Pippo Pozzato: “Proposi un confronto tra ciclismo e Federtennis. Ora loro hanno Sinner e altri, noi il nulla”

Mentre si prepara a pedalare per la "Together Crossing for Pelagos", una traversata benefica da Viareggio a Montecarlo in staffetta sul Mediterraneo a bordo di una water bike, Filippo Pozzato conferma ancora una volta il suo amore viscerale per la bicicletta in ogni sua forma, dalla fatica estrema delle eliche sott’acqua alle grandi battaglie a favore del professionismo.
In esclusiva a Fanpage.it si sofferma anche sui temi caldi del momento, come il lancio di giovanissimi talenti, primo tra tutti Paul Seixas al Tour de France. Con la consueta dose di lucidità che lo contraddistingue, il pensiero finale di Pozzato è tranchant: "Giusto o sbagliato oggi non conta più nulla. È il sistema che te lo chiede. E Seixas al Tour a 19 anni è l'esempio perfetto di un sistema sbagliato". Una realtà cinica ma resa necessaria da regole non scritte e regolamenti del ciclismo moderno, dove il talento va sfruttato e verificato subito, ai massimi livelli. Lo sguardo di Pozzato si fa ancora più amaro, poi, quando parla di UCI e calendario, dove conferma: "Non c’è alcuna meritocrazia".
Così come quando parla di una Federciclismo con cui i rapporti restano difficili e di un intero sistema al collasso. Ma senza mollare mai: "Passo spesso per un rompiballe, ma io faccio tutto per il ciclismo", con una visione precisa: prima o poi qualcosa cambierà. Anche osservando modelli virtuosi: "Non è un caso o una coincidenza se oggi il tennis sta raccogliendo i frutti di una programmazione e un lavoro precisi". La sua testa dura resta quella di chi crede che, soffrendo ancora qualche anno ma con strategie chiare, si possa ripartire con idee più chiare: "Non per fare ciclismo da beneficenza, ma per quello che è: un vero business. Sostenibile"
Pippo, anche quest'anno hai aderito alla "Together Crossing for Pelagos" una maratona in water bike: ennesima dimostrazione del tuo amore viscerale per il ciclismo in ogni sua forma?
Avevo già partecipato due anni fa a questo evento, organizzato per raccogliere fondi. Divertente e faticosissimo: pensa a pedalra su una bici da spinning con delle eliche sulla ruota dietro che vanno sott'acqua… ma quando si muovono con le onde, ci sono dei momenti che vai spesso a vuoto, degli altri momenti che spingi e fai una fatica terribile per l'acqua, che ha un attrito enorme.
A proposito di bicicletta: dalla water bike torniamo sulla terra, anzi in strada: chi è uscito meglio tra i big dalla stagione delle Classiche e del Giro d'Italia?
Sicuramente Pogacar, anche se io sono di parte e tifo sempre per Wout van Aert, che ha fatto comunque molto bene. Poi Vingegaard grazie alla vittoria al Giro d'Italia, direi questi tre.
All'appello manca Evenepoel però, perché?
Perché lui è un passo più indietro: si è intestardito a fare Grand Tour e ora vuole andare al Tour de France, ma secondo me è difficile che sia al livello di P0gacar e Vingegaard, soprattutto in salita perché hanno una marcia in più. Oltretutto Pogacar ha una percentuale di presenza e di vittorie che non credo l'avesse nemmeno Merckx. E un po' annoia.
Cioè, Pogacar non fa bene al ciclismo?
Ma no… sicuramente fa bene al ciclismo avere un personaggio così, però se la storia si ripete sempre rischi di far perdere un po' di interesse… Io l'anno scorso al Mondiale ho acceso la televisione, ho visto che ha attaccato, che ha staccato tutti eho spento la TV. Si sapeva già come finiva.
Qualcuno che ti ha sorpreso in positivo, a parte i soliti noti, c'è stato?
Piganzoli, che conosco bene perché lo seguo e sapevo che aveva un grandissimo potenziale, ancora migliore di Pellizzari. Soprattutto sulle corse a tappe più lunghe. Ti dirò al Giro ero anche convinto che vincesse la Maglia Bianca, se la sarebbe meritata.
A proposito di Maglia Bianca e di giovani: Pippo Pozzato ds in ammiraglia avrebbe fatto correre Paul Seixas al Tour a 19 anni?
