Lo spettro del coronavirus riprende ad aleggiare sul campionato di Serie A. Dopo l'espandersi del focolaio Genoa (11 giocatori e 3 uomini dello staff risultati positivi) il rischio che il regolare svolgimento del torneo possa essere alterato è tornato d'attualità: in esame la possibilità di rinviare Genoa-Torino (e forse Juventus-Napoli) per quanto riguarda il prossimo turno, ma preoccupa – a questo punto – la stabilità del protocollo e il futuro a lungo termine di questo campionato. Sandra Zampa, sottosegretario alla Salute, ha fatto chiarezza sullo scenario generale a Fanpage.it. In primis sulla possibilità di una sospensione totale del torneo, ipotesi prima discussa e poi chiarita dalla stessa.

Sottosegretario, in alcune sue recenti dichiarazioni si è espressa sul fatto che la Serie A vada sospesa. Poi ha rettificato…
"Ho semplicemente detto che il protocollo va rispettato e prevede che i giocatori positivi non giochino. Poi se vogliono mettere in campo delle riserve oppure rinviare e recuperare dopo le partite, è decisione loro".

La settimana scorsa il CTS ha dato l’ok per ammorbidire il protocollo diminuendo il numero di tamponi. È stato imprudente?
"Non è che il tampone lo puoi fare tutti i giorni. Poi, come ha dimostrato il caso Genoa, non è detto che un elevato numero di tamponi risolva il problema. Questa è una malattia che si manifesta con un repentino mutamento: il giorno prima puoi essere negativo e il giorno dopo positivo. Anche questa cosa si era detta prima che cominciasse il campionato. Appare evidente che la strada più tutelante sia la bolla sterile, come fanno in altri Paesi d’Europa o negli Stati Uniti con il basket".

La bolla in Serie A: se n'era già parlato…
"All’inizio del dibattito era stata ipotizzata la cosiddetta bolla sterile in stile NBA, ma loro non ne hanno voluto sapere. Il risultato però è sotto i nostri occhi. E questo inevitabilmente rischia di ripercuotersi sul campionato".

Come può essere implementata la bolla?
"Per creare la bolla serve rarefare la propria vita sociale. Non dico si debba stare sempre isolati in albergo, ma bisogna limitare i contatti ai familiari, ai congiunti e agli amici più stretti, che a loro volta devono stare attenti e scrupolosi. Questo perché il virus non ti viene a cercare: il virus si contrae attraverso i contatti di ognuno di noi".

E per quanto riguarda gli spettatori? Per ora ne sono stati ammessi 1000. Ci sono margini affinché questo numero venga aumentato?
"Sul tema il CTS è stato rigorosissimo. Aumentare il numero di spettatori allo stadio non è assolutamente possibile. Soprattutto in un momento in cui i contagi, seppur in modo contenuto, hanno ripreso a salire".

Per mesi si è ripetuto: “Dobbiamo imparare a convivere con il virus”. Fermare il campionato alla prima difficoltà non andrebbe un po' in contrasto con questa filosofia?
"Il campionato non va fermato. Può andare avanti fino a quando le squadre avranno disponibili un numero di giocatori che gli consenta di scendere in campo. Possono anche mettere in campo le riserve, i ragazzi della Primavera o decidere di recuperare le partite in secondo momento. Questa sarà una decisione della Lega di Serie A. Noi diciamo solo che il protocollo va rispettato e il protocollo prevede che chi è contagiato non giochi. D'altronde non penso ci sia un giocatore che voglia giocare sapendo di essere ammalato, perché metterebbe a grande rischio la sua salute".