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Olimpiadi Invernali 2026

Francesca Porcellato: “Sognavo due Olimpiadi, ne ho fatte 12. Sulla neve ci sono finita per caso”

Classe 1970, soprannome “La Rossa Volante”, Francesca Porcellato è stata una delle atlete italiane più longeve e vincenti delle Paralimpiadi. Oggi è nel consiglio di amministrazione dei Giochi di Milano Cortina.
A cura di Matteo Lefons
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Con tre ori, quattro argenti e sette bronzi alle Paralimpiadi, Francesca Porcellato si è ritagliata un posto tra le leggende dello sport italiano. Anche perché i riconoscimenti li ha ottenuti in tre discipline diverse: atletica leggera, handbike e sci di fondo. La “Rossa Volante” ha iniziato a gareggiare a diciotto anni a Seul nel 1988 per poi smettere nel giorno del suo cinquantaquattresimo compleanno, a Parigi 2024. Ma il legame con le Olimpiadi non si è ancora interrotto, come racconta a Fanpage.it.

Francesca, dopo una lunghissima carriera da atleta, ora è uno dei 14 membri del Consiglio di amministrazione della Fondazione Milano Cortina 2026. Meno divertente che correre, insomma.
Ho fatto l'atleta fino a ieri, certamente preferisco il lato sportivo. Nel corso degli anni ho però vissuto l'Olimpiade da tutti i punti di vista: ho partecipato come atleta, ho fatto la commentatrice e adesso sono all'interno dell'organizzazione. Nel Cda rappresento innanzitutto gli atleti paralimpici. Ci occupiamo di questioni burocratiche come i contratti e diamo consigli su tutto quello che serve, dalla logistica alla scelta del villaggio olimpico. Mi manca solo allenare, poi avrò fatto proprio tutto.

Chissà che non venga anche quello nel futuro. Ma partiamo dall’inizio. Seul 1988, ha esordito appena diciottenne e ha vinto due ori e due argenti in atletica, come ci è arrivata?
È una storia particolare. Inizia a due anni, quando sono stata investita da un camion nel cortile di casa. All’inizio della scuola elementare ho avuto la prima carrozzina: appena ci sono salita ho trovato una libertà che mi era sconosciuta. Il desiderio di correre il più veloce possibile è cominciato in quel momento. Erano gli anni Settanta, non esisteva internet e i giornali non parlavano di sport paralimpici, la disabilità era ancora un tabù. Però mi è capitato di vedere in televisione le immagini di una partita di basket in carrozzina e ho capito che anch'io potevo fare sport.

E poi?
Mi sono allenata da sola nelle strade dietro casa fino ai 16 anni, quando ho incontrato dei ragazzi che facevano parte di una società sportiva per disabili. Il giorno dopo sono andata a vedere una gara, ho provato a correre con le loro carrozzine e mi sono accorta che tutti gli anni di allenamento da autodidatta avevano dato i loro frutti. Mi sono qualificata subito per i campionati italiani, li ho vinti e sono stata convocata per il mondiale. Tutto nel giro di un mese. Ho vinto anche il mondiale e da lì è partita la corsa per le Olimpiadi. Era il 1987 e nell'88 ci sarebbe stata Seul. Ho lavorato tantissimo e, all'ultima gara possibile, mi sono qualificata.

Francesca Porcellato con Alex Zanardi.
Francesca Porcellato con Alex Zanardi.

Che ricordo ha di quella Olimpiade? Era una ragazza giovanissima.
L'Olimpiade mi sembrava inarrivabile, quando me ne parlavano all’inizio non credevo che ci sarei mai andata. È stato emozionante vestire la divisa olimpica, conoscere tutti gli atleti che avevo sempre ammirato in televisione, vedere i tifosi che mi fermavano per gli autografi. Alla cerimonia di chiusura di Seul mi ricordo che stavamo guardando le immagini di presentazione di Barcellona ‘92. Ero lì sognante che mi dicevo: “Chissà fra quattro anni dove sarò, che bello sarebbe fare un'altra Olimpiade”. Mi sembrava già impossibile aver partecipato a una, poi sono arrivata a farne altre undici.

