Perché Alonso resta in F1 fino a 46 anni: il progetto per cui ha firmato non l’ha mai guidato

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Fernando Alonso ha rinnovato il contratto con Aston Martin per un'altra stagione.
Dalle vibrazioni a 300 km/h ai problemi della power unit per il ritardo di sviluppo: il 2026 anonimo è tra i motivi per cui ha rinnovato con l’Aston Martin di Adrian Newey fino al 2027.

Non è solo questione di orgoglio. Se Fernando Alonso ha scelto di restare in Aston Martin e in F1 c'è una ragione precisa, che va oltre la passione. Resta perché non può andarsene proprio ora, dopo una stagione nata sotto una cattiva stella. Perché il progetto che lo aveva spinto a dire sì non si è mai sviluppato davvero. Perché mollare tutto dopo un Mondiale caratterizzato da problemi notevoli non è nelle sue corde. E chiudere la carriera così, dopo un disastro, proprio non gli va. Il pilota spagnolo ha rinnovato il contratto fino al 2027, quando avrà 46 anni, non per ragioni economiche né per i record di longevità: il prossimo, sarà l'anno in cui quel progetto per cui ha firmato può diventare vincente o, almeno, regalargli grandi soddisfazioni.

E il video del finto ritiro non era una semplice gag, ma marketing puro per alimentare la sua narrazione: l'asturiano ha scelto di proseguire l'esperienza al volante della monoposto britannica perché crede "davvero in ciò che stiamo costruendo e so che possiamo avere successo: abbiamo una leadership forte, persone incredibili, partner e strutture". In sintesi: se va via adesso, lascia una macchina di Adrian Newey che non ha mai guidato davvero e un motore Honda finalmente evoluto dopo un secondo anno di nuove regole. E lui vuole esserci.

Perché Alonso resta in Aston Martin fino a 46 anni: c'entrano Newey e Honda

Il 2026 è stato un anno complesso per Aston Martin, a cominciare dal fenomeno delle vibrazioni fino ai problemi di affidabilità e potenza della power unit che hanno provocato enormi disagi ai piloti. In Cina Alonso fu costretto a lasciare lo sterzo con la vettura lanciata a 300 km/h "perché non sentivo più le mani". In Australia il suo compagno di scuderia, Lance Stroll (pure lui fresco di rinnovo) usò una metafora molto efficace per descrivere le sensazioni provate all'interno dell'abitacolo: "È come sulla sedia elettrica". E che dire del distacco di componenti strutturali a causa delle sollecitazioni del telaio? Il pericolo che la monoposto si smontasse in pista portò addirittura il team a optare per un piano avvilente: ritirare le macchine dopo qualche giro. A Miami, addirittura, arrivò lo smacco peggiore per la Casa e per lo stesso Alonso: durante le qualifiche Sprint registrò un tempo disastroso, da F2.

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L'Aston Martin di Alonso durante l'ultimo GP di F1 a Baku.

Ecco perché oggi non usa giri di parole e rilancia: "Mi sono rassegnato all'anonimato, ma sto preparando la sorpresa". La sorpresa è il 2027. È l'anno in cui il progetto dovrebbe andare a pieno regime: secondo anno di regolamento, motore Honda evoluto, macchina interamente figlia di Newey. O la va, o la spacca.

"Vedo i giovani sbagliare e mi sento più veloce": la frase che spiega tutto

Alla BBC Alonso è andato oltre, ha confessato una delle motivazioni strettamente personali che lo hanno indotto a posticipare ancora un po' la linea del traguardo della carriera: "Nelle libere vedo piloti che fanno un sacco di errori, questo mi rasserena. So di essere più veloce di loro". A 45 anni sente di avere ancora qualcosa da dire in pista e dare alla sua Scuderia. È lo stesso motivo per cui Newey lo vuole ancora dopo essere rimasto impressionato dalla grande prestazione nel Gran Premio d'Olanda a fine agosto: è una sorta di collaudatore di lusso a cui affidare la propria creatura affinché l'aiuti a crescere.  E quel "credo davvero nel progetto che stiamo costruendo" può essere letto come una dichiarazione d'intenti e il manifesto della prossima stagione: se finora ha sopportato un anno da comparsa è perché sa che la macchina competitiva sta per arrivare. Ci spera.

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