Non guidate con la mano appoggiata sulla leva del cambio: non ve ne accorgete, c’è una limatura progressiva

Se è vero che nelle automobili di nuova generazione – elettriche e ibride, ma non solo – il cambio manuale è in naturale calo, a vantaggio di quello automatico, è altrettanto vero che se guardiamo al parco macchine che effettivamente circola nelle strade, e non alle nuove immatricolazioni, le vetture con trasmissione manuale sono ancora la maggioranza. E dunque in parecchi hanno ancora l'abitudine – quella sì quasi automatica – di guidare tenendo costantemente la mano destra sulla leva del cambio. Un'abitudine che sarebbe meglio non avere, visto che può portare a conseguenze negative, per l'automobile e per il portafoglio.
Guidare con la mano fissa sulla leva del cambio: una pessima abitudine
Il gesto di tenere la mano fissa sul pomello del cambio nasce dalla comodità: la leva si trova a portata di mano, la posizione sembra naturale – trasformando il pomello in un comodo bracciolo – e permette di essere pronti a cambiare marcia in qualsiasi momento, soprattutto nel traffico cittadino, quando i cambi sono frequenti. Ma non tutto quello che sembra fa il bene della vettura.

In realtà questo comportamento, apparentemente innocuo, è una delle abitudini più dannose che si possano adottare al volante. Quel peso apparentemente lieve, esercitato in modo continuativo sulla leva del cambio, innesta infatti un processo di usura silenzioso, lento ma costante, proprio all'interno del cuore meccanico della vettura, andando a toccare componenti interni delicati della trasmissione.
Cosa succede col tempo, un'usura inesorabile: la limatura progressiva delle superfici di contatto
Il pomello che impugniamo è l'estremità superiore di una leva collegata a un sistema articolato di aste e forcelle di selezione. Queste forcelle hanno il compito di spostare i manicotti scorrevoli e i sincronizzatori solo per i pochi istanti necessari a innestare la marcia desiderata. Una volta inserito il rapporto, le forcelle dovrebbero restare in una posizione di riposo, a distanza millimetrica dagli organi rotanti.
Quando invece il peso del braccio e della mano resta continuamente sulla leva, anche una pressione minima e involontaria viene trasmessa lungo tutto il sistema di comando. Le forcelle vengono così spinte a sfregare pezzi che girano a migliaia di giri al minuto. Si genera un attrito anomalo, e di conseguenza del calore localizzato e una vera e propria limatura progressiva delle superfici di contatto.

Col passare dei chilometri, questo sfregamento costante consuma gli strati superficiali delle forcelle, spesso realizzate in materiali più teneri rispetto agli ingranaggi in acciaio. I cambi di marcia diventano meno precisi, a volte si percepiscono scatti o difficoltà di innesto, e in casi estremi la leva può saltare da sola fuori dalla sede durante la marcia, col rischio ulteriore che questa non si inserisca più correttamente.
Alla lunga può essere necessario intervenire sulla trasmissione: una riparazione che, a seconda del modello e dell'entità del danno, può arrivare a costare diverse centinaia o addirittura migliaia di euro, tra ricambi e manodopera. Meglio insomma cambiare abitudine, piuttosto che mettere mano alla tasca.
Perché tenere entrambe le mani sul volante: è anche una questione di sicurezza
Anche perché, oltre all'aspetto meccanico c'è anche una questione di sicurezza. Guidare con una mano fissa sul cambio significa averne una sola sul volante, il che riduce la capacità di reazione in caso di manovre improvvise, buche o situazioni di emergenza. La posizione corretta – non a caso insegnata in tutte le scuole guida – prevede entrambe le mani sull'arco superiore del volante, in modo da mantenere il massimo controllo. Una volta cambiata la marcia, la mano destra dovrebbe tornare immediatamente sul volante, lasciando la leva del cambio libera, senza vincoli e pesi inutili.