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Mossa a sorpresa della Ferrari negli ultimi test prima del mondiale F1: sulla SF-26 c’è un’aletta mai vista

Nei test in Bahrain la Ferrari SF-26 mostra un’aletta mai vista vicino allo scarico: si chiama FTM, nasce da una lettura tra le pieghe del regolamento e punta a sfruttare i gas di scarico.
A cura di Michele Mazzeo
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Quando manca ormai pochissimo all'inizio del Mondiale di Formula 1 2026, la Ferrari ha sorpreso il paddock mostrando, all'avvio del secondo e ultimo test prestagionale in Bahrain, una novità aerodinamica che non si era vista sulle altre monoposto: una piccola ala comparsa nella zona posteriore della SF-26, a ridosso dello scarico, e rivelata solo quando Charles Leclerc è uscito dai box di Sakhir.

Il punto chiave è la posizione. In quell'area i vincoli sono stretti e, di solito, non c'è spazio "utile" per inserire profili aerodinamici senza finire fuori dai limiti imposti dal regolamento. E invece a Maranello hanno trovato una strada: i tecnici possono collocare un dispositivo aerodinamico in quella zona purché resti entro 60 millimetri dal semiasse posteriore. Un limite che normalmente impedisce di "andare oltre" l'estremità dello scarico, ma che Ferrari avrebbe aggirato con una scelta di progetto più profonda.

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La soluzione, chiamata FTM all'interno del box, non sarebbe un pezzo aggiunto all'ultimo minuto. Secondo la logica raccontata dai tecnici, l'intera zona del retrotreno sarebbe stata pensata fin dall'inizio per ospitarla: spostando il differenziale il più indietro possibile, sotto la struttura deformabile posteriore, la SF-26 avrebbe "guadagnato" lo spazio necessario per collocare l'aletta dove altri non possono.

Il vantaggio atteso è legato al modo in cui lavorano le power unit 2026. La gestione dell'energia è più invasiva e, per ricaricare la batteria, il motore termico viene sfruttato anche come "generatore": questo porta a tenere il V6 a regimi elevati più spesso, con una conseguenza semplice da capire anche per chi non è tecnico: i gas di scarico sono presenti in maniera più continua, non solo in rettilineo ma anche in alcune fasi di curva a media e bassa velocità. L'idea è utilizzare quell'energia per dare un aiuto aerodinamico al retrotreno, migliorando stabilità e carico nella zona più sensibile della vettura.

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C'è poi l'aspetto strategico: se l'FTM funzionerà come previsto, per gli avversari non basterà "copiarlo" guardando le foto. Per replicare una soluzione così integrata, servirebbe infatti riprogettare il retrotreno, con costi e tempi che difficilmente si incastrano a stagione iniziata. Ecco perché Ferrari ha scelto di mostrarla solo adesso, nell'ultimo test prima del via del Mondiale: un piccolo vantaggio tecnico protetto dal fattore più prezioso in Formula 1, il tempo.

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