Mohoric accusa: “Paul Seixas non testato”. Dura replica dell’Agenzia antidoping: “Nessun favoritismo”

Il "caso" dei test antidoping a tappeto all'interno del gruppo dei corridori ancora presenti al Tour de France a inizio terza settimana tiene banco, ancor più di vittorie, classifiche e ritiri eccellenti. Tutti parlano di quanto stia accadendo a margine delle tappe, prima e dopo, con una serie di controlli effettuati in modo massiccio e, per diversi atleti, in maniera non proprio ortodossa a tal punto da spingere l'Associclisti ad avere emanato una nota ufficiale in cui si richiede di trattare gli atleti come "professionisti" e non come "criminali". A ciò ha risposto l'ITA, supportata dall'UCI, con un comunicato formale in cui ha difeso l'operato dei commissari antidoping.
Il clima è diventato però rovente di giorno in giorno: Matej Mohoric ha rotto il silenzio portando alla luce quella che il corridore della Bahrain Victorious considera a dir poco una "anomalia": "Il corridore francese non si è sottoposto ai test", riferendosi evidentemente al giovane Paul Seixas. Altrettanto pronta la risposta formale dell'ITA, l'Agenzia Internazionale che si adopera per l'antidoping: "Nessun favoritismo. Le nostre decisioni si basano su fatti, valutazioni del rischio, prestazioni, risultati e analisi scientifiche, informazioni e indagini, nonché sull'analisi dei dati". Nel frattempo si corre la 18a frazione e le tappe alpine decisive per la classifica finale sono alle porte: ma non sembra più importare a nessuno.
Cosa è successo al Tour: i test antidoping nel cuore della notte, la rabbia dei corridori
Cosa sta succedendo al Tour? La "bomba" è esplosa tra la notte di sabato e domenica con la comunicazione dei test effettuati su Pogacar, Vingegaard e relativi compagni di squadra in piena notte. Tutto legittimo e legittimato dalla richiesta formulata al Tribunale di Parigi che, competente in materia, ha concesso i test con successivo avvallo di UCI e di ITA. Ma scatenando malumore e polemiche tra i corridori e, adesso, alzando anche sospetti su eventuali favoritismi. A lanciare il sasso è stato il corridore della Baharain Victorious Matej Mohoric che ha rilasciato una intervista infuocata al quotidiano Sportal, sottintendendo un occhio di riguardo per alcuni colleghi: "Io stesso ho avuto un controllo alle 5 del mattino, che per noi è praticamente nel cuore della notte, visto che andiamo a letto a mezzanotte e facciamo colazione alle 10. Un po' una seccatura che ci priva del riposo e consuma un sacco di energie". Fin qui, un'osservazione che è stata condivisa dai più, poi l'accusa.
Le accuse di Mohoric verso Paul Seixas e la risposta dell'ITA: "Nessun favoritismo"
"Stiamo pagando per il passato del ciclismo, ma anche così, sarebbe opportuno stabilire dei limiti umani o, quantomeno, garantire la parità di trattamento per tutti" ha continuato Mogoric per poi arrivare al punto focale del proprio discorso: "Sappiamo, infatti, che questo ciclista francese, ben posizionato nella classifica generale, non è stato sottoposto a questo test." Nessun nome, ma è bastato un semplice riferimento per indirizzare l'utente finale del pensiero: Paul Seixas, il diciannovenne transalpino che in Francia è considerato alla stregua di un semidio.

Dichiarazioni che sono detonate fino a produrre il classico effetto esplosivo a catena: chiamata indirettamente in ballo, l'ITA, Agenzia internazionale che si occupa dei test, ha reagito duramente, perché la ricostruzione di Mohoric non corrisponde effettivamente al vero: tutta la Decathlon CMA CGM è stata testata nella prima serata di lunedì 20. Semmai, il punto è che non ha subito un controllo "invasivo" durante il riposo. Tanto però è bastato per creare una frattura tra controllori e controllati: "Le nostre decisioni si basano su fatti, valutazioni del rischio, prestazioni, risultati e analisi scientifiche, informazioni e indagini, nonché sull'analisi dei dati. Questo approccio ci consente di agire con la massima precisione e imparzialità possibili, indipendentemente da qualsiasi influenza esterna, interesse politico o opinione".
Una nota in cui l'ITA sottolinea anche la propria imparzialità e indipendenza totali: "L'ITA è responsabile della strategia antidoping del Tour de France, non l'AFLD. Abbiamo il nostro personale per la raccolta dei campioni durante i controlli antidoping. L'AFLD potrebbe occasionalmente supportare l'ITA fornendo personale aggiuntivo per la raccolta dei campioni, se necessario, ad esempio durante la missione di screening del lunedì sera, ma la decisione su chi viene testato e quando rimane di competenza dell'ITA". Una specifica non secondaria perché il sospetto è che, basandosi sul nullaosta di un Tribunale di Parigi, usufruendo dell'appoggio dell'Agenzia Nazionale francese antidoping, vi potesse essere una sorta di "tutela" nei confronti dell'enfant-prodige francese.

Intanto si corre: 18a tappa che apre il trittico alpino che porterà all'Alpe d'Huez
Illazioni e sospetti rispediti al mittente, con l'avvallo finale dell'UCI: "Condurre tali test al di fuori del normale orario lavorativo rimane una misura eccezionale, riservata a circostanze limitate e giustificate". Intanto il Tour de France prosegue con la 18a tappa, una frazione di 185,2 chilometri con partenza da Voiron e arrivo a Orcières-Merlette, con un dislivello totale di circa 3.900 metri e 4 Gran Premi della Montagna che si prevede ancora una volta decisiva per la classifica generale e un gustoso preludio a ciò che attenderà il gruppo nei prossimi due giorni: la scalata per due volte della mitica Alpe d'Huez. Ma a nessuno sembra davvero interessare.