Nove estive e tre invernali, 14 medaglie, passando per tre discipline: atletica, ciclismo e sci di fondo. Come è approdata allo sci?
Sono stata un po' un’apripista nel passaggio tra discipline. Torino 2006, la mia prima paralimpiade invernale, è arrivata per caso. Fino ad allora la neve per me era stata una barriera. All’arrivo di una maratona ho avuto la prima proposta da parte del tecnico della nazionale di sci di fondo. Ero in un periodo di grazia, venivo invitata in tutto il mondo a correre su strada. La mia vita andava già bene, quindi sul momento gli dissi di no. Mi ha chiamato di nuovo a novembre e quella volta mi sono lasciata convincere. All’inizio pensavo che una volta in montagna l'odio avrebbe avuto la meglio, invece mi sono innamorata della disciplina.

L’oro arriva quattro anni dopo, a Vancouver.
A Torino ero arrivata ultima, solo essermi qualificata è stato un miracolo. Quando ho lasciato il campo, ho rallentato nel tratto finale per ricevere gli applausi. Mi sono girata per guardare la pista e ho pensato che ci saremmo rivisti fra quattro anni, è stata una scommessa con me stessa. A Vancouver 2010 ho lasciato lo stadio con l’oro al collo. Quella è stata una gara molto complicata, anche perché ero reduce da una brutta bronchite. Alla fine, sono riuscita a interpretarla molto bene e a evitare le difficoltà della pista. Poi era anche un giorno simbolico, il 21 marzo, l'anniversario del mio incidente, che io considero come il mio secondo compleanno. Sono stata sfortunata perché l'incidente poteva anche non esserci, ma molto fortunata perché avrei potuto non esserci più io.

Tredici edizioni, più di tre decenni, come sono cambiate le Olimpiadi? Sono aumentate le categorie?
Purtroppo no, anzi è successo il contrario. Quando ho iniziato erano di più, le differenze tra disabilità nella stessa categoria erano minime. Sono poi aumentate le discipline, ma non tanto il numero di atleti: c’è stata una scrematura e molte categorie sono state accorpate. Si è parlato di rendere più spettacolari le Paralimpiadi, ma a me sembra che se metti insieme persone con disabilità tanto diverse, poi lo spettacolo lo fa solo chi è meno disabile. In ogni caso è cambiata la figura dell’atleta: nell’88 eravamo dei pionieri, non venivamo raccontati e mostrati, eravamo tutti lavoratori che si allenavano, non c’erano sponsor e soldi per poter vivere di sport. Adesso gli atleti sono in gran parte professionisti, ci sono anche le squadre dei corpi militari.

Francesca Porcellato è nel consiglio di amministrazione dei Giochi di Milano Cortina.
Francesca Porcellato è nel consiglio di amministrazione dei Giochi di Milano Cortina.

5 settembre 2024, il suo compleanno e la sua ultima gara alle Olimpiadi sull’handbike a Parigi. Quarto posto, a un passo dal podio, è stata una questione di categorie?
C’è stata una disparità importante. Nel mio caso ho una lesione midollare all'altezza del seno. Chi è arrivato davanti a me ha tutto il tronco sano e c'è anche chi è doppiamente amputata, cioè non ha il peso delle gambe. Questo quarto posto, in teoria, avrebbe potuto essere un oro se ci fossero state delle categorie eque. Ed è stato così anche a Rio nel 2016. Lì ho vinto un bronzo, ma le due che erano davanti a me prima delle Olimpiadi gareggiavano in categorie diverse dalla mia. Ci sono un po’ di rimpianti, però al tempo stesso mi sono sentita più forte quando mi è capitato di battere queste persone.

Si è ritirata dall’agonismo da meno di un anno, cosa c’è nel suo futuro?
Mi piace molto il mental coaching, poter aiutare le persone che sono in difficoltà e mettere a loro disposizione la mia esperienza. A marzo però arrivano le Olimpiadi e ci sarà anche un po' del mio lavoro in questo bellissimo evento. Per una nazione non è scontato ospitarle e noi siamo fortunati, sono le seconde a distanza di vent’anni. Non sono mancati i problemi nell’organizzazione, ma anche quello fa parte della vita.

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