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L’amico di Michael Schumacher svela chi può fargli visita oggi: “Non ci sono solo i nomi che conosciamo”

A oltre dodici anni dall’incidente sugli sci, Michael Schumacher vive protetto da una rete di regole rigidissime volute dalla famiglia. L’ex uomo Red Bull Richard Hopkins racconta come funziona davvero l’accesso alla leggenda della Formula 1: pochi nomi noti, ma non solo quelli.
A cura di Michele Mazzeo
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A più di dodici anni dal devastante incidente sugli sci di Meribel, avvenuto il 29 dicembre 2013, Michael Schumacher resta uno dei grandi misteri dello sport mondiale. Il sette volte campione del mondo di Formula 1 non appare in pubblico dal giorno dell'incidente e le sue condizioni di salute sono protette da un livello di privacy assoluta, imposto con fermezza dalla moglie Corinna.

Da allora, solo una cerchia ristrettissima di persone ha il permesso di fargli visita. Non esistono elenchi ufficiali, né conferme pubbliche. Secondo alcune ricostruzioni della stampa britannica, le persone autorizzate sarebbero meno di dieci, tra familiari stretti e pochissimi amici di lunga data e l'ultima, in ordine cronologico ad avere il permesso, sarebbe stata Laila Hasanovic, oggi fidanzata con Jannik Sinner, ai tempi invece in una relazione amorosa con il figlio del leggendario pilota della Ferrari, Mick Schumacher. Ma la realtà, come racconta chi conosce davvero l'ambiente, sarebbe più sfumata.

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A spiegare come funzionano davvero le regole è Richard Hopkins, ex responsabile delle operazioni della Red Bull e amico di Schumacher nel paddock. Le sue parole aiutano a capire perché attorno a Michael continui a regnare il silenzio. "Penso che sia abbastanza chiaro. Ci sono solo due, tre, quattro persone che conosciamo. Probabilmente ce ne sono altre" ha infatti detto il decano del paddock della Formula 1 (che frequenta fin dal 1987) in una recente intervista rilasciata a Metaspins Sport.

Il punto centrale è proprio questo: non esistono solo i nomi noti. Schumacher, nel corso della carriera, ha costruito rapporti profondi anche al di fuori della Formula 1, lontano dai riflettori. Amicizie che oggi restano invisibili, perché vincolate da un patto di riservatezza totale. "Michael aveva amicizie con persone che non erano proprietari di team di Formula 1 o piloti, quindi sono sicuro che ci siano persone che probabilmente lo vedono e di cui non sappiamo nulla, perché non ne conosciamo i nomi" ha difatti aggiunto

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La famiglia ha imposto regole rigide, ma non militarizzate. Nessun eccesso, nessuna scenografia. Solo una linea chiara: chi entra, non parla. Lo stesso Hopkins lo spiega senza ambiguità: "Sono sicuro che non ci siano guardie armate alla porta della sua camera da letto. Ma ci sono regole piuttosto rigide, e non ne parliamo".

Non esiste una lista scritta, né un protocollo ufficiale. Conta il rapporto umano, la fiducia, la storia condivisa. È per questo che figure come Jean Todt, legate a Schumacher da un'amicizia ventennale, continuano a essere considerate parte del cerchio: "Se sei Jean Todt, la tua amicizia è a un punto tale che va bene. Non credo ci sia una regola scritta o una lista di nomi. È solo una di quelle cose note".

Hopkins chiarisce anche un altro aspetto spesso frainteso: non tutti possono chiedere di entrare. Anzi, quasi nessuno. Lui stesso si chiama fuori: "Non proverò a far visita a Michael, perché so che non accadrà e sono una delle migliaia di persone che si trovano nella stessa situazione e sanno che non è possibile" ha infatti chiarito.

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Il silenzio attorno a Schumacher non è solo una scelta emotiva, ma anche una necessità di sicurezza, soprattutto dopo il recente tentativo di ricatto legato a immagini e documenti medici sottratti alla famiglia. Un episodio che ha rafforzato ulteriormente la volontà di blindare ogni accesso.

Delle sue condizioni attuali non esistono conferme ufficiali. Si ritiene che Schumacher non sia in grado di comunicare, ma restano solo ipotesi. Hopkins, però, lascia spazio a una speranza personale, senza mai trasformarla in certezza: "Ci sono state segnalazioni nel corso degli anni, e non so se siano vere, secondo cui guarda le gare e reagisce se succede qualcosa sullo schermo".  Un'idea, più che un'informazione. Ma che racconta bene il senso di tutto: Michael Schumacher è ancora al centro di un mondo che lo protegge, selezionando con cura chi può stargli accanto. Non per nascondere, ma per difendere ciò che resta della sua vita privata.

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