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È morto Sandro Munari, il Drago del rally italiano aveva 85 anni: con la Lancia è diventato leggenda

Dopo una lunga malattia Munari si è spento a Bologna all’età di 85 anni: a bordo della Lancia ha vissuto imprese storiche, diventando uno dei piloti di rally più forti di tutti i tempi.
A cura di Ada Cotugno
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Il rally italiano perde il suo Drago, una delle più grandi icone di tutta la sua storia: Sandro Munari è morto oggi all'età di 85 anni a Bologna in seguito a una lunga malattia. Ha legato la sua carriera ai successi con Lancia, segnando un'epoca d'oro a cavallo tra gli anni '60 e i primi anni '80 dove ha conquistato due titoli italiani, un titolo europeo e la Coppa Fia del 1977. Il Drago di Cavarzere, come era chiamato da tutti, non ha abbandonato la sua passione neanche dopo il ritiro che ha dedicato tutto all'organizzazione di corsi di guida sicura presso il circuito di Adria.

I grandi successi di Munari

È stato uno dei più importanti rallysti della storia italiana che ha legato quasi tutta la sua carriera alla Lancia, la macchina con cui ha conquistato i risultati più importanti. L'unica eccezione è stata la Targa Florio del 1972, dove ha gareggiato e vinto a bordo di una Ferrari 312 PB. Nato il 27 marzo 1940 a Cavarzere, in provincia di Venezia, Munari ha cominciato la sua carriera a 24 anni come navigatore al fianco di Arnaldo Cavallari con cui ha vinto gare importanti, ma presto il suo talento spicca il volo trasformandolo in uno dei piloti più carismatici di sempre. Il Drago ha scritto la storia del rally italiano fissato il record storico di quattro successi ottenuti nel rally di Montecarlo, il più prestigioso al mondo: il primo è arrivato a sorpresa nel 1972, seguito poi da quelli raggiunti tra il 1975 e il 1997 che lo hanno portato nella leggenda, sempre a b ordo della sua Lancia.

Munari festeggia la vittoria del rally di Montecarlo nel 1977
Munari festeggia la vittoria del rally di Montecarlo nel 1977

Munari è diventato il primo italiano a conquistare il campionato del mondo rally per piloti, contribuendo ad alimentare la popolarità di questo sport anche in Italia grazie alle sue vittorie, alla sua dirompente personalità e a uno stile di guida unico e spettacolare. Il pilota ha sfiorato anche l'ingresso in Formula 1 nel 1973, quando gli venne proposto di correre il Gran Premio del Sud Africa al posto dell'infortunato Nanni Galli al volante di una Iso Marlboro IR. Ma Cesare Fiorio, allora direttore sportivo della Lancia, non gli consentì di  cogliere l'occasione.

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