Kimi Antonelli e il gilet che in F1 dovrebbe salvarti e ti fa bollire: “Acqua a 50 gradi, ho avuto un colpo di calore”

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Kimi Antonelli ha spiegato le sensazioni negative del gilet che riscalda e non raffredda.
Nel Gran Premio di Singapore si ripete lo scenario e i piloti sono spaccati sull’adozione del cooling vest, che a costi elevati e non funziona ancora a dovere.

Il gilet refrigerante in F1 è qualcosa che è meglio non avere addosso. Non è un paradosso ma la realtà di un complemento che avrebbe dovuto agevolare la vita dei piloti nelle monoposto e che, adesso, gli stessi piloti preferiscono non indossare. Almeno fino a quando non si troverà il giusto equilibrio tra esigenze di budget, comodità dell'abbigliamento supplementare e corretto funzionamento dell'impianto di raffreddamento senza inficiare l'energia vitale delle monoposto. "L'anno scorso l'ho usato due volte e sono andate entrambe male – ha ammesso Andrea Kimi Antonelli -. La prima volta non andava e la seconda volta la pompa interna si è rotta". E le conseguenze dell'avaria sono state tremende per il pilota. "Ad Austin per tutto il corso di una sessione il sistema pompava acqua a 50 gradi al posto di raffreddarmi".

La brutta sensazione provata da Kimi Antonelli

La sensazione era di sentirsi in una stufa o, peggio, bollire come in una pentola a pressione: invece di salvarti dal caldo estremo, quel sistema quasi ti cucina. "Ho accusato un colpo di calore", ha svelato il leader del Mondiale che ha preso una decisione: meglio restare così com'è e allenarsi a sopportare quelle condizioni che sottoporsi a un disagio insopportabile. "Sarebbe fantastico se avessimo la certezza di poter utilizzare uno strumento affidabile… allo stato dei fatti, è meglio che conti solo su me stesso". In sintesi, accollarsi un po' di sofferenza e di stress fisico tale da perdere anche 3 kg nell'abitacolo per le sollecitazioni esterne, è il male minore.

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Max Verstappen s'è detto contrario all'utilizzo del cooling vest.

A Singapore c'è lo stesso scenario di Sepang: situazione di heat hazard per le temperature elevate e, in più, un'aria malsana. E se i Team hanno scelto di dirottare le risorse ad altre voci del pacchetto di aggiornamenti non è solo per una questione di tetto obbligatorio agli investimenti, ma anche  perché dal punto di vista tecnico non si è riusciti ancora a trovare una soluzione strutturale efficace. E visto che non è nemmeno obbligatorio da regolamento avere quella dotazione, si può anche soprassedere sull'opportunità o meno di avere il cooling vest.

Piloti spaccati sul cooling vest, Verstappen: "Cavi fastidiosi in macchina"

La FIA ha concesso 50mila dollari extra budget cap per sviluppare il gilet, più altri 75mila per renderlo confortevole. Ma non basta. Il paddock è spaccato anche per questo, Isack Hadjar e Max Verstappen della Red Bull guidano la fronda anti giubbotto refrigerante. L'uno è categorico ("andrebbe vietato e basta") l'altro motiva il dissenso senza giri di parole: "Con questo gilet hai questi cavi fastidiosi nella macchina. Quindi, ti limita solo i movimenti. Non ne ho bisogno. Anche se funzionasse per un'ora e mezza, non ne ho bisogno. Tanto non funziona comunque per un'ora e mezza. Non ho mai visto che abbia funzionato così a lungo".

Non tutti la pensano così. Charles Leclerc, infatti, è possibilista: "Funziona bene per 15 o 20 giri… almeno ho un po' di sollievo". Mentre George Russell e Carlos Sainz sono favorevoli, sempre che si trovino le risorse e le competenze necessarie per perfezionare hardware e compatibilità di sistema con le nuove monoposto. Per il momento, si arrangi ci può.

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