possano reperire le risorse per destinarne una parte a una struttura per il ghiaccio dopo tutto quello che il ghiaccio ha fatto per le Olimpiadi.

Concludendo, che sensazioni restano? Si farà davvero qualcosa?
Da una parte l'Assessorato allo sport di Milano, dall'altra parte alcune figure politiche si sono davvero interessate e si sono dette pronte a mediare. Noi addirittura avevamo proposto e valutato una struttura a completo supporto privato: siamo pronti a metterci in gioco in prima persona. A noi preoccupa il fatto di perderci l'eventuale inerzia olimpica, perché l'anno prossimo tutti vorranno fare sport olimpici, come è successo dopo Torino. Noi auspichiamo che ovviamente che si mettano una mano sulla coscienza, senza i grandi proclami col pensare veramente a fare il bene e l'interesse della collettività e della città di Milano che si merita una opportunità per rilanciare gli sport sul ghiaccio. Iniziando dall'hockey.