Decathlon fa la furba e vola in Svizzera per bloccare Seixas: scatta così l’operazione rinnovo
La formazione ciclistica WorldTour francese Decathlon CMA CGM ha recentemente completato l'iscrizione del proprio agente pagatore nel registro di commercio del Canton Ginevra, in Svizzera, una mossa, confermata ufficialmente dai portavoce del team e che potrebbe passare anche in secondo piano se non fosse legata a doppio filo con una strategia ben precisa: trattenere in ogni modo Paul Seixas, il talento nascente del ciclismo mondiale già da tempo oggetto di mille voci sul suo futuro. Una "furbata" fiscale e amministrativa che abbatterà i costi del team e il conseguente peso economico dei contratti ai corridori, compreso il "wonderboy" transalpino al quale potrà così essere facilmente aumentato l'emolumento, evitandone la fuga.
Con il contratto del giovane talento in scadenza alla fine del 2027 e le sirene di tutti i principali concorrenti pronti a offrire cifre monstre per "prenotare" Seixas, il team francese gestito da Vincent Lavenu ha scelto di ingaggiare una vera e propria ingegneria fiscale e societaria che di fatto servirà a bypassare il peso economico delle tasse e dei contributi del modello francese, spostando l'intera gestione degli stipendi in Svizzera, un Paese da sempre a fiscalità agevolata.
Cosa ha fatto tecnicamente la Decathlon: l'architettura dell'operazione
Per comprendere la portata di questa manovra bisogna analizzare l'impalcatura amministrativa su cui poggiano i team del WorldTour. La squadra non ha cambiato nazionalità di licenza sportiva, né ha trasferito il proprio centro operativo tecnico o i propri magazzini, che restano saldamente in Francia e quindi per l'UCI è tutto come prima, lineare e soprattutto regolare. Ciò che è stato delocalizzato è il cosiddetto "paying agent", cioè l'entità giuridica e amministrativa che si occupa della gestione delle buste paga, dei contratti d'ingaggio e delle transazioni finanziarie dei tesserati.
Iscrivendo il braccio operativo a Ginevra, la Decathlon ha staccato la remunerazione dei propri atleti dal sistema di previdenza sociale transalpino visto che fino ad oggi, la squadra operava sotto il regime societario francese, affrontando una pressione fiscale e previdenziale tra le più gravose d'Europa, vicina al 40%. Trasferendo la sede amministrativa in territorio elvetico, i contratti di prestazione d'opera o di lavoro dipendente stipulati con i corridori passano sotto il diritto e il regime contributivo svizzero.
Tra le pieghe del regolamento UCI: mossa borderline ma legale
A livello formale, l'Unione Ciclistica Internazionale (UCI) permette che la licenza sportiva di un team e la sede legale del suo "paying agent" risiedano in paesi differenti e non esiste alcuna norma federale che imponga a una squadra battente bandiera francese di erogare gli stipendi attraverso una società domiciliata nel medesimo Stato. Ciò che ha fatto Decathlon, dunque è perfettamente lecito: si tratta semplicemente di una "furbizia" studiata a tavolino per mettersi nelle condizioni economiche migliori sfruttando la falla normativa. Una strategia che ricalca da vicino le pratiche di ottimizzazione fiscale utilizzate dalle grandi multinazionali, rimanendo formalmente all'interno della legalità, ma posizionandosi sul sottile confine dell'etica sportiva e del fair play finanziario, prendendosi un vantaggio competitivo e sportivo artificiale nei confronti di altri team soprattutto di quelli soggetti a regimi fiscali ordinari più stringenti.
Il calcolo sui conti: pronti al super-ingaggio da 13 milioni per Seixas
Ma ciò che interessa di più è: quanto riesce a risparmiare così Decahtlon e potrà permettersi di offrire a Seixas un contratto milionario a doppia cifra? La risposta è evidentemente sì, visto che così facendo abbatte tutte le aliquote per i contributi sociali a carico del datore di lavoro e la tassazione sul reddito che in Francia quasi raddoppiano il costo lordo di un atleta rispetto al suo ingaggio netto. Per garantire a un corridore uno stipendio netto da 5 milioni di euro, un club francese arrivava a spenderne quasi 9 o 10 a bilancio.
Con la mossa svizzera, Decathlon ha raggirato questo problema con il trasferimento della sede degli stipendi in Svizzera e le trattenute e le aliquote contributive che crollano drasticamente. Una massa di capitale liberata che diventa di fatto la reale riserva monetaria destinata al rinnovo di Paul Seixas, per il quale si potrebbe più facilmente raggiungere la cifra record, che i rumor di ciclomercato davano preparata dalla concorrenza, attorno ai 13 milioni di euro a stagione. Restando com'era, la Decathlon non avrebbe mai potuto pareggiare tali cifre, soprattutto di fronte a corazzate con una potenzialità economica praticamente infinita come l'emiratina UAE.
La disperata caccia al talento nel ciclismo moderno
Di fronte a quanto accaduto, nasce spontanea anche un'altra domanda: Perché spingersi a invenzioni finanziarie al limite per Seixas che ha ancora 15 mesi di contratto? La risposta risiede nelle dinamiche del ciclismo contemporaneo, dominato da una ristretta élite di veri fenomeni capaci di cambiare gli equilibri e proprio il diciannovenne francese è all'unanimità considerato il più cristallino talento assoluto in tutto il circuito internazionale. In questa chiave, la manovra svizzera ha messo a nudo una costante, e a volte disperata, corsa agli armamenti finanziari, senza risparmiarsi qualsiasi colpo. Ai limiti del regolamento.