Sicuramente è uno che va molto forte e che può fare molto bene, anzi: farà bene. La domanda da farsi, e che ci rivolgevamo con Guercilena già tempo fa, è un'altra ed è più generale: "È giusto che questi ragazzini vengano lanciati da subito tra i pro ai massimi livelli?"
E la risposta?
Semplice: giusto o sbagliato non conta più. E' il sistema che te lo chiede. Se non lo fai tu, lo fanno gli altri e quindi rimani a quel punto indietro e non puoi permettertelo. E' una cosa che va fatta, è diventata normale; oggi è ritenuto giusto fare così, senza troppe domande.

Ma per te, è comunque troppo prematuro o no?
La mia risposta è molto cinica: sei pagato per fare questo e non devo pensare di farti durare 10 anni. Devo guardare ad oggi, farti andare forte, devo capire che doti hai e se sei da Grand Tour oppure no, il prima possibile. Quindi, no: non è troppo presto. E sì, va portato al Tour.
Nel 2004 ci fu un altro giovanissimo, di nemmeno 22 anni che vinse una tappa al Tour, un certo Pippo Pozzato. Conosci?
Sì… però era un ciclismo diverso. Anch'io sono passato giovane e giovane, però i primi due/tre anni non mi hanno mai fatto fare un grande giro, anche perché a quel tempo funzionava così.
Ma com'è trovarsi al Tour da ragazzino, è proprio come dicono tutti, un frullatore?
Sicuramente è la corsa più stressante che c'è, con un interesse mediatico elevato che ti conduce ad uno stress inimmaginabile in corsa. C'è sempre molto nervosismo, ci sono tante cadute, tutti i migliori si che sono lì, il livello è altissimo. Diventa una corsa complessa al di là di dislivelli e altimetrie.
Cosa hai provato in quel frangente, tagliare il traguardo per primo al Tour?
Era il mio primo grande giro ed eravamo al sesto giorno. Mi sono sentito catapultare in un mondo diverso, che poi è quello veramente reale del ciclismo. Avevo già vinto un po' di corse anche l'anno prima, però il vero ciclismo lo si respira in quegli eventi. Chi ha corso e non ha mai fatto Giro o Tour, mai una Roubaix o una Liegi non può dire di esser stato un professionista. Ha solo scherzato: nei grandi Giri o nelle Monumento devi esserci. Poi puoi anche arrivare ultimo.
E tornando a quella tua prima vittoria al Tour?
A 21 anni ho imparato a capire cosa c'era intorno… ero solo un ragazzino e ad un certo punto mi son visto arrivare 150 giornalisti che ti girano intorno e ti tempestano di domante. E' veramente un frullatore, perché inizi a non capire e ti dici "Ma che cos'è sta roba?". Pressioni che ad esempio, al Giro d'Italia non ci saranno mai.
A proposito di Giro, l'ultimo è stato decisamente desolante non solo per quanto abbiamo fatto noi italiani, ma anche per chi vi ha partecipato, sei d'accordo?
L'hai detto tu… non l'ho detto io, giusto?
Non sei d'accordo allora?
No, concordo ma ogni volta che parlo io, poi mi accusano di fare polemiche. Ma è evidente che sia stato così. Ti dico: io ho guardato mezza tappa, non l'ho neanche più guardato perché neanche mi è interessato alla fine… E non è colpa del Giro d'Italia in sé, capiamoci. Se è ridotto così è colpa del sistema e di chi c'è dentro.
Dunque, di chi è la colpa?
È colpa di tutto un insieme di cose che andrebbero riviste, partendo dai regolamenti UCI e non solo. Anche di chi l'organizza: lo dovessi gestire io, lo gestirei in maniera completamente diversa. La realtà è che si stanno chiedendo sempre più soldi per un prodotto che alla fine si sta mostrando sempre più scadente: è l'esempio che questo sistema non va, non funziona, non va bene, ci sta facendo morire. Ma per tutti io sono semplicemente un polemico.
Difficile darti torto visto che ci sono dei dati che parlano chiaro: nell'ultimo decennio il sistema ciclismo è andato al collasso, con le iscrizioni fino agli juniores che sono calate circa del 25%, le gare regionali e nazionali attorno al 45%. E i costi sono triplicati.
E poi mi vengono a criticare perché voglio fare pagare il biglietto? Ma non è che me lo invento io, cazzo: quelli che ha citato sono dei dati, giusto? Però poi leggo i commenti della gente che dice che Pozzato lo fa solamente per arricchire le proprie tasche…
Un discorso che avevamo già trattato e che scatenò parecchi polveroni: ti riferisci a quello?
