Jonas Vingegaard chiede protezione in bici: perché gli serve una vera guardia del corpo

Jonas Vingegaard ha lanciato l'allarme: i ciclisti professionisti, soprattutto quelli più noti a livello internazionale, hanno bisogno di maggiore protezione in bici. Perché? Qual è la minaccia che incombe su di loro? E da chi o cosa devono guardarsi? Il campione danese lo dice senza filtri: ha bisogno di spazio e tranquillità quando si allena ma molti "amatori" e fan spesso dimenticano che quando è in strada ad allenarsi vanno usati rispetto e massima cautela. "Non ho alcun problema a concedermi per una foto ma non mi piace affatto che si mettano dietro di me a ruota", ha ammesso all'emittente TV 2 Sport alla vigilia della Parigi-Nizza che correrà domani (8 marzo) e di una stagione nella quale punta – come lui stesso ha dichiarato – punta alla vittoria del Giro d'Italia.
L'incidente a gennaio scorso per l'invadenza di un amatore in bici
A gennaio scorso, in seguito a una caduta durante un allenamento in Spagna, il team Visma | Lease a Bike ha sottolineato proprio questo principio: "Lasciate che i ciclisti possano allenarsi senza interferenze". L'incidente, che per fortuna non provocò conseguenze gravi, fu causato un tifoso che aveva cercato di seguirlo durante una discesa ad alta velocità. Vingegaard ha spiegato che, sentendosi un po' sotto pressione, ha calcolato male traiettoria e tempo d'ingresso in una curva ed è finito sull'asfalto. Ecco perché ha scandito un concetto, che è al tempo stesso un messaggio e un appello, molto chiaro: "È una questione di sicurezza: se qualcuno è troppo vicino, rischia di farsi male o di causare un incidente".
La richiesta di protezione: perché il danese vuole una guardia del corpo
La richiesta di protezione personale, però, non è solo una forma di prevenzione per evitare capitomboli pericolosi ma risponde a un'esigenza precisa: la presenza di persone troppo vicine, che si affiancano in strada e iniziano a parlare o, addirittura, provano a scattare un selfie al volo – senza nemmeno valutare l'opportunità di farlo in determinati momenti e condizioni di traffico – può compromettere la concentrazione e la qualità dell'allenamento.

Vingegaard non è solo tra le stelle del ciclismo a esporre una considerazione del genere: anche Tadej Pogacar ha più volte sottolineato l'importanza di allenarsi senza distrazioni, tanto che l’UAE Team Emirates accompagna lo sloveno con una moto durante le sessioni in Spagna per tutelarlo dall'invadenza dei fan e dai rischi che comporta.
Avere una guardia del corpo, quindi, è la soluzione migliore per garantire la sicurezza necessaria ai corridori. "Se qualcuno ci segue al limite della sicurezza allora si deve intervenire in qualche modo – ha aggiunto Vingegaard -. Come? Magari con un accompagnatore o ricorrendo ad altre misure, solo così possiamo lavorare – cosa che molti dimenticano quando ci vedono in strada – senza correre rischi inutili".