Gli insulti razzisti dei ciclisti durante il Giro d’Italia a Nocera Inferiore: “Terroni! Vesuvio erutta”

"Terroni sono". E ancora: "Vesuvio erutta". A urlare insulti razzisti sono alcuni ciclisti del Giro d'Italia mentre la carovana Rosa passa attraverso le strade di Nocera Inferiore (in provincia di Salerno) e si dirige verso Napoli per la conclusione della sesta tappa. Un brutto episodio scaturito da nulla che non sia un'offesa gratuita scagliata contro il pubblico che assiste in maniera composta e con semplice curiosità.
Un brutto episodio che ha un precedente sempre nella città dell'Agro e risale addirittura a 12 anni fa: stesso copione, stesso impropero lanciato da uno dei corridori che, camuffato nel mucchio di concorrenti e con l'agio della velocità, tira quelle parole come pietre e fugge via. Scoppiò il caso e il corridore che pronunciò quell'epiteto ci tenne a chiarire che s'era trattato solo di un equivoco, che l'offesa percepita in realtà era parte di un dialogo goliardico con alcuni compagni di team, che non aveva alcuna intenzione di arrecare ingiurie.
È la stessa cosa anche oggi? I video condivisi dagli utenti sui social non rivelano particolari del genere ma si può sentire, aguzzando le orecchie, quella brutta associazione di parole che spesso echeggia (anche) negli stati italiani. "Vesuvio erutta"… "terroni" è quel che si sente una delle clip che hanno alimentato il tam tam dello sdegno in Rete, poco dopo arriva anche la risposta colorita di una delle persone in strada. "Figlio di…".
Non è l'unico episodio di cronaca "sfumata nera" che ha scandito il passaggio del lungo serpentone di ciclisti. Ce n'è stato un altro che pure appartiene alla scelleratezza dei singoli. È successo in una rotonda tra Brusciano e Marigliano. Anche in questo caso si tratta di un cliché già visto in altre occasioni: protagonista dell'episodio biasimevole, imbarazzante, inaccettabile è un ragazzo che si sistema sul ciglio del marciapiede per avvicinarsi il più possibile ai ciclisti in transito in quel momento.
Il giovane non si limita a osservare, nelle sue intenzioni c'è altro e lo si intuisce dalla postura, da come si rivolge a un altro ragazzo che è accanto a lui e cerca in qualche modo di trascinare con sé: si sporge per dare una manata ai corridori, che in quel tratto sono costretti a rallentare sia perché s'è venuto a creare una sorta di imbuto nel quale convergono tutti gli altri concorrenti sia per la conformazione del percorso. Il ragazzo prende il rimprovero di uno dei ciclisti che si volta verso di lui, tende il braccio e fa un gesto eloquente con la mano.