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Olimpiadi Invernali 2026

Il primo maestro di Giovanni Franzoni: “Piangeva se perdeva dal gemello, poi il papà si è ricreduto”

Michele Armani, primo maestro di Giovanni Franzoni, ripercorre a Fanpage.it gli inizi del volto nuovo dello sci e dello sport italiano: dalle sconfitte da bambino alla consapevolezza di un talento predestinato. “Non mi ha sorpreso: doveva solo arrivare il suo tempo”.
A cura di Vito Lamorte
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C’è un momento, nello sport, in cui il talento non si misura con le vittorie ma con lo sguardo di chi sa riconoscerlo prima degli altri. Michele Armani, primo maestro di sci di Giovanni Franzoni, quel talento lo ha visto quando ancora non saliva sul podio, quando perdeva dal gemello e piangeva.

Franzoni ha vinto la medaglia d'argento nella discesa libera alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 ed è uno dei nuovi volti dello sci e dello sport italiano. Le vittorie di Kitzbühel e Wengen erano arrivate come un fulmine a ciel sereno ma ora questo ma ora questo 24enne di Manerba del Garda (Brescia) si è preso la scena mondiale. Armani racconta a Fanpage.it una storia fatta di attese e certezze mai venute meno, di lavoro e di fatica per ritagliarsi un posto nell'olimpo dello sport.

Per lei è una soddisfazione essere ricordato come il primo maestro di Giovanni Franzoni?
"Bellissima, bellissima davvero. Io l’ho solo messo sugli sci, poi dopo di me ci sono stati colleghi molto bravi di Campiglio che lo hanno portato pian piano fino a questi risultati. Però sì, è una grande soddisfazione".

Guardando al percorso di Giovanni, si aspettava una medaglia olimpica già adesso o pensi sia ancora presto?
"Io sì, me l’aspettavo. Se non si fosse fatto male a Wengen due anni fa, sarebbe già arrivata. Era predestinato".

In che senso predestinato?
"Lo dicevo già al padre Osvaldo quando erano piccoli. È un aneddoto che ho raccontato spesso, ma è la verità. Erano gemelli, primo anno Baby, cominciavano a fare le gare. Alessandro era dieci chili più di Giovanni, più spigliato, vinceva sempre lui. Il padre diceva: ‘È forte Alessandro', ma io rispondevo: ‘Secondo me no, quello veramente forte è Giovanni'".

Michele Armani, il primo maestro di sci di Franzoni.
Michele Armani, il primo maestro di sci di Franzoni.

Perché proprio Giovanni, nonostante vincesse meno?
"Perché aveva una sensibilità completamente diversa. Il fisico non lo aiutava, era magretto, ma tecnicamente era avanti. Col tempo il padre si è ricreduto, perché crescendo si è visto".

Quando è arrivato il salto definitivo?
"Fino alle categorie Ragazzi e Allievi erano ancora lì lì. Dalla categoria Giovani in poi non c’è stata più storia: ha spiccato il volo. Si è sviluppato fisicamente e si è visto tutto".

Che tipo di atleta è diventato?
"Una forza della natura sotto tanti punti di vista: lavoro, mentalità, testa. Dietro c’è una famiglia splendida. La mamma è fantastica, il papà è un gran lavoratore. Hanno fatto sacrifici enormi e i risultati si vedono".

Franzoni in gara ai Giochi Olimpici di Milano–Cortina 2026.
Franzoni in gara ai Giochi Olimpici di Milano–Cortina 2026.

Tecnicamente, cosa aveva di speciale da bambino?
"A sei anni i bambini fanno tutti più o meno spazzaneve e un po’ di parallelo. Lui faceva già parallelo vero e usava la caviglia come un adulto. Aveva una sensibilità nei piedi fantastica. Un piede di un altro pianeta".

E dal punto di vista caratteriale? Come viveva le sconfitte?
"Male. Quando perdeva dal fratello piangeva. Erano belle batoste. I gemelli pensano di essere alla pari, invece lui arrivava settimo o ottavo mentre Alessandro vinceva".

C’è un episodio che le è rimasto impresso?
"Il Trofeo del Bocia a Spiazzo. C’erano ottanta bambini. Alessandro vinse e Giovanni prese sei secondi. Sei secondi a quell’età sono un abisso. Ma era solo una questione di sviluppo fisico".

Franzoni esulta con la medaglia d’argento della discesa libera.
Franzoni esulta con la medaglia d’argento della discesa libera.

Si parlato molto anche di una gara con Sinner ma lo stesso Jannik non la ricordava. Che ne pensa?
"A quell’età lì i paragoni non contano nulla. A 12 anni i fisici cambiano tutto: cresci di dieci centimetri, metti chili e cambia completamente la sciata. Non possiamo sapere come sarebbe andata. Ma è stato lo stesso Sinner a dirlo, nonostante non ricordasse l'episodio preciso".

Le vittorie di Wengen e Kitzbühel l'hanno sorpresa?
"No, per niente. Dovevano arrivare. Era solo questione di tempo. Se non si fosse fatto male, sarebbero arrivate prima. Nemmeno lui si è stupito, perché conosceva il suo potenziale. La consapevolezza è fondamentale".

C’è ancora margine di crescita?
"Sì, soprattutto in gigante. Deve abbassare i punti e partire con pettorali migliori. Ma a quei livelli lì può dire la sua, anche più di altri azzurri".

Che effetto le fa vederlo oggi tra i grandi?
"È fantastico. Sono orgoglioso. Lo sento ancora, parlo con la famiglia. Dopo Kitzbühel eravamo sulla luna".

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