Il gilet refrigerante che diventa una stufa: perché in F1 a Singapore i piloti corrono senza

Immagine
La Mercedes ha rinunciato ai gilet refrigeranti per Antonelli e Russell.
A Singapore è prevista situazione da heat hazard e si corre con aria malsana. Eppure anche in questo GP diversi team correranno senza gilet refrigerante. Il caso Mercedes spiega perché.

Il Gran Premio di F1 a Singapore si correrà con una doppia allerta: l'heat hazard dichiarato dalla FIA per il picco di calore e i rischi dell'aria malsana, con raccomandazione esplicita alle persone di limitare sforzi prolungati all'aperto. È una delle tappe del Mondiale più dure, quella in cui un pilota può perdere anche 3 kg per le temperature che nell'abitacolo superano i 50 gradi. Eppure in griglia saranno sprovvisti dei gilet refrigeranti: non è solo questione di budget cap, come emerso a Sepang anche per le osservazioni di George Russell sulla scelta della Mercedes. Il sistema stesso può diventare un problema più grande del caldo.

Perché il gilet per raffreddare diventa una stufa

Il giubbotto da solo non basta a rinfrescare il driver, ha bisogno di un impianto che tenga freddo il liquido che circola nei tubicini inseriti sotto la tuta ignifuga. Da quest'anno non c'è più una batteria esterna a regolare il funzionamento del sistema, tutto è integrato nell'elettronica della monoposto e i team non sono ancora riusciti ad assicurare copertura sufficiente per tutta la durata di una gara. In buona sostanza: se il ghiaccio si scioglie con largo anticipo, inizia a circolare acqua calda e a quel punto averlo addosso è peggio che non averlo affatto. È l'effetto stufa. E poiché l'adozione del gilet da regolamento è facoltativa, molti piloti preferiscono non usufruirne.

Il costo del circuito di raffreddamento è solo una parte del problema

I costi dell'impianto che rientrano nel tetto di spesa complessivo sono solo una parte del problema. Le Scuderie possono sì beneficiare di fondi aggiuntivi, ma a una condizione: garantire un prodotto effettivamente funzionante. Se non ci riescono, l'onere della spesa è tutto a loro carico e non hanno diritto a indennizzi. L'impossibilità, almeno per il momento, di offrire una soluzione certa ha frenato molte Case dall'accollarsi un rischio economico importante. E dal punto di vista della Mercedes, dopo aver valutato le opzioni disponibili, si è giunti alla conclusione che non valeva la pensa spendere soldi per qualcosa che non apporta miglioramenti.

Immagine

Meglio evitare di bruciare risorse e tenere, anche in occasione del weekend di Singapore, i 5 kg di zavorra imposti dalla FIA per chi non usa quello strumento e rinunciare a un componente che pesa, ingombra (gli stessi conducenti lo hanno definito scomodo), può trasformarsi in una sorta di stufa e soprattutto succhia energia preziosa alla power unit (con tutto quel che comporta per le ricadute sulle prestazioni).

Perché i piloti accettano di correre senza giubbotto refrigerante

I piloti non hanno una linea unitaria sulla questione e, oltretutto, non sono solo loro ad avere voce in capitolo. Russell ha dichiarato espressamente di volere il gilet, Verstappen s'è detto contrario sostenendo che gli allenamenti in sauna lo aiutano a essere preparato a quelle condizioni estreme. Due posizioni che spiegano bene, al netto di aggiornamenti che comportano tempo e risorse extra, quali siano le perplessità. Per questo dalla GPDA (l'associazione che rappresenta i piloti di F1) chiedono che vi sia un fornitore unico e costi fuori dal budget così da avere un sistema uguale per tutti, realmente funzionante. E finché sarà così soprattutto in situazioni come Singapore, dove tra caldo estremo e aria malsana si perdono fino a 3 kg in gara, si continuerà a correre preferendo la zavorra al refrigerio.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views