Zampolli insiste sul ripescaggio dell’Italia ai Mondiali: “A Trump non sono piaciute le condizioni dell’Iran”

Dire che il tempo stringe è riduttivo, mancano ormai solo 17 giorni all'inizio dei Mondiali di calcio 2026. Pensare a un ripescaggio dell'Italia senza allenatore e presidente federale, e con calciatori ormai in vacanza, sfida qualsiasi logica. Eppure Paolo Zampolli insiste e nella chiacchierata con Fedez e Mr. Marra nel loro ‘Pulp Podcast' spiega perché spera ancora di vedere gli azzurri giocare la Coppa del Mondo che inizierà l'11 giugno: il motivo per crederci ancora non è l'epidemia di Ebola in Congo (altra squadra qualificata), ma i dubbi tuttora esistenti sulla partecipazione dell'Iran, che intanto sul fronte della guerra è alle prese con un'estenuante e difficile trattativa con gli Stati Uniti (co-organizzatore dei Mondiali assieme a Canada e Messico) per trasformare l'attuale cessate il fuoco in una pace duratura.
Paolo Zampolli non molla sul ripescaggio dell'Italia ai Mondiali: "Io il sogno ce l'ho ancora"
A precisa domanda di Fedez sulla questione del ripescaggio (teoricamente possibile in base al regolamento che lascia discrezionalità totale alla FIFA, ma ormai praticamente appartenente alla dimensione onirica), Zampolli – che è Inviato Speciale degli Stati Uniti per le Partnership Globali e uomo molto vicino a Donald Trump – rilancia, citando in primis le sue origini milanesi: "Io sono italiano, forza azzurri, no? Allora io ho suggerito al presidente (di ripescare l'Italia, ndr), e poi informato Gianni Infantino, nel caso o per qualsiasi motivo o decidono di cancellare o succede qualcosa, visto che l'Italia ha vinto quattro World Cup".
"Mi hanno spiegato che andare a vedere la partita, uno va a vedere Messi, di sicuro non va a vedere me… e avere l'Italia con tutto il pedigree, con tutti i successi che abbiamo avuto, essendo anche io italiano… l'ho fatto anche per voi. Questo è un sogno e io quel sogno ce l'ho ancora", ha continuato ancora il caro amico di Trump, che tanti anni fa gli presentò l'attuale moglie Melania, che all'epoca lavorava per la sua agenzia di modelle.

I problemi ancora non del tutto risolti dell'Iran: "A Trump non sono piaciute le loro dieci condizioni"
Il punto su cui tuttora insiste Zampolli è nelle difficoltà non del tutto risolte dell'Iran di spostarsi e soggiornare negli Stati Uniti (anche se nelle ultime ore pare essere arrivata una svolta circa la permanenza in Messico, entrando sul suolo americano solo per giocare le tre partite del girone): "Per ora dicono ancora che verranno. Stanno decidendo, ma io sono convinto che ci possono essere tante sorprese, perché l'Iran è noto per cambiare idee e posizioni in qualsiasi modo. L'Iran ha messo una lista di dieci condizioni (qua l'elenco, ndr). Io non ho seguito direttamente questo, ma mi sembra che queste dieci condizioni sono un po' troppe. Infatti qualcuno mi ha detto che al presidente non sono proprio piaciute".
L'alto inviato di Trump ha poi riferito le parole di Marco Rubio, segretario di Stato degli Stati Uniti: "Marco ha detto: ‘I giocatori iraniani sono benvenuti senza problemi, l'unica cosa è che non potremo dare i visti non ai giocatori ma alle persone della delegazione che sono nelle liste dei terroristi'. Infatti, dopo dieci giorni di questa dichiarazione, quando le persone hanno avuto una riunione della FIFA a Vancouver, non l'America ma il Canada, ne ha bloccati due a Istanbul. Dunque queste sono le regole".