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C’è il primo verdetto della F1 sul trucco del motore Mercedes: com’è andata la riunione FIA

La FIA non vieta subito il presunto trucco sul rapporto di compressione dei motori Mercedes e Red Bull 2026. Ferrari, Audi e Honda chiedono chiarezza: cosa si sono detti al summit.
A cura di Michele Mazzeo
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La prima grande polemica tecnica del Mondiale F1 2026 arriva prima ancora che si accendano i motori. Nel confronto tra i costruttori e la FIA, un appuntamento già in calendario e poi diventato "caldo" per le voci di paddock, non è arrivata la stretta chiesta da Ferrari, Audi e Honda: al momento, nessuna decisione per vietare il presunto trucco attribuito a Mercedes e, a cascata, a Red Bull Ford.

Il nodo è il rapporto di compressione del V6: il regolamento lo fissa a 16:1, un limite che incide direttamente su prestazioni ed efficienza. L'ipotesi contestata dai rivali è semplice da spiegare: la misura avverrebbe a motore "freddo" e fermo, mentre in pista con temperature più alte alcuni componenti si dilaterebbero modificando di fatto la geometria interna, avvicinando il pistone alla testa del cilindro e alzando la compressione "a caldo". Risultato atteso: più rendimento, più cavalli e consumi più bassi, restando però legale alla verifica.

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Il meeting FIA non cambia le regole: nessuna messa al bando immediata

Da quanto filtra, la discussione non si è trasformata in una resa dei conti. Il focus si è spostato soprattutto su cosa cambiare eventualmente in futuro (controlli più efficaci, chiarimenti di interpretazione), più che su un intervento immediato che riscriva lo scenario a stagione iniziata. In altre parole: lo status quo regge, almeno fino al via dei test F1 (i primi sono in programma dal 26 al 30 gennaio a Barcellona).

Perché Audi, Ferrari e Honda spingono e cosa può succedere ora

Audi è tra i più esposti sul tema, ma sa che presentare un reclamo "al buio" è complicato: nessuno può guardare dentro le power unit degli altri, e senza un elemento tecnico preciso la protesta rischia di restare una mossa politica. Mattia Binotto lo ha detto chiaramente: "Se è vero, si tratta sicuramente di un vantaggio significativo in termini di prestazione e tempo sul giro. E questo farebbe la differenza, quando si parla di competizione in pista. Ma non spetta a me dimostrarlo o saperlo, tutto è nelle mani della FIA".

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La Federazione, dal canto suo, prova a raffreddare i toni. Nicholas Tombazis aveva inquadrato così il clima attorno al meeting: "Non credo comunque che si tratti di un argomento così importante a differenza di come viene trattato a livello mediatico. La riunione non è una resa dei conti, discuteremo di alcuni meriti tecnici dell'argomento e credo che andrà tutto bene. È una priorità assoluta assicurarsi che non ci siano controversie, perché vogliamo correre e non stare seduti in tribunale dopo la prima gara" aveva infatti detto il direttore delle Monoposto FIA alla vigilia dell'attesa riunione.

Il punto è che, a questo livello di sviluppo e con i tempi industriali dei motori, cambiare hardware in corsa è tutt'altro che banale. Per questo la partita si sposta su controlli più stringenti (ad esempio misure anche in condizioni operative) e su eventuali correttivi regolamentari: una strada che, realisticamente, avrebbe effetti dal 2027 più che sul debutto del 2026. E se il vantaggio per i motorizzati Mercedes (e, forse, anche Red Bull Powertrains Ford) c'è sempre l'ADUO, il meccanismo introdotto dalla FIA per supportare i motoristi in difficoltà, offrendo concessioni tecniche e ore di sviluppo extra, a cui sarà possibile attingere dopo il sesto GP stagionale (questa è la prima deadline fissata per le prime verifiche delle prestazioni medie delle Power Unit fissata dalla FIA). Intanto, la sensazione nel paddock è che la questione resti aperta: il "primo verdetto" c'è, ed è politico prima che tecnico. Ma la polemica non è finita.

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