È morto Alcide Cerato, dirigente attento alla crescita dei talenti con il suo ‘modo’: ciclismo in lutto
Il ciclismo italiano perde una figura che ha attraversato epoche e ruoli diversi, lasciando un segno profondo dentro e fuori dalle corse: nelle scorse ore è morto Alcide Cerato, ex professionista, imprenditore e soprattutto dirigente capace di costruire intorno a sé una vera scuola di ciclismo.
Nato a Legnaro l’11 febbraio 1939, la sua carriera da corridore professionista si sviluppò tra il 1961 e il 1964 con la Molteni dopo un percorso dilettantistico impreziosito da numerosi successi: partecipò anche a due edizioni del Giro d’Italia, mentre tra i risultati più significativi spiccano il terzo posto al Giro di Lombardia del 1962 e i secondi posti nella Coppa Placci e nel Giro del Trentino dello stesso anno. Nel 1963 arrivò ancora terzo alla Coppa Placci.
Dalle corse alla scoperta dei talenti: il ‘modo Cerato' che ha fatto scuola nel ciclismo italiano
La sua esperienza agonistica terminò però bruscamente nel 1964, a causa delle conseguenze di una caduta al Giro di Lombardia. Fu allora che Cerato intraprese una nuova strada, quella imprenditoriale, rilevando l'attività del suocero. Nel 1965 fondò a Milano l’Impresa San Siro, destinata a diventare una realtà di riferimento nel settore funerario. Anche in questo campo seppe distinguersi per capacità innovativa, introducendo il modello della ‘Casa Funeraria' ispirato all’esperienza statunitense.
Il legame con il ciclismo, tuttavia, non si interruppe mai. Cerato divenne dirigente di diverse formazioni dilettantistiche e fu protagonista anche nelle istituzioni federali, arrivando a ricoprire incarichi di rilievo nella Federazione Ciclistica Italiana e alla presidenza del Consiglio del Ciclismo Professionistico.
È soprattutto attraverso la Nuova Baggio San Siro che il suo nome è rimasto legato alla scoperta e alla crescita di giovani corridori. Sotto la sua guida passarono talenti come Moreno Argentin, Pierangelo Bincoletto, Maurizio Bidinost, Roberto Bressan e Stefano Allocchio. Cerato aveva un'idea precisa della formazione: severità, ambizione e attenzione quasi maniacale alla crescita degli atleti. Un approccio personale, riconoscibile, che nell'ambiente finì per essere identificato come il ‘modo Cerato'.
Era un dirigente diretto, energico e non sempre disposto ai compromessi, ma proprio questa personalità gli consentì di costruire una realtà capace di valorizzare corridori destinati poi a lasciare il segno. Nel 2019, all’età di 80 anni, aveva annunciato il ritiro dall’attività per dedicarsi alla pensione. Anche dopo l’acquisizione della San Siro da parte del gruppo HOFI, la famiglia Cerato ha continuato a mantenere ruoli di responsabilità nel progetto.
Con la sua scomparsa se ne va dunque un protagonista di una parte importante della storia del ciclismo italiano: prima corridore, poi dirigente e talent scout, sempre con la stessa determinazione. Un uomo che seppe trasformare la passione per il ciclismo in una vera missione, contribuendo a formare generazioni di atleti.