video suggerito
video suggerito

Carlo Pernat: “L’enfisema mi ha cambiato la vita. Ho una bombola con me, faccio il manager da casa”

Carlo Pernat si racconta a Fanpage.it analizza la MotoGP tra Aprilia in crescita, Ducati in difficoltà e un mercato già deciso: focus su Marquez, Bastianini e le nuove gerarchie.
A cura di Fabio Fagnani
0 CONDIVISIONI
Immagine

Carlo Pernat non è mai stato uno da mezze misure. Diretto, ruvido, autentico: uno che nel paddock ha visto tutto, vissuto tutto e spesso anticipato tutti. Oggi la sua vita è cambiata, rallentata da problemi di salute che lo hanno costretto lontano dai circuiti. Ma la testa, quella no, corre ancora veloce come una MotoGP sul rettilineo. Dalla sua casa, continua a osservare, analizzare e raccontare un mondo che conosce meglio di chiunque altro. E lo fa senza filtri, come sempre: tra ricordi di un motociclismo fatto di passione e follia, retroscena mai banali e uno sguardo lucidissimo sull’attualità. Dall’Aprilia dominante alle difficoltà Ducati, dal momento complicato di Marc Marquez al talento puro di Enea Bastianini, fino ai giochi già fatti del mercato: Pernat legge la MotoGP con l’esperienza di chi c’era prima di tutti.

Partiamo da te. Come stai e quanto è cambiata la tua vita nell’ultimo periodo?
Quell’enfisema mi ha un po’ cambiato la vita: non il cervello, non la testa, non la voglia, non la capacità. Però è chiaro che la quotidianità è diversa. Non posso prendere aerei, non posso muovermi tanto. Ho una bombola a casa, sono obbligato a tenerla: prima la usavo, adesso fortunatamente no. Il lavoro però continua: lo faccio da casa e vado avanti finché ho cartucce da sparare. Non posso più fare il manager “da paddock”, perché quello è un lavoro che richiede presenza costante, ma posso comunque restare dentro questo mondo. Collaboro con Sky, GPone, Radio24… insomma, le cose da fare non mancano.

Ma?
Certo, stare a casa non è come vivere in movimento. Io per 46 anni non mi sono mai fermato. I primi momenti non sono stati facili, poi devi anche essere consapevole: ho vissuto 46 anni meravigliosi, ora cerco di viverne altri 46 in modo diverso, ma sempre dentro la mia passione.

Prima delle moto, una parentesi sul calcio e sul Genoa: che idea ti sei fatto?
Genova è una piazza calda, con quasi 30 mila abbonati, una delle migliori in Italia negli ultimi anni. Il problema è che non ha mai avuto una proprietà davvero strutturata per fare il salto. E poi lì hai due squadre, quindi diventa tutto più complicato. Secondo me è stata sprecata un’occasione importante ai tempi di Gasperini. Io lo conosco bene: voleva gestire tutto, ed è normale per uno come lui. A un certo punto però è stato messo davanti a un aut aut: o lui o il figlio del presidente. È stata fatta una scelta, ma se fosse rimasto Gasperini, con giocatori come Milito e Thiago Motta, si poteva costruire qualcosa di molto più grande.

Carlo Pernat è un’istituzione nel mondo della MotoGP.
Carlo Pernat è un’istituzione nel mondo della MotoGP.

Tu hai avuto anche un’esperienza nel calcio, giusto?
Sì, e ho fatto anche una “cagata”, lo dico chiaramente. Avevo proposto una cosa a metà tra Aprilia e Genoa. Non funzionò, litigammo e me ne andai. Avevo tre anni di contratto, ma sono fatto così: diretto. Ci sono limiti professionali che non supero.

Se dovessi fermare il tempo in un momento della tua carriera, quale sceglieresti?
Tutti direbbero Aprilia, ma io dico Cagiva. Perché? Perché lavoravo con Claudio e Gianfranco Castiglioni: due pazzi veri, ma con una passione incredibile. Era un ambiente in cui si lavorava divertendosi. Io ho sempre pensato che il lavoro nasca dal divertimento e dalla passione. Lì succedeva di tutto: Claudio usciva dall’ufficio, si metteva la tuta e provava la 500 nei cortili. Era follia pura, ma bellissima.

E anche dal punto di vista industriale erano anni particolari…
Assolutamente. Ricordo la Ducati Paso presentata a Palazzo Chigi, con Craxi che sale sulla moto: una scena incredibile.
I Castiglioni hanno salvato Ducati, senza di loro oggi probabilmente non esisterebbe. E poi compravano marchi come MV Agusta quasi “al volo”. Non era marketing studiato: decidevano tutto in un attimo.

Quanto è stata importante la fortuna nella tua carriera?
Tantissimo. Ho lavorato con proprietari veri e appassionati: Castiglioni, Beggio… e con Jan Witteveen, che era un mago dei due tempi. Costruire su una moto vincente è molto più facile. E lì bastava chiedere: andavi in ufficio e dicevi “ci servono 100 milioni” e ti facevano l’assegno. In una settimana cambiavi una moto. Oggi è impensabile.

Passiamo all’attualità MotoGP: ti aspettavi un’Aprilia così forte e tre vittorie consecutive di Bezzecchi?
Mi aspettavo un’Aprilia competitiva, sì. E anche un Bezzecchi in crescita, soprattutto mentalmente. Ma tre vittorie consecutive in tre circuiti così diversi no, non me lo aspettavo. Mi aspettavo che stesse lì a lottare con Ducati, non che vincesse così tanto e così subito. E che riuscisse a ridimensionare Ducati e Marquez.

Marquez non ha mai iniziato così male (al netto delle stagioni appena successiva all'infortunio).
Sì, ma non è al 100% proprio per via dell'infortunio subito a Mandalika. Poi la Ducati sembra aver fatto dei passi indietro. Forse è anche quello che succede a dare lo sviluppo della moto a un solo pilota? Non lo so. Me lo domando, ma c'è ancora tutta una stagione che è pronta a smentirci.

Bezzecchi e Martin dominatori dell’inizio di stagione in MotoGP.
Bezzecchi e Martin dominatori dell’inizio di stagione in MotoGP.

E su Martin?
Sinceramente non gli davo due lire. Due mesi fa lo imboccava la fidanzata, per via del pesante infortunio, aveva passato problemi importanti. Sia fisici che mentali. Chi dice che se lo aspettava mente… forse solo il suo capo meccanico, ma più per una questione di fiducia e rispetto. Martin sta andando fortissimo e forse ha più chance di vincere il titolo di Bez perché lo spagnolo sa già come si fa.

Quanto pesa il momento complicato della Ducati?
Tantissimo. C’è un Marquez che non sta bene fisicamente: lo vedi, si tocca la spalla, ha ancora problemi dopo quella caduta. E quando non stai bene fisicamente, anche la testa ne risente. Poi c’è una moto che, rispetto a quella del 2024, è più difficile da mettere a posto. E Bagnaia non è nel suo miglior momento. Dice che migliora e poi si scioglie. Diggia (Di Gianantonio, nda) è l'unico che sembra trovarsi bene sulla moto. Quindi sì, Aprilia ha trovato la finestra giusta.

Ti aspetti una reazione Ducati in Europa?
Un po’ sì, ma non rivoluzionaria. Io mi auguro gare sempre aperte, con più protagonisti. Sarebbe il massimo.

Tornando a Marquez. Un inizio così, ti fa cambiare strategia?
Sì, cambia. Ma tutto dipende dalla condizione fisica. Jerez sarà la cartina di tornasole: se torna a vincere, allora è ancora lui. Se fatica, diventa dura. Lui viene da due anni infernali. L’anno scorso era come se fosse “due Marquez insieme”, faceva cose incredibili. Ora è in una fase diversa. Io sono convinto che lui stia meditando al ritiro, è anche per questo che il rinnovo tarda ad arrivare.

Parliamo di Enea Bastianini: svolta vera o pista favorevole?
Spero sia una svolta. Enea è un talento naturale enorme, uno dei più grandi. La pista gli piace, ma il punto è un altro: KTM deve capire chi ha in casa. Secondo me hanno puntato troppo su Acosta e meno su di lui. Se non lo capiscono, fanno un errore. Enea è da top 5, sempre.

Enea Bastianini, pupillo e ex assistito di Pernat.
Enea Bastianini, pupillo e ex assistito di Pernat.

Quanto ha pesato l’infortunio del 2023 nella sua carriera?
Tantissimo. Quella caduta con Marini gli ha compromesso il primo anno in Ducati. E perdere un anno lì è devastante. Senza quell’infortunio, secondo me se la giocava con Bagnaia. Poteva diventare campione del mondo o lottare per diventarlo. Sarebbe stato diverso, ma il motorsport è questa cosa qui.

A livello di Motomercato, si muoverà qualcosa a breve o tutto rimandato al Mugello come spesso accade?
I giochi, in realtà, sono già fatti. Ora si aspetta solo il momento giusto per ufficializzare, ma è tutto deciso. Dorna e Liberty Media però vogliono che si attenda, forse giustamente. Anche perché un pilota che sa già che deve andare via non rende al 100%. E in questo sport c'è bisogno di massima concentrazione e massima performance.

Ci dai qualche indicazione?
Le voci sono chiare: Acosta verso Ducati ufficiale, Bagnaia in Aprilia, Martin in Yamaha. Il resto vedremo.

Martin può pentirsi della scelta Yamaha?
L’ha fatta prima di tutti, quando sapeva già certe dinamiche. Mettiti nei suoi panni: tanti infortuni, carriera già pesante, e una proposta economica enorme. È stata una scelta più economica che tecnica. Sì, magari oggi qualche dubbio gli viene… ma diciamo che “si mangia le mani con il caviale”. È brutto da dire, ma va in Yamaha a fare la pensione.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views