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Svolta in F1 sul trucco del motore Mercedes: cambio regolamentare in vista a pochi giorni dal Mondiale

La FIA pronta a modificare i criteri di verifica sul rapporto di compressione dei V6 a meno di un mese dall’inizio del Mondiale di Formula 1 2026: controlli “a caldo” e voto a maggioranza. Ferrari, Honda e Audi spingono, Mercedes rischia l’isolamento.
A cura di Michele Mazzeo
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Il caso-motore che ha agitato l'avvicinamento al Mondiale della Formula 1 2026 prende una piega favorevole al fronte che da settimane chiede chiarezza: Ferrari, Honda e Audi. Il nodo è sempre lo stesso (il presunto "trucco" del motore Mercedes) ed è più politico che tecnico: il regolamento abbassa il limite del rapporto di compressione a 16:1, ma le verifiche, così come impostate fin qui, sarebbero state effettuate a freddo.

Da qui il sospetto: una power unit può risultare "in regola" quando viene misurata a temperatura ambiente, ma comportarsi diversamente quando entra in temperatura. È l'area grigia che i rivali contestano al costruttore tedesco (e, nelle ricostruzioni circolate nel paddock, inizialmente anche a Red Bull), perché a motore caldo alcuni componenti si dilatano e la misura potrebbe salire oltre il tetto previsto. Un vantaggio potenziale difficile da rincorrere, soprattutto a regole appena cambiate.

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A rendere più "concreto" il dibattito, nelle ultime ore è circolata anche un'indiscrezione tecnica rilanciata da Auto Motor und Sport: il presunto trucco non sarebbe una magia elettronica, ma un effetto meccanico legato alla diversa espansione dei componenti con il calore. La teoria (non confermata) parla di pistoni realizzati con lavorazioni particolari (si cita anche la stampa 3D) e di una piccola "camera" aggiuntiva collegata alla combustione tramite un canale molto sottile: a freddo quel volume verrebbe "letto" dai controlli e aiuterebbe a rientrare nel 16:1, mentre a caldo e con pressioni più alte quel passaggio potrebbe non "lavorare" allo stesso modo, facendo di fatto salire il rapporto di compressione durante l'uso in pista. È un'ipotesi, non una prova: ma spiega perché la battaglia si stia spostando dai comunicati ai metodi di verifica.

Nei giorni delle riunioni con la FIA  (una alla vigilia dei test e due dopo Barcellona) la discussione non si è spenta, nonostante la linea dura di Toto Wolff. Il team principal Mercedes, pochi giorni fa, infatti, era stato chiarissimo: "Il nostro sistema è perfettamente legale, in linea con regolamento e criteri di controllo. Gli altri si diano una mossa. Forse qualcuno cerca scuse, nel caso le cose non dovessero andargli bene".

Parole che non hanno chiuso il dossier. Anzi: nell'ultimo confronto tra Federazione, team e Formula 1, secondo quanto riportato da Fulvio Soms su Autosprint, la FIA avrebbe accettato l'ipotesi di cambiare i criteri di verifica. Il punto chiave è questo: misurazioni sì statiche, ma con i componenti del V6 opportunamente riscaldati, per avvicinare il controllo alle reali condizioni di utilizzo. L'orientamento è applicare il nuovo metodo già dal GP d'Australia, quindi al via del campionato.

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Per trasformare le parole in fatti serve però un passaggio formale: la modifica al Regolamento tecnico in corso di stagione non richiede l'unanimità, ma una maggioranza qualificata composta da FIA, Formula 1 e quattro costruttori di motori su cinque. Qui entra in scena Red Bull Powertrains che inizialmente non aveva firmato la lettera di chiarimenti e che ora però sarebbe pronta ad allinearsi. Se così fosse, Mercedes resterebbe l'unica contraria e il clamoroso cambio regolamentare diventerebbe molto probabile.

C'è anche un effetto collaterale: la stretta a quel punto non riguarderebbe solo Brackley. A rischiare contraccolpi, sul piano prestazionale e di messa a punto, sarebbero pure i team clienti McLaren, Williams e Alpine. In un campionato che parte già carico di tensione, la vera novità è che la partita non si gioca più sulle interpretazioni: si sposta sul terreno più duro, quello dei controlli.

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