Sì, perché poi tutti si fermano al titolo. Poi però non approfondiscono, basterebbe leggere tutta una intervista. Preferiscono non capire che questo è un lavoro: organizzare lo si fa non per beneficenza ma anche per guadagnare e poter reinvestire. Certo che si vogliono e si devono fare i soldi, ma il problema è che gli unici che li fanno è il Giro d'Italia, il Tour de France e basta. E allora che si prendano anche le loro belle responsabilità sull'intero movimento che sta andando allo sfascio. E si decida una volta per tutte anche a livello internazionale: vogliono che esistano solo Tour, Giro e Vuelta? Bene, che lo dicano e lo facciamo: a quel punto, però, possiamo cambiare mestiere tutti.
Oppure dar vita all'One Cycling, il movimento fuori dal regime UCI promosso dai magnati arabi?
Secondo me quella sarebbe la cosa più intelligente da fare perché trattano la questione così com'è, come un business. Ma se lo dico io poi ti vengono a dire: "Il ciclismo è di tutti". No, signori: lo sport ad alto livello professionistico è un lavoro, è un business.
Però il Giro del Trentino è diventato il Tour des Alpes, lo stesso Giro di Svizzera ha cambiato formato. Qualcosa di diverso si sta provando a fare, no?
Sì ma restano tutti in difficoltà: il des Alpes ha avuto problemi anche quest'anno, nonostante sia entrata Infront per provare a portare dentro degli sponsor e quant'altro. Il Giro di Svizzera pure: mi hanno chiamato l'altro giorno per sapere se fossi interessato, perché sono indebitati. Ma scusa: se con le società che hanno non riescono a estinguere i debiti, deve pensarci quello scemo di Pozzato cacciando magari 5-6 milioni? Ma scherziamo o cosa?
La sensazione che resta è che tutti ci provano, ma nessuno ci riesce. Tranne Pozzato con il "Ride to Dreamland", con cui stai rivalorizzando le grandi corse del Veneto: com'è che ci riesci tu e non gli altri?
Perché da almeno 5 anni sto investendo, anche perdendo, nel mio piccolo. Un po' alla volta vado avanti, anche con il famoso discorso del fare pagare il biglietto: il ciclismo deve diventare uno sport sostenibile, l'evento deve essere sostenibile, altrimenti tra 10 anni non ci sarà più niente. E poi mi ritengo fortunato per l'aiuto che mi ha sempre dato la Regione Veneto.
Una pulce fuor d'acqua?
Sì, devo solo dire grazie grazie all'amministrazione precedente e anche all'attuale perché hanno sempre investito e messo la loro parte. Hanno sempre saputo gestire le situazioni pur avendo budget limitati e la bravura è stata proprio lì: sono stati bravi a lavorare con pochi soldi e nonostante tutto siamo riusciti sempre a far tutto.
Anche in un momento del calendario molto difficile e limitante.
Non farmi parlare della programmazione UCI.
Perché?
Ti dico solo questo: mi hanno messo il Giro d'Olanda nello stesso periodo [dal 13 al 18 ottobre, ndr] una gara che comunque non funziona, che era stata cancellata e poi è stata già spostata per mancanza di adesioni. E l'UCI che fa? Non la declassa, anzi la ripropone, si offrono soldi alle squadre. Che così vanno là e non vengono da noi. Non c'è alcuna meritocrazia.
Non è anche la dimostrazione che politicamente l'Italia non vale nulla?
Valiamo meno che zero, non abbiamo potere. Poi però quando racconto queste cose, tutti si incazzano. Ma abbiamo una classe dirigenziale che non conta niente, che non è all'altezza, non è competente. Ma cosa devo dire? "Bravo, continua così"?
Ti stai riferendo alla Federciclismo?
Sì perché addirittura non mi aiuta, a me la Federazione non ha mai dato una mano. Ho portato i mondiali gravel in Italia da solo ma nessuno se n'è interessato: nessuno che mi ha chiesto che problemi avessi, se fossi in difficoltà, come poterli affrontare e risolvere. Ho avuto problemi reali, visto che non poi più preso i soldi promessi da un ente pubblico. Ma io non ho lasciato buchi… mi son rimboccato le maniche e ho pagato tutto. Ma sai cosa avrei dovuto fare?
No.
Fare come fanno tutti quanti: lasciare là un chiodo [un debito, ndr]… Ma io ho una faccia sola e non sputo dove mangio: ho pagato tutti, ho fatto più fatica del previsto e al posto di metterci due anni ce ne ho messi quattro. Però ora ho una azienda che produce utili e, sempre lottando, abbiamo aumentato gli eventi come la Veneto Woman che ora sarà alla seconda edizione, ma abbiamo ulteriori progetti: vorrei fare anche la Classica per le donne, solo che adesso non ho le risorse, magari la faremo l'anno prossimo.
E sul fronte delle istituzioni come va: ti agevolano o trovi difficoltà?
Trovi Comuni che non vogliono chiudere una città per una giornata intera perché per loro diventi un problema. Se lo fa il Giro d'Italia va bene, se lo fai tu col Giro del Veneto no. Sembra un capriccio di Pozzato, che vuole rompere le scatole e chiudere strade, paesi, città. Però pensa: l'anno scorso al Giro del Veneto abbiamo fatto numeri migliori del Lombardia, una cosa incredibile.
Non te lo aspettavi?
No, non ce lo aspettavamo ma dopo abbiamo capito, analizzando il tutto: avendo avuto Jsaac Del Toro [il talento messicano della UAE Emirates che poi ha vinto la corsa, ndr]c'era molto interesse dal Sud America e nelle televisioni sudamericane, che hanno fatto degli ascolti esagerati. Abbiamo dei numeri in mano che sono veramente importanti, ma nessuno ne parla. Dobbiamo pagare perché vengano scritti degli articoli… son tutti fuori di testa: io pago per fare pubblicità al massimo, non per un pezzo di cronaca.
E dalla Federazione solo silenzio?
Sì, la colpa è anche di una federazione che negli ultimi anni si è mossa poco o niente. Le cose da fare sarebbero semplici per per tirar su i numeri, per poter trovare più risorse economiche, per avere più importanza, più potere, tutti. Basterebbe aprire un canale di confronto con le persone del settore, competenti, ed ascoltare quali proposte avrebbero da fare per promuovere il ciclismo dalla base. E invece cosa vedi? L'esultanza e le foto con Elia Viviani che vince l'oro.
Ora pure con Viviani ce l'hai?
Ma no: io quando vedo Elia Viviani, di cui sono non amico ma di più e del quale ho una stima esagerata, sono felicissimo soprattutto vederlo vincere la medaglia d'oro. Ma io guardo anche il rovescio della medaglia e sono disperato perché dico: "Siamo aggrappati a uno di 37 anni che l'ultimo giorno di gara della sua vita ha vinto una medaglia d'oro". Ma è una follia: va bene andare a farmi le foto con chi vince la medaglia d'oro all'ultimo mondiale che fa in carriera, ma non può bastare. Stiamo andando al cimitero… Siamo aggrappati a lui, a Filippo Ganna. Prima eravamo aggrappati a Vincenzo Nibali: ma dietro di loro nessuno si è mosso veramente per affrontare una ricostruzione, che doveva partire 15 anni fa.
Ora è tardi?
Assolutamente no, non è mai tardi per nulla: basta tirare una linea, decidere una strategia, un progetto che possa portarci da qua ai prossimi 10 anni ad avere qualcosa di concreto. Soffriamo altri 5 anni? Va bene, ma che problema c'è? Si guarderebbe comunque al futuro. Ed è per questo dico di guardare e imparare ad esempio dal tennis.
Un esempio positivo?
Di più. Ciò che hanno fatto nel tennis non è un lavoro che è partito adesso, perché non c'è solo Sinner. Ti va fuori lui perchè sta improvvisamente male e ti ritrovi con altri tre azzurri in semifinale [è accaduto nell'ultimo Roland Garros, ndr]: non è un caso o una coincidenza, ma è il frutto di un lavoro fatto nel tempo. E' vero: lui personalmente è un fenomeno che ti nasce ogni 100 anni, ma devi saperlo gestire e essere bravo nel cavalcare l'onda il più possibile. Perché sono riusciti? Perché c'è un movimento che funziona, hai un sistema che ha imparato ad autoalimentarsi. Io, in tempi non sospetti, ho studiato come funziona e l'avevo proposto alla nostra Federazione già 5 anni fa. Avevo proposto: "Andiamo a parlare con Binaghi e facciamoci spiegare che progetto hanno fatto per arrivare ad avere 10 giocatori nei primi 100".
Risultato?
Non sono mai stato ascoltato.