Patrese svela l’offerta alla moglie di Schumacher per provare a risvegliarlo: “Corinna ha detto no”

Riccardo Patrese e Michael Schumacher hanno corso insieme come compagni di squadra nella Benetton di Flavio Briatore nella stagione 1993: 16 Gran Premi in cui il rampante tedesco, allora 24enne e destinato a fare la storia della Formula 1 con i suoi sette titoli Mondiali (due con la stessa Benetton, gli altri cinque con la Ferrari), ebbe sistematicamente la meglio sull'esperto pilota italiano, che a 39 anni era prossimo al ritiro (avrebbe appeso il volante al chiodo proprio alla fine di quell'anno). I due hanno continuato ad avere un ottimo rapporto anche negli anni seguenti, come Patrese ha raccontato a Fanpage: "Ci sentivamo regolarmente, avevamo un rapporto che andava oltre il lato professionale. Quando seppi dell'incidente gli mandai immediatamente un messaggio: ‘Tutto ok Michael?'. Non c'è mai stata una risposta purtroppo".

Riccardo Patrese si era offerto di provare a risvegliare Michael Schumacher: "Ma la moglie ha detto no"
Una risposta che invece arrivò – svela adesso il 71enne pilota padovano – da parte della moglie di Schumacher, Corinna, che disse no all'offerta fatta da Riccardo per provare ad aiutare il suo vecchio compagno Michael, ridotto prima in coma e poi in una condizione tale da essere pietosamente nascosto dalla famiglia agli occhi del mondo, in seguito all'incidente sugli sci di Meribel del 29 dicembre 2013.
"A volte, se sentono una voce, alcuni ragazzi si svegliano, riconoscono una voce. Ho chiesto a Corinna se volevano che andassi lì e provassi ad aiutare, se potevo. Beh, se avessi potuto, l'avrei fatto, ma mi hanno detto di no, grazie. Non era il momento. Ma quel momento non è mai arrivato", racconta Patrese in un'intervista rilanciata dal ‘Daily Mail'.

L'ex pilota veneto ricorda così Schumacher: "Cosa avrebbe potuto fare oggi? Non lo so, era un uomo molto sportivo e gli piaceva l'adrenalina. Quando ha smesso, ha iniziato a lanciarsi con il paracadute e poi voleva gareggiare in bicicletta, quindi non so cosa avrebbe potuto fare, ma sicuramente qualcosa di azione. Era una persona a cui piaceva lo sport in generale e anche l'azione. Forse avrebbe potuto continuare nel motorsport anche grazie a suo figlio Mick, che corre e probabilmente avrebbe potuto aiutarlo nella sua carriera. Ma è difficile sapere dove potrebbe essere ora, a fare il commentatore o altro".
"Fin dal primo momento ho avuto un ottimo rapporto con Michael grazie alla nazionale piloti – continua Patrese – Lui veniva a giocare a calcio con questa squadra che stavamo organizzando. Lo facciamo ancora per beneficenza. Lui era il capitano della squadra, quando me ne sono andato gli ho dato la fascia da capitano e lui è stato davvero felice di farlo. Prima di tutto, gli piaceva molto il calcio".

Patrese ricorda cosa ha pensato quando Schumacher è arrivato nella sua squadra: "Mi ha colpito il suo atteggiamento, perché ovviamente io ero il veterano e lui il giovane emergente, voleva sempre ascoltare quello che dicevo. Voleva imparare tutto il possibile molto velocemente dalle mie parole, perché pensava che questo ragazzo avesse 17 anni di Formula Uno sulle spalle. E questo è stato il suo atteggiamento per tutta la stagione. Era veloce, molto veloce. Ma allo stesso tempo, mi rispettava molto".