Terruzzi: “Quando Michael Schumacher scoprì del tumore di Cereda gli telefonò sempre finché non morì”

Dietro il pilota implacabile, quello dei 7 titoli mondiali e delle 91 vittorie in Formula 1, c'era anche altro. A riportarlo al centro è stato Giorgio Terruzzi, ospite del podcast The BSMT di Gianluca Gazzoli, in cui ha scelto di raccontare non tanto il campione, ma l'uomo Michael Schumacher.
Il passaggio più forte dell'intervista è quello dedicato a Pepi Cereda, inviato Mediaset e compagno di lavoro di Terruzzi per anni nel paddock della F1. Cereda seguiva spesso da vicino Schumacher, anche perché, come ha ricordato lo stesso Terruzzi, tra i due si era creato un rapporto costruito gara dopo gara. Quando però il giornalista si ammalò gravemente e smise di presentarsi ai Gran Premi, l'allora pilota Ferrari si accorse subito della sua assenza e chiese spiegazioni.

Dopo aver saputo che Cereda era stato colpito da un tumore aggressivo e incurabile, il tedesco non si limitò a un gesto di circostanza. La sua reazione, svelata dallo stesso Terruzzi, fu immediata e diretta: "Dammi il numero di telefono" disse infatti al decano del giornalismo automobilistico italiano. Ma non si limitò ad una sola chiamata. Da quel momento, infatti, come racconta ancora Terruzzi, il tedesco cominciò a chiamarlo a casa con continuità, per tenergli compagnia e restargli vicino mentre la malattia correva più veloce del tempo.
Michael Schumacher lo chiamò tutte le settimane a venire, per tre volte alla settimana, fino a quando non morì. È il dettaglio che colpisce di più, perché restituisce il peso umano di un'attenzione tutt'altro che scontata in piena stagione, mentre il pilota era già al centro del mondo dato che si avviava al suo quarto titolo iridato in F1, il secondo consecutivo da alfiere della Ferrari. Terruzzi spiega infatti che quel filo non si interruppe mai: "Michael voleva sapere, chiedeva aggiornamenti, si informava, si metteva in relazione vera con la sofferenza di un altro uomo".
Non il campione di ghiaccio, dunque, non il personaggio spesso descritto come distante, ma una figura capace di fermarsi davanti al dolore di una persona conosciuta nel paddock e di esserci davvero. Per Giorgio Terruzzi, quell'episodio basta da solo a spiegare un lato di Michael Schumacher che dalle telecamere si vedeva poco. Ed è anche per questo che, a distanza di anni, quel gesto continua a riemergere ogni volta che si prova ad andare oltre la leggenda sportiva e a raccontare il lato più nascosto di Michael Schumacher.
Nella memoria collettiva resta difatti il fuoriclasse che ha segnato un'epoca, soprattutto con la Ferrari dei primi anni Duemila, dominando la Formula 1 e diventando uno dei piloti più vincenti di sempre. Ma il ricordo di Terruzzi porta altrove: a un uomo che, nel pieno del suo successo, trovò spazio e tempo per delle telefonate che non avevano nulla a che fare con la pista e tutto a che fare con la vicinanza umana.