Andrea Iannone è stato squalificato per 4 anni. La decisione definitiva l'ha presa il TAS, il Tribunale Arbitrale dello Sport. Il pilota di MotoGP ha perso anche l'appello e ora la sua carriera sembra finita. Iannone era stato fermato lo scorso 17 dicembre e aveva ricevuto una sanzione di 18 mesi perché era stato trovato positivo dopo i controlli antidoping del Gran Premio della Malesia del 3 novembre 2019. La sostanza vietata trovata negli esami era il Dostranolone, uno steroide androgeno esogeno anabolizzante. Adesso, addirittura, la sanzione è più che raddoppiata.

Prima 18 mesi di squalifica, ora stop di 4 anni

Iannone si è sempre professato innocente e aveva detto anche in tribunale di aver assunto quella sostanza in modo accidentale. Tutto era frutto di in un'intossicazione alimentare. I Giudici contestarono allo stesso pilota e alla sua scuderia la mancanza di controllo sui prodotti presenti nelle sostanze assunte. La Federmoto sospese subito il centauro abruzzese. I problemi legati al Covid hanno rallentato l'iter giudiziario perché già nella scorsa primavera sarebbe dovuta arrivare la sentenza. La difesa sperava di limitare i danni, considerato che la squalifica si sarebbe conclusa nel giugno 2021 e l'annata 2020 è di fatto conclusa. Ma evidentemente la versione del pilota con è stata confermata dalle prove scientifiche e di laboratorio.

La carriera di Andrea Iannone è (quasi) finita

Pare impensabile pensare che dopo una squalifica di quattro anni il pilota nato a Vasto possa tornare in pista, anche se di sicuro avrà tanta voglia di tornare a competere. Ma realisticamente uno stop così pesante potrebbe produrre il ritiro di Iannone, che ha corso da professionista per 15 anni – dal 2005 al 2019. Un successo in MotoGP, in una gara in Austria del 2016, tredici in totale. Ora sarà liquidato dall'Aprilia, che lo ha difeso strenuamente e che dovrà ingaggiare un nuovo pilota per la stagione 2021.