Sempre meno gente guarda le partite di Serie A in TV e per 14 squadre è un grosso problema

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La Serie A sta perdendo un gran numero di spettatori. Questo può rappresentare un grosso problema per buona parte delle società del massimo campionato di calcio italiano.

Ben 625mila spettatori in meno e la sensazione che quello di questa giornata sia stato un autentico tracollo. Già, perché sembra continuare il trend negativo della Serie A che su DAZN, rispetto allo scorso anno, ha perso circa un milione di spettatori totali nelle prime 6 giornate rispetto alle prime 6 della passata stagione con un calo di -10,7% registrati nel sesto turno. Quest'anno il boom si è registrato solo alla seconda giornata con un totale di 4,776 milioni di spettatori: +444mila rispetto a un anno fa grazie al big match Napoli-Como che ha fatto il primo milione stagionale e un +10,2%.

Guardando ai dati Audicom, si nota proprio come i numeri della sesta giornata però abbiano certificato una certa criticità dal punto di vista del pubblico. Si salva solo Cagliari-Juve con 1,1 milioni di utenti domenica sera e Como-Roma con 900mila. Il disastro è invece certificato da Inter-Parma con meno di 700mila spettatori. Già al termine della terza giornata il calo era arrivato a -325mila spettatori in meno rispetto a un anno fa che aveva solo Juventus-Inter come match clou di quel turno di campionato.

Questa stagione invece il terzo turno era contrassegnato da partite del calibro di Inter-Napoli, Roma-Atalanta e Juventus-Milan. E così i -448mila spettatori rispetto a un anno fa sono stati solo il preludio a quello che si può considerare un tracollo visto in questo sesto turno. Ma perché? Prezzi troppi alti e contestati dagli utenti nonché le tante disdette registrate in 12 mesi, sono tra le possibili cause di questo risultato negativo. DAZN negli anni, per evitare questo però, ha sempre proposto offerte in grado di venire incontro alle esigenze dei propri abbonati, come quella proposta nelle ultime settimane. Numeri che di certo non possono far piacere specie dopo l'approvazione delle linee guida da parte dell’Antitrust (AGCM) per la vendita dei prossimi diritti audiovisivi del ciclo 2029/30–2033/34. Qui ci sono indicazioni significative sul tema delle esclusive, sulla possibilità di favorire la presenza contemporanea di più broadcaster e sull’eventuale ricorso a un canale della Lega in caso di mancata vendita dei diritti.

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DAZN detiene i diritti televisivi della Serie A.

Il problema relativo al calo di spettatori – conseguente anche alla disdetta di diversi abbonamenti – va di pari passo proprio in vista della vendita dei diritti audiovisivi dei prossimi cinque anni. L’indicazione dell’Antitrust è quella che, pensando ancora a un piano quinquennale dei diritti, andrà favorito un modello con maggiore sovrapposizione tra le offerte e più concorrenza tra broadcaster. E così, nel caso in cui la Serie A scelga nuovamente un ciclo di cinque anni, l'AGCM ritiene che la gara debba prevedere l'eliminazione degli ambiti di trasmissione esclusiva con pacchetti che consentano a più operatori di trasmettere gli stessi eventi. Non è un divieto automatico di esclusiva, ma l’indicazione è di spingere verso maggiore sovrapposizione (co-esclusive o eventi condivisi) per creare concorrenza reale su prezzo, qualità e innovazione, non solo pacchetti complementari che costringono l’utente a più abbonamenti.

DAZN – che attualmente detiene i diritti – a questo punto potrebbe ridurre il suo potere di mercato dominante attuale e cambiare il modello di offerta. E così, se le co-esclusive aumentano, DAZN potrebbe dover spendere di meno (o diversamente) rispetto agli attuali 700 milioni/anno di cui si parla, ma la Lega punterà comunque a mantenere o superare i livelli attuali di ricavi complessivi. Impatterà sulla Serie A? Inevitabilmente. Come appreso da Fanpage.it, almeno 14-15 club del massimo campionato italiano dipendono totalmente dalle entrate dei diritti TV e su quelli si sostengono tra mercato e costi di gestione. Rappresentano il 50-70% (o più) del fatturato. Per questo motivo, qualsiasi cambiamento nelle regole di vendita, impatta direttamente sui loro bilanci, sulla capacità di investire e sulla sostenibilità economica del sistema. Con un rischio implosione enorme.

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DAZN è proprietaria dei diretti televisivi della Serie A fino al 2029.

Attualmente infatti i diritti della Serie A valgono circa 900 milioni di euro a stagione. Questi soldi vengono redistribuiti ai club secondo criteri fissi. Ma così, con l’Antitrust che spinge su un ciclo di 5 anni a ridurre o eliminare le esclusive su una parte ampia delle partite, favorendo co-esclusive e offerte sovrapposte, può cambiare tutto. Un prodotto meno esclusivo tende a valere di meno per i broadcaster (DAZN, Sky o altri), perché l’utente non è più costretto a pagare un premium per avere "tutto". Questo potrebbe portare a una possibile pressione al ribasso sulle offerte totali rispetto agli attuali livelli.

Le linee guida non decidono ancora quanto varranno i diritti, ma cambiano le regole del gioco: meno possibilità di esclusive lunghe e totali, più pressione verso la concorrenza e la condivisione dei contenuti. I club osservano da vicino proprio per non avere sorprese sulle cifre dell'offerta, auspicandosi cifre soddisfacenti, come quelle delle passate stagioni. Ma se i pacchetti non vengono venduti a prezzi soddisfacenti, la Lega può attivare un proprio canale a pagamento. È un’opzione residuale, ma introduce un rischio: i club potrebbero ricevere meno di quanto sperato se la vendita diretta non genera gli stessi ricavi di un’asta competitiva.

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