Kimi Antonelli scartato dalla Ferrari prima della Mercedes: “Dissero che era troppo piccolino”

La vittoria nel GP di Cina 2026 ha rimesso tutto sotto una luce diversa. Kimi Antonelli ha vinto il suo primo Gran Premio in Formula 1, riportando un italiano sul gradino più alto del podio vent'anni dopo Giancarlo Fisichella e confermando, in appena due weekend di stagione, di essere il talento su cui Mercedes aveva deciso di puntare davvero. A Shanghai il 19enne bolognese è diventato anche il secondo più giovane vincitore di sempre in F1, dietro solo a Max Verstappen.
Ed è proprio per questo che oggi torna a galla una domanda che accompagna da tempo la sua ascesa: com'è possibile che un pilota nato e cresciuto a Bologna, a circa 45 chilometri da Maranello, non sia finito nell'orbita della Ferrari? La risposta, in realtà, era già arrivata molto prima del debutto in Formula 1, in un'intervista rilasciata a Fanpage.it da suo padre Marco Antonelli.

Il passaggio chiave è netto e racconta bene come si sia consumato l'incrocio mancato tra il giovane talento italiano e la Rossa. Alla domanda sui contatti con la Ferrari, Marco Antonelli rispose così: "Lui correva con il marchio Ferrari quando debuttò nei kart e all'epoca c'era Massimo Rivola (oggi CEO di Aprilia Racing, ndr) come responsabile della Ferrari Driver Academy che lo voleva inserire subito nel programma ma poi gli dissero che era troppo piccolino per fare una valutazione. Quello fu l'unico momento in cui c'è stato un contatto con la Ferrari, quindi parliamo di prima che ricevessi la chiamata dalla Mercedes".
Dentro questa risposta c'è tutto. Prima della Mercedes, anche la Ferrari, all'epoca guidata da Maurizio Arrivabene, aveva visto da vicino Kimi Antonelli, ma decise di non affondare il colpo. O meglio: preferì fermarsi, ritenendolo ancora troppo piccolo per una valutazione vera. Poco dopo arrivò invece la chiamata di Toto Wolff, che su di lui ha costruito un percorso preciso, fino a portarlo in Formula 1. E oggi, con la vittoria di Shanghai, quella scommessa appare già vinta anche agli occhi di chi allora aveva dubbi sulla sua prontezza.

Ovviamente non si tratta di un processo a posteriori della scelta fatta diversi anni fa dal management della Ferrari, bensì la volontà di fotografare il paradosso che salta immediatamente agli occhi di chi ha visto il più promettente driver del panorama motoristico del nostro Paese trionfare nel campionato automobilistico più prestigioso con un team tedesco con sede in Gran Bretagna. Il pilota italiano più promettente della sua generazione, cresciuto nel cuore della Motor Valley, infatti è diventato l'uomo simbolo della Mercedes. E mentre a Maranello si continua a inseguire il titolo con Leclerc e Hamilton, a prendersi l'Italia della F1 è stato un ragazzo che la Rossa aveva incrociato, senza però decidere di puntarci davvero.