Chi è e cosa fa l’uomo del ghiaccio, colui che decide davvero chi vince nel curling alle Olimpiadi

Sulla pista di ghiaccio all'interno del palazzetto di Milano Cortina 2026 c'è un signore che cammina all'indietro muovendo i piedi con cadenza ritmata, agitando un piccolo sifone con il quale spruzza acqua sulla superficie gelata. Perché lo fa e a cosa serve quel trattamento effettuato prima che le squadre di curling iniziano a giocare? La persona in questione è Mark Callan, responsabile dei servizi di manutenzione della Federazione mondiale: è l'uomo del ghiaccio, il signore che si prende cura della manifattura del fondo gara. Tutti sono attenti alle pietre, all'azione di spazzolamento e alla precisione millimetrica con la quale i giocatori cercano di piazzare quante più "stones" possibili al centro del bersaglio, ma non sanno che le possibilità di successo o sconfitta sono nelle mani di quell'individuo che sembra avere sulle spalle una specie di annaffiatoio.
Postura e movimento di Callan non sono casuali ma legati a una tecnica precisa per irrorare la pista con un angolo di spruzzo tale da consentire alle microgocce d'acqua di cadere in maniera uniforme su tutta la superficie. È un dettaglio fondamentale così da avere una distesa di pebble (piccoli rilievi) uguale su tutta la pista. A cosa servono queste asperità? La pietra può scivolare, ruotare e curvarsi grazie a questi sassolini. Senza, rallenterebbe rapidamente rendendo il gioco impossibile. Inoltre, l'altezza, la densità e la distribuzione dei ciottoli determinano la velocità del ghiaccio, modulata anche dall'effetto "spazzolamento" dei giocatori per garantirsi traiettoria e direzioni ideali.
Chiarito questo particolare, ne resta un altro: l'andamento da "moonwalk" di Callan. Perché si muove all'indietro? La goccia d'acqua che cade sul ghiaccio non si solidifica subito e se l'uomo procedesse in avanti ne altererebbe la forma con il calpestio dei piedi provocando irregolarità del fondo. Ma non è finita, tocca a lui calibrare in fase di preparazione della pista sia la refrigerazione sia l'equilibrio chimico dell'acqua utilizzata. Lo fa secondo un protocollo molto rigido articolato su alcuni punti essenziali:
Purezza assoluta dell'acqua. Callan non usa comune acqua di rubinetto. Per evitare che sali e minerali creino imperfezioni, l'acqua viene trattata con sistemi di osmosi inversa e deionizzazione. Questo garantisce una lastra omogenea e prevedibile.
Il segreto del "Pebbling". A differenza dell'hockey, il ghiaccio del curling non deve essere liscio. Callan e il suo team spruzzano manualmente micro-gocce d'acqua sulla superficie. Queste goccioline congelano istantaneamente creando una sorta di minuscoli sassolini (pebble).

Il "Nipper". Una volta creato il pebble, la parte superiore delle goccioline è livellata con una lama speciale (il nipper) per creare una superficie d'appoggio piatta ma granulosa, che permette alla pietra di scivolare con meno attrito e di "curvare".
Monitoraggio. Callan tiene sempre sotto controllo la temperatura del ghiaccio e dell'ambiente in tempo reale, anche tramite smartphone. Una variazione di mezzo grado o un cambio di umidità dovuto alla presenza del pubblico nell'impianto può alterare il comportamento della pietra.
A proposito dello scivolamento della pietra, si spiega anche così l'utilizzo delle scope-spazzola da parte dei giocatori: agitandole in maniera frenetica stanno facendo qualcosa di fondamentale, ovvero sciogliere momentaneamente la punta dei pebble creati da Callan e dal suo staff di collaboratori. La sottile pellicola d'acqua lubrifica la traiettoria sulla pista e agevola il passaggio della pietra.