Horner rompe il silenzio sul suo licenziamento in Red Bull: “Jos e Max Verstappen non sono i responsabili”

La nuova stagione di Drive to Survive riporta al centro una delle vicende più pesanti dell'ultimo mondiale di Formula 1: il licenziamento di Christian Horner dalla Red Bull. Nell'episodio dedicato al suo addio, l'ex team principal parla per la prima volta in modo esplicito e lo fa con un messaggio netto, perfettamente in linea con il punto chiave del caso: Jos e Max Verstappen, secondo lui, non sono i responsabili.
Il 52enne britannico, rimosso nel luglio 2025 dopo vent'anni alla guida della scuderia di Milton Keynes e sostituito da Laurent Mekies, descrive l'uscita di scena come un trauma personale prima ancora che professionale. "Provo un reale senso di perdita e di dolore. È stato tutto piuttosto improvviso. Non ho avuto davvero l'opportunità di dire un addio come si deve", racconta alle telecamere Netflix. Un passaggio che conferma quanto il divorzio sia stato vissuto come una rottura brusca, nel pieno della stagione e in un clima già segnato da tensioni interne.

Il punto più rilevante, però, arriva quando il focus si sposta sul ruolo della famiglia Verstappen. Dopo mesi di voci e ricostruzioni sul peso di Jos nella guerra interna alla squadra, Horner sceglie di smarcarsi da quella lettura: "Il padre di Max non è mai stato il mio più grande fan. È sempre stato molto esplicito su di me. Ma non credo che i Verstappen siano stati responsabili in alcun modo".
L'ex numero uno Red Bull indirizza invece la responsabilità verso i vertici del gruppo, indicando una matrice politica e aziendale della decisione. "Penso che questa sia stata una decisione presa da Oliver Mintzlaff, con Helmut Marko a dare consigli dalle linee laterali. Penso che alla fine le cose siano cambiate all'interno dell'azienda, all'interno del gruppo. Il fondatore è morto. E dopo la morte di Dietrich, probabilmente è stato ritenuto che avessi troppo potere".

È il passaggio che pesa di più, perché collega direttamente il suo allontanamento alla lotta di potere in Red Bull esplosa dopo la scomparsa di Dietrich Mateschitz. In sostanza, Horner riconosce che il suo ruolo era diventato troppo centrale in una fase in cui la proprietà ha scelto di ridisegnare equilibri e catena di comando. Le difficoltà sportive della Red Bull nella prima parte del 2025 avrebbero fatto il resto, offrendo il contesto ideale per chiudere un'era.

Il risultato è una versione che non cancella le frizioni con Jos Verstappen, ma sposta il baricentro della vicenda rispetto alla versione fornita da Helmut Marko: non una resa ai Verstappen, bensì una decisione maturata nei piani alti della Red Bull GmbH, con Mintzlaff e Marko (poi messo da parte a fine stagione) che in quel momento si issavano al centro della nuova architettura di potere. Una lettura che riapre il caso Horner proprio mentre il paddock continua a interrogarsi sul suo possibile ritorno in F1 come azionista dell'Alpine.