Sneijder accende il dibattito sull’Inter: “Nessuno giocherebbe nel Triplete. Lautaro? Non scherziamo”
Wesley Sneijder non è mai stato un tipo da mezze misure, né quando era in campo con i suoi traccianti chirurgici, né ora davanti ai taccuini. L'ex trequartista olandese, mente e anima dell'Inter capace di conquistare lo storico Triplete sotto la guida di Mourinho nella stagione 2009-2010, ha rilasciato dichiarazioni che stanno già facendo discutere i tifosi nerazzurri, gli appassionati e gli storici del Calcio. Con le sue parole il "10" di Utrecht ha tracciato un solco profondo tra la gloriosa formazione del 2010 e la creatura moderna che domina in Italia e compete ai vertici europei: "Questa Inter rispetto a quella del Triplete? Dopo sedici anni non c'è ancora stata una squadra uguale alla nostra"
Le parole di Sneijder: "Nessuno poteva giocare nella nostra Inter"
Le frasi e i concetti di Sneijder hanno tracciato la linea di demarcazione tra ciò che è stato, che è e, forse che sarà: mai nessuno potrà competere o avvicinarsi all'Inter gloriosa che nel maggio 2010 vinse tutto in Italia e in Europa. Parole dettate dall'orgoglio personale di esserci stato, ma anche da un ragionamento che evidenzia il ridimensionamento evidente del calcio italiano, non solo nerazzurro: "Avevamo tutto, veramente tutto. Penso che non ci sia un giocatore di questa Inter che avrebbe potuto giocare nella nostra" ha sottolineato alla Gazzetta. "Lautaro al posto mio? Non scherziamo…"
Una sentenza senza appello che ha toccato le corde sensibili e ha acceso una sfida ideale tra generazioni. Parole che non si fermano al passato e che giungono non a caso in un momento già cruciale dell'Inter attuale che in pochi giorni sfiderà prima il Napoli in campionato e poi il Real Madrid in Champions, stessa Coppa e stesso campo su cui si costruì la gloria del Triplete: "Prima del Bernabeu meglio giocare contro una big italiana come il Napoli: nelle due partite bisogna essere tutti al 100% e mandare un messaggio al mondo" ha sottolineato Sneijder. "Con due buoni risultati, l'Inter dimostrerebbe che può rivincere il campionato e andare fino in fondo in Champions."
Inter 2010 vs Inter attuale: la corazzata di Mourinho contro il collettivo moderno
Il paragone sollevato da Sneijder invita a un esercizio di analisi tattica e di valori individuali non da poco. Se l'Inter del 2010 faceva della solidità granitica, della forza mentale e della cinica ferocia in contropiede i propri capisaldi, l'Inter attuale esprime un calcio forse più fluido, corale e dominante sotto il profilo del possesso e della manovra, sopperendo alla mancanza di leader assoluti nei vari reparti.
Julio Cesar, il muro Lucio-Samuel, Maicon e Chivu in campo
Mettendo a confronto i singoli ruoli c'è l'evidente conferma di quanto sia difficile disinnescare la tesi di Sneijder. Julio Cesar tra i pali era una certezza nei momenti decisivi e la coppia Lucio-Samuel rappresentava un muro d'acciaio quasi insuperabile nei duelli individuali. La difesa attuale lavora magnificamente sulle uscite e sulla costruzione dal basso, ma nei match da dentro o fuori l'aggressività pura resta un parametro di riferimento difficilmente eguagliabile. Senza confronto anche il paragone con gli esterni dove l'Inter di oggi paga a caro prezzo le spinte laterali, col solo Dimarco a tenere testa e dopo l'addio di Dumfries. Ma le folate di Maicon, la grinta di Zanetti e l'incidenza dello stesso Chivu, ora in panchina, restano ineguagliabili.
La diga in mediana del Triplete, Barella e Calha non bastano
Anche nella cerniera di centrocampo il confronto appare impietoso: Esteban Cambiasso ed Thiago Motta, con l'aggiunta di Stankovic garantivano un equilibrio tattico monumentale, in grado di svolgere tutti i ruoli in tutte le fasi, imponendo non solo il gioco ma anche, e soprattutto mentalità e personalità. La mediana odierna dell'era Inzaghi-Chivu brilla sì per dinamismo, palleggio e inserimenti a rete, con le presenze in primis di Barella e Calhanoglu ma il centrocampo del Triplete possedeva una lettura dei momenti della partita e un'astuzia tattica oggi inavvicinabili.
In attacco Milito, Pandev ed Eto'o: nessuno spazio per Lautaro
L'attacco resta poi l'elemento centrale del discorso di Sneijder: la battuta su Lautaro Martínez tocca l'ultimo nervo scoperto visto che oggi il Toro è diventato il simbolo e il capitano della nuova era, trascinatore a suon di gol e continuità. Tuttavia, la batteria d'attacco del 2010 vantava un reparto decisamente più affidabile e letale sottoporta: c'erano il killer-istinct di Diego Milito, la saggezza tattica di Pandev e il sacrificio da giocatore totale di Samuel Eto'o. Oggi, Lautaro a parte, il livello di Thuram, Pio Esposito e Bonny è decisamente ridimensionato.
Il pensiero di Sneijder: la forza dei numeri e l'impronta nella storia
Per comprendere la posizione di Sneijder basta anche ricordare la portata numerica e storica di quell'impresa del 2010: l'Inter completò un percorso immacolato, vincendo le tre competizioni principali nello spazio di poche settimane e battendo in sequenza i campioni di Turchia, Inghilterra, Spagna e Germania. Sneijder stesso chiuse la stagione con 8 gol e 15 assist in nerazzurro, piazzandosi quarto al Pallone d'Oro e trascinando l'Olanda fino alla finale mondiale di Johannesburg. L'Inter contemporanea ha risposto con la forza dei record in campionato, una continuità di rendimento ad alti livelli e due finali di Champions League raggiunte con pieno merito.
Se è vero che ogni epoca ha i suoi eroi e che il calcio moderno richiede ritmi e coperture differenti, le parole di Sneijder hanno riaperto un dibattito affascinante che può anche non trovare mai una risposta univoca per chi vuole contrapporre la nostalgia per una squadra leggendaria all'orgoglio odierno di un ciclo vincente che continua a scrivere il presente.