Chris Froome: “Ho placche metalliche su ciascuna costola per tenere aperta la gabbia toracica”

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A poco più di un anno di distanza, Chris Froome descrive per la prima volta i dettagli del drammatico incidente in cui ha rischiato la vita e che ha segnato la fine definitiva della sua straordinaria carriera.

"Ho rischiato di morire". Con questa confessione shock Chris Froome, quattro volte vincitore del Tour de France, rompe il riserbo su uno dei momenti più drammatici della sua esistenza. A circa dodici mesi dal grave incidente avvenuto nell’agosto del 2025 mentre si allenava sulle strade del sud della Francia, il campione britannico ha deciso di parlare pubblicamente della vicenda. In un’intervista rilasciata a Cyclingnews, Froome ha ripercorso la dinamica dell'impatto e affrontato le pesanti conseguenze che lo hanno costretto ad appendere definitivamente la bicicletta al chiodo.

Il racconto del dramma: le lesioni e il percorso di guarigione

Froome ha spiegato senza giri di parole la criticità del suo quadro clinico: "La morte è stata davvero a un passo. Il pericardio si è lacerato, lasciando il cuore esposto, mentre le costole sono letteralmente esplose verso l'interno della cavità toracica". In una situazione così disperata, la tempestività dei soccorsi si è rivelata fondamentale: "L'ambulanza è arrivata in sette o otto minuti. Se i medici avessero impiegato più tempo, oggi non sarei qui a raccontarlo". I traumi costali hanno provocato lesioni gravissime anche ai polmoni, richiedendo complessi interventi di chirurgia ricostruttiva. Le tracce di quel giorno segnano tuttora la sua quotidianità: "Oggi ho delle placche metalliche fissate su ciascuna costola per sostenere la gabbia toracica, che altrimenti sarebbe completamente collassata".

Subito dopo l'incidente, Froome ha affrontato lunghi mesi di degenza ospedaliera tra interventi d'urgenza, infezioni post-operatorie e successivi ritorni in sala operatoria. In quel periodo la priorità non era più il ritorno alle competizioni, ma la sopravvivenza e il recupero di una vita normale. Il lungo silenzio sul suo addio al ciclismo, mai formalizzato prima, è dipeso proprio dalla totale dedizione richiesta da questa delicata riabilitazione.

Dalla leggenda del ciclismo alla gioia di essere vivo

Con un palmarès che vanta quattro Tour de France, due Vuelta a España e un Giro d’Italia, Froome si lascia alle spalle una carriera che lo ha consacrato tra i più grandi di sempre, simbolo indiscusso dell'epopea del "Team Sky/Ineos" che ha dominato il ciclismo moderno. Il britannico chiude il proprio percorso sportivo entrando di diritto nell'élite dei soli sette corridori nella storia capaci di conquistare la Tripla Corona (Tour, Giro e Vuelta), affiancando leggende del calibro di Eddy Merckx e Bernard Hinault. Anche se l'incidente del 2025 ha imposto lo stop forzato alle corse, il campione guarda oggi al passato con grande serenità e nessun rimpianto: "Ho quasi perso la vita sui pedali. Ci sono voluti mesi di ospedale e terapie solo per tornare a stare bene. Oggi la bicicletta non mi manca: sono semplicemente felice di essere ancora qui".

Questo lungo silenzio, mantenuto per oltre dodici mesi prima di condividere fino in fondo i dettagli del ritiro, non è stato un atto di snobismo verso tifosi ed appassionati, ma una scelta di dignità e riservatezza. In un'epoca sportiva spesso ossessionata dai ritorni spettacolari e dalle narrazioni eroiche ad ogni costo, la decisione di Froome di mettere la propria salute davanti allo sport e di ammettere senza filtri la propria umana fragilità rappresenta, forse, la sua vittoria più grande e matura.

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