Todt racconta Michael Schumacher oggi e svela un dettaglio sull’incidente: “Stava guardando suo figlio”

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Jean Todt racconta Michael Schumacher oggi e torna sull’incidente di Meribel: “Non guardava davanti, stava guardando suo figlio”.

Jean Todt è una delle pochissime persone che ancora oggi può parlare di Michael Schumacher partendo da un rapporto diretto, non da indiscrezioni. Lo fa senza entrare nelle condizioni cliniche del sette volte campione del mondo, rispettando la linea scelta dalla famiglia dopo l'incidente del 2013. Dice però qualcosa sul Michael di oggi: "Non è più lo stesso Michael che conoscevamo, ma è ancora qui".

L'ex team principal della Ferrari racconta che il loro rapporto continua, semplicemente in una forma diversa: la stessa amicizia, la stessa vicinanza a Schumacher e alla sua famiglia. Poi torna al 29 dicembre 2013, il giorno dell'incidente sugli sci a Meribel, e aggiunge un dettaglio che nella ricostruzione ufficiale dell'epoca non era mai comparso.

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Todt racconta cosa stava facendo Schumacher pochi istanti prima dell'incidente

"Michael non guardava davanti a sé, stava guardando suo figlio, che era con un amico. Poi è scivolato su una roccia ed è andato a sbattere con la testa contro un'altra roccia", racconta infatti l'ex presidente della FIA nell'intervista al podcast En Toute Liberté. Il figlio a cui si riferisce era Mick Schumacher, che quel giorno si trovava a Meribel con il padre.

È un particolare importante soprattutto per un motivo: va attribuito a Todt, non all'inchiesta sull'incidente. Nel gennaio 2014 gli investigatori francesi analizzarono anche le immagini della videocamera montata sul casco di Schumacher e ricostruirono che il tedesco si trovava circa otto metri fuori pista, procedeva a una velocità compatibile con quella di uno sciatore esperto, urtò una roccia con uno sci e cadde in avanti colpendo la testa contro un'altra.

La velocità, gli sci e la segnaletica della pista vennero esclusi tra le cause determinanti. Nella ricostruzione resa pubblica non compariva però il fatto che il sette volte campione di Formula 1 stesse guardando Mick in quel momento.

La telefonata di Corinna e il viaggio immediato di Todt a Grenoble

Todt ricorda anche come venne a sapere dell'incidente. Era appena arrivato a Bali con la moglie per trascorrere le vacanze quando Corinna Schumacher lo chiamò per dirgli che Michael era rimasto ferito e stava venendo trasportato in elicottero a Grenoble.

La prima telefonata di Todt fu al professor Gerard Saillant, con il quale aveva contribuito alla nascita dell'Institut du Cerveau di Parigi. Il giorno successivo raggiunse anche lui Grenoble.

Da allora sono passati quasi tredici anni. Il campionissimo tedesco non è più apparso pubblicamente e la famiglia continua a proteggere con estrema attenzione la sua privacy. Todt è rimasto dentro quella cerchia ristrettissima di persone che può far visita all'ex pilota.

Ed è proprio per questo che le sue parole pesano più delle tante voci che negli anni hanno circondato Schumacher. Non offre un bollettino medico e non descrive cosa Michael possa o non possa fare oggi. Dice soltanto ciò che può dire da amico: "Viviamo diversamente, ma con lo stesso affetto e la stessa amicizia per lui e per la famiglia